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domenica 24 luglio 2011

Come ti rovino l’ambiente e poi te lo promuovo …senza un centesimo di risarcimento


Stamattina su rete 4, all’interno del programma “pianeta mare” abbiamo assistito ad un’interessante servizio sul territorio del sassarese, sorpresi piacevolmente di una tale attenzione, mai rivolta prima sulla città di Sassari dalle reti italiane.

Navigando su internet veniamo a conoscenza del fatto che l’interesse di “pianeta mare” fa parte di un programma di rilancio del territorio della Sardegna e delle sue coste. Il programma è frutto di un accordo tra il comune di Sassari e la multinazionale petrolifera tedesca E.On, nato dalle richieste della giunta Cappellacci per un intervento volto a rilanciare l’immagine del territorio fortemente compromessa dopo l’11 di gennaio, data in cui si erano riversati in mare oltre 55 mila litri di olio combustibile a causa di un grave incidente dovuto all’incuria e alla inadeguata manutenzione delle infrastrutture gestite dalla multinazionale tedesca.
La campagna di rilancio ha un costo per l’E.On di 54.000 euro. Con questa cifra, destinata alla Publitalia ’80 S.p.A. (concessionaria pubblicitaria delle reti Mediaset) si intende finanziare una serie di campagne pubblicitarie per compensare il danno d’immagine arrecato.
In sintesi: l’E.On versa a Publitalia ’80 S.p.A. 54.000 euro, nelle tasche dei sardi ancora niente. Pensano di farci fessi e contenti? Il problema è alla base. È per colpa di multinazionali che inquinano incredibilmente, incidenti a parte, che il litorale del sassarese non gode di buona salute e, di conseguenza, i turisti scarseggiano. Smantellare impianti obsoleti, risarcire adeguatamente il territorio per i danni causati ed effettuare le necessarie bonifiche. Questa si sarebbe un’opera di rilancio concreta.
La Sardegna si promuoverebbe benissimo da sola se non dovesse affannosamente rilanciare la propria immagine, talvolta irrimediabilmente compromessa da mostri altamente inquinanti che agiscono al di fuori di ogni possibile controllo e senso di responsabilità.
Publitalia ‘80 S.p.A. sarà sicuramente felice di creare interessanti campagne pubblicitarie, evitando accuratamente di far vedere le immagini dello scempio ambientale creato dall’E.On e da altre multinazionali e il reale stato di abbandono di tutto il litorale di Platamona, così come il degrado del centro storico di Sassari, abilmente nascosto all’occhio del telespettatore di Rete 4 ma ben visibile ai sassaresi.
Peccato che a tutte le attività commerciali e di servizi che hanno avuto pesanti ripercussioni a causa dell’incidente dell’E.On poco cambi qualche servizio sull’Argentiera e del sassarese più in generale.
Crediamo che ci vogliano interventi reali come ad esempio la chiusura o la sostituzione dei gruppi 1 e 2 che hanno provocato la marea nera di gennaio ed investimenti sulla sicurezza per scongiurare i continui incidenti che si verificano negli impianti E.On come quello che il 20 Luglio ha determinato il ricovero in ospedale di tre operai.
Non abbiamo bisogno di Publitalia ’80 ma di un ambiente vivibile e sano per rilanciare il nostro territorio, non solo costiero, e creare turismo e sviluppo economico compatibile con il nostro ambiente. Occorre una volontà politica forte e non asservita agli interessi economici delle multinazionali che in Sardegna fanno il bello e il cattivo tempo. I sassaresi, come il resto dei sardi, devono prendere in mano le redini del loro destino e divenire protagonisti delle decisioni che riguardano il territorio e il suo sviluppo, liberi da condizionamenti, clientelismi e servilismi vari.
Tàtari 24/07/11
Daniela Piras


domenica 1 maggio 2011

Referendum Contro il Nucleare

Il 15 e il 16 Maggio i Sardi saranno chiamati alle urne per rispondere alla seguente domanda:

"Sei contrario all'installazione in Sardegna di centrali nucleari e siti per lo stoccaggio di scorie radioattive da esse residuate e preesistenti?"

CONTRO IL NUCLEARE: VOTA SI

Referendum consultivo promosso ai sensi della Legge Regionale n°20 del 17 Maggio 1957

IL 15 MAGGIO SI VOTA DALLE ORE 8:00 ALLE ORE 22:00

IL 16 MAGGIO SI VOTA DALLE ORE 7:00 ALLE ORE 15:00

Per la Sardegna è l'occasione non solo per riflettere su una politica energetica antieconomica e ad altissimo rischio come quella nucleare ma anche per affermare il diritto del Popolo Sardo ad esprimersi su questioni di questo tipo, il diritto di decidere sul proprio territorio e sul proprio futuro.

Abbiamo fornito il Popolo Sardo di uno strumento civile, pacifico e democratico attraverso il quale potersi esprimere.

Vogliamo affermare la SOVRANITA' del POPOLO SARDO sulla propria terra.

Vogliamo che emerga l'indisponibilità dei Sardi a cedere ulteriori fette del proprio territorio per una nuova servitù italiana che non ci serve. La nostra Isola non ha bisogno del Nucleare in quanto energeticamente è già autosufficiente.

Il nostro Popolo ha il diritto di salvaguardare il proprio territorio dai rischi che possono derivare da questa nuova imposizione.

Siamo chiamati ad una scelta di responsabilità verso le generazioni future.

Questa è una battaglia di civiltà nella quale tutti possiamo fare la nostra parte e dare un contributo.

IL 15 E IL 16 MAGGIO VOTIAMO SI CONTRO IL NUCLEARE.


domenica 27 marzo 2011

Manifestatzione Contr’a su Nucleare in Sardigna Casteddu 26 Martu 2011

È dal 4 luglio del 2010, data della sua costituzione a Santa Giusta, in provincia di Oristano, che il “comitato.si.nonucle” sta promuovendo,con assemblee e dibattiti pubblici in moltissimi comuni dell’Isola, il Referendum Contro il Nucleare che si terrà in Sardegna il 15 Maggio 2011.

Lo scopo principale del comitato è di sensibilizzare l’opinione pubblica attorno al pericolo nucleare e responsabilizzare i Sardi affinché vadano a Votare SÌ, Contro il Nucleare per permettereil raggiungimento del quorum del 33%, senza il quale la consultazione referendaria non sarebbe valida.

Quella che per molti era un’ipotesi remota(la costruzione di una centrale nucleare in Sardegna), oggi dopo il disastro nucleare in Giappone diventa una possibilità sempre più concreta.Probabilmente lo Stato Italiano ha già deciso, dove costruire le sue centrali.Lo possiamo supporrenon solo perché da più di un anno e mezzo rimbalza sui giornali la notizia che almeno una,se non due centralidovranno essere costruite in Sardegna (in un primo momento la stampa sarda annunciava la costruzione sull’Isola di tutte e quattro le nuove centrali atomiche italiane), ma soprattutto perché essendo la nostra terra non sismica e poco popolata, risulta essere per lo stato italiano il luogo più adatto dove installare i suoi impianti nucleari.

Nello specifico sarebbero state individuate almeno tre aree da utilizzare per questo scopo: la zona del Sulcis, ricca di miniere abbandonate che potrebbero essere destinate a divenire depositi di scorie radioattive, la piana del Cirras nell’Oristanese e la zona industriale di Porto Torres.

Oggi, coloro che si esprimono a favore di una politica nuclearista nell’Isola cercano di convincere i Sardi che questa è l’unica possibilità di sviluppo economico e quindi l’unica opportunità di creare nuova occupazione. Cercano di imporre alla Sardegna il nucleare così come in passato hanno imposto l’industrializzazione selvaggia: attraverso il ricatto occupazionale.

Noi riteniamo però che il futuro e la modernitànon vadano nella direzione del nucleare. Noi riteniamo che il futuro e la modernità vadano nella direzione del risanamento ambientale,verso la ricerca, in direzione dello sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili. Riteniamo che la modernità passi attraverso lo sviluppo diun modello economico ed energetico eco-sostenibile, che ponga al centro gli interessi della gente, della collettività, delle nostre comunità e non quello di affaristi e speculatori e di tutte quelle aziende che correranno ad accaparrarsi gli appalti per la costruzione delle nuove centrali nucleari italiane, e che per la loro realizzazione prenderanno inevitabilmente enormiquantitatividi denaro pubblico, perché il privato da solo non investe nel nucleare poiché si tratterebbe di un investimento troppo costoso e troppo rischioso.

Ritengo che lo stato italiano non sia nelle condizioni politiche e morali per chiedere alla Sardegna di fare un nuovo sacrificio, di accogliere una nuova servitù.La Sardegna è già energeticamente autosufficiente. La Sardegna ha già pagato un duro prezzo in termini di danni alla salute e di occupazione del territorio: prima con l’imposizione della chimica, negli anni sessanta, che ha gravemente danneggiato lo sviluppo dell’intero comparto agropastorale e in certi casi irrimediabilmente compromesso intere aree a chiara vocazione turistica; poi con l’occupazione militare che interessa ben 35mila ettari di territorio, il 70% dell’intero apparato militare italiano. Questo è colonialismo!

L’imposizione della chimica, l’occupazione militare e la nuova servitù nucleare che oggi l’Italia vuole imporre alla nostra terra vanno inquadrati all’interno di un contesto ben preciso, nel quale emerge con chiarezza il rapporto di subalternità del nostro popolo rispetto allo stato italiano, il rapporto di sfruttamento del nostro territorio ad opera dello stato italiano.Un contesto nel quale i reali bisogni dei Sardi non contano niente e nel quale invece emergonoin maniera sempre più netta, la contrapposizione e lo scontrodi interessi fra la Nazione Sarda e la Nazione Italiana.

Attraverso il Referendum Contro il Nucleare i Sardi avranno la possibilità di esprimere il proprio dissenso, un dissenso di cui lo stato, in caso di vittoria del SÌ,non potrà non tener conto. Questo referendum è uno strumento democratico, pacifico e civile attraverso il quale poter affermare un principio di Sovranità,il diritto dei Sardi di decidere sopra questioni di questo tipo.Il diritto del nostro Popolo di progettare il proprio futuro, di essere protagonista della propria storia.

Attraverso questo Referendum possiamo fare emergere in maniera chiara l’indisponibilità del Popolo Sardo a cedere ulteriori fette del proprio territorio per una nuova imposizione e una nuova servitù dello stato italiano.

Noi siamo contro il nucleare in Sardegna ma siamo anche contro il nucleare da qualsiasi altra parte del mondo perché consapevoli che si tratta di una scelta antieconomica e ad altissimo rischio. Crediamo che il modo più giusto per sensibilizzare l’opinione pubblica mondiale attorno ai pericoli del nucleare sia prima di tutto responsabilizzare noi stessi, respingendo con forza l’idea del nucleare sulla nostra terra.

Se fosse costruita una centrale atomica o anche un solo deposito di scorie in Sardegna, dobbiamo pensare alle ricadute negative che si avrebberosul comparto agro-pastorale e su quello turistico,così come al fatto che ad essere compromessa sarebbela qualità stessa della nostra vita. Dobbiamo pensare che in caso di incidente grave, ciò che verrebbe messo a rischio sarebbe la sopravvivenza stessa del Popolo Sardo, lasopravvivenza stessa della vita su quest’Isola.

In una giornata importante come quella del 26 marzo non si poteva non ricordare che la nostra Isola è anche al centro delle operazioni militari contro la Libia, sulla quale oggi l’Occidente sta sganciando bombe all’uranio impoverito. Le chiamano bombe intelligenti, vogliono farci credere che non stanno arrecando nessun danno alla popolazione civile, ma sappiamo bene che gli effetti distruttivi che questa guerra causerà alla salute del popolo libico e a quella di quel territorio si vedranno fra qualche anno.

In Sardegna, attorno al poligono militare di Quirra, dove si combatte una guerra simulata e dove sappiamo per certo che è stato utilizzato uranio impoverito, ci si ammala di leucemia e si muore. È quindi ragionevole supporre che in Libia, dove si combatte una guerra vera, i danni saranno parecchi e devastanti.

Diversi caccia bombardieri sono partiti dalla Sardegna, da Decimomannu.Ai Sardi però non è stato chiesto cosa ne pensassero di questa guerra. Noi ci troviamo coinvolti in una guerra che non è nostra, ci troviamo nostro malgrado costretti a vedere utilizzato il nostroterritorio per scopi militari nonostante la Sardegna da sempre rifiuti la guerra, nonostante i Sardi siano un popolo pacifico.

Non abbiamo nessuna voce in capitolo per decidere sull’utilizzo del nostro territorio, ed ecco perché oggi più che mai dobbiamo sentire l’esigenza di affermare un principio di Sovranità. Il Referendum Contro il Nucleare è un Referendum per la Sovranità.

Siamochiamati ad un gesto di responsabilità in difesa della dignità del nostro Popolo, in difesa del nostro Habitat e della nostra libertà di decidere sul nostro territorio.

Insistono con la Sardegna, fannoparlare scienziati sul libro paga delle multinazionali che hanno interessi nel nucleare, come Veronesi o Margherita Hack, alla quale il 26 marzo abbiamo ricordato che questa Isola è abitata da un Popolo e non è un’isola deserta;Insistono che qui non c’è pericolo di terremoti, ma si sbagliano: il primo terremoto credo si sia avvertito grazie a quelle 4000 persone che insieme hanno manifestato contro il nucleare.

Non gli permetteremo, neanche fra un anno, dopo la moratoria, di mettere nemmeno una pietra di una centrale!

Tàtari 27/03/2011

Giovanni Fara


lunedì 14 febbraio 2011

Sa die de sa Vardiania in Quirra - 13 febbraio 2011

Domenica 13 Febbraio siamo stati a Quirra, a manifestare davanti al poligono militare per cercare di dare una risposta a una domanda che tantissimi Sardi si sono posti:

Chi uccide a Quirra?

Non si conosce con certezza quale sia la causa delle malattie che a Quirra colpiscono civili e militari. Non conosciamo il nome di ciò che provoca i linfomi, le leucemie, i tumori, ma sappiamo con certezza che ciò che uccide a Quirra è quello che sta dentro la base militare, qualcosa che succede all’interno del poligono durante le esercitazioni militari.

Sappiamo che ad uccidere a Quirra è la base stessa.

Per anni, militari, esperti ed equipe di studiosi hanno cercato di minimizzare, hanno cercato di farci credere che la causa del male fosse genetica, ereditaria, che il male fosse congenito, fino alle vergognose dichiarazioni di Fabio Molteni, comandante del Poligono, che nel 2005 in una intervista rilasciata ad una Radiotelevisione svizzera di lingua italiana (Rtsi) affermava che la causa delle malattie è dovuta al fatto che i sardi si sposano tra di loro, tra cugini e fratelli. La prova starebbe nel fatto che abbiamo tutti lo stesso cognome. Ma oggi noi non possiamo non guardare in faccia la realtà, la notizia che il 65% degli allevatori che lavora attorno al poligono si ammala di tumore conferma ciò che da tempo sosteniamo: che all’interno della base si sperimentano armi micidiali che hanno ormai contaminato il territorio.

“Quando un proiettile all’UI impatta con un mezzo corazzato produce una temperatura pari a 3000 gradi celsius, un’evaporazione che genera il micidiale aerosol. Più alta è la temperatura più sottili sono le polveri metalliche che si creano”.Un pulviscolo così fine (“nanoparticelle non più grandi di un micron”) che non si accontenta di allocarsi “solo” nei polmoni ma che si addentra attraverso vasi e arterie in tutto il corpo dando origine “a leucemia, se raggiunge il midollo spinale, a linfomi, se aggredisce i linfonodi…”

Queste sono alcune delle osservazioni di Maria Antonietta Gatti, la responsabile del laboratorio dei biomateriali del Dipartimento di Neuroscienze dell'Università di Modena e Reggio Emilia che sta indagando, su richiesta della Procura di Lanusei e della Squadra Mobile di Nuoro, sull’altissima percentuale di tumori riscontrati nell’area del poligono di Quirra (tumori e linfomi + 28% fra gli uomini e + 12% fra le donne).

Questo stato di cose è dovuto ad un comportamento criminale perpetrato sulla nostra terra da troppo tempo. La Sardegna è da sempre una terra ospitale. I sardi da sempre rifiutano la guerra. Eppure a Quirra c’è la guerra. Che siano guerre simulate poco importa perché i morti e gli ammalati che hanno causato sono veri!

Siamo stati a Quirra per abbattere il muro di silenzio che si è alzato attorno alla base e per denunciare la complicità dei politici e delle istituzioni che hanno permesso che una delle zone più belle e suggestive della Sardegna venisse letteralmente devastata dalla presenza di una base militare che si estende per circa 11.600 ettari di territorio.

L’arma alla quale ricorrono per permettere che tutto questo succeda sotto i nostri occhi ma che nessuno si ribelli è la stessa da oltre sessant’anni: il ricatto occupazionale.

Non solo Quirra, ma tutta la Sardegna oggi subisce un ricatto infame: il lavoro in cambio della possibilità di sfruttare il territorio per interessi del tutto estranei all’isola.

Uno dei motivi che hanno indotto il Comitato.Si.Nonucle a richiamare l’attenzione su quanto accade a Quirra è la consapevolezza che politici, affaristi e speculatori, proveranno a imporre le servitù nucleari così come hanno imposto alla nostra Isola una industrializzazione selvaggia e così come hanno imposto l’occupazione militare: con la promessa di nuovo sviluppo e nuovi posti di lavoro.

L’imposizione della chimica ha compromesso lo sviluppo di una moderna agricoltura e pastorizia, ha sottratto grandissime fette di territorio al turismo, e abbiamo visto quel che sta succedendo oggi, abbiamo visto la grande crisi industriale creare centinaia di migliaia tra disoccupati e cassintegrati.

L’occupazione militare invece interessa oltre 35mila ettari di territorio (il 70% dell’intero apparato militare italiano).

Questo è colonialismo! Questo è ciò che crea un rapporto di sottomissione e di subalternità del nostro popolo rispetto allo stato italiano. È chiaro che c’è una netta contrapposizione con gli interessi del Popolo Sardo.

Noi sappiamo però che possibile voltare pagina, che è possibile affermare il diritto del nostro Popolo di decidere sulla nostra terra, decidere verso quale futuro andare incontro, che è possibile essere protagonisti della nostra vicenda storica.

Possiamo costruire per noi e per le generazioni future un modello di sviluppo economico diverso, un modello di sviluppo eco-compatibile basato sulle reali necessità dei Sardi.

Sappiamo che è possibile chiedere e ottenere la chiusura delle servitù militari italiane, il risarcimento dei danni e i soldi necessari per le bonifiche, che assicurerebbero posti di lavoro per i prossimi trent’anni con sicuri benefici sia per la salute della popolazione che per il territorio, che sarà restituito alla collettività, che potrà decidere di utilizzarlo in base alle proprie esigenze.

Anche le basi militari degli americani nell’arcipelago de La Maddalena sembravano essere destinate a restare lì per sempre ma l’ostilità ambientale ha costretto i militari ad andarsene.

Richiamare alla responsabilità generazionale dei sardi e alla necessità di una loro partecipazione a queste lotte è indispensabile se davvero vogliamo essere protagonisti di un cambiamento sostanziale, che dia l’avvio ad un processo storico di emancipazione e di liberazione nazionale e sociale della Sardegna.

In queste lotte noi vogliamo portare l’esempio di battaglie come quella di Pratobello, quando nel 1969, 2500 persone occuparono le campagne di Orgosolo per impedire la creazione di un poligono militare. L’occupazione durò una settimana, fino a quando lo stato italiano non rinunciò al suo progetto. Quella fu una battaglia vinta grazie ad una grande mobilitazione popolare. Grazie alla gente che voleva i militari fuori dai propri terreni.

Allo stesso modo, noi domenica siamo stati a Quirra per dire basta, per dire “A FORA!”

Siamo stati a Quirra, in questa giornata di lotta, di VARDIANIA (SALVAGUARDIA), perché domenica a Quirra, abbiamo scelto di combattere la nostra Pratobello!

Tàtari 14/02/2011

Giovanni Fara

ARTICOLO IN SARDO


venerdì 1 ottobre 2010