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martedì 13 settembre 2016

A si mòere est unu deretu, no unu lussu!

“Muoversi è un diritto, non un lusso!” questo il principio ribadito nel corso della manifestazione organizzata questa mattina dagli indipendentisti del Fronte Indipendentista Unidu, Sardigna Natzione Indipendentzia e dalla Confederazione Sindacale Sarda per protestare contro la decisione della Regione Sardegna e dell’Arst di aumentare in maniera sproporzionata, ingiustificabile e irresponsabile i prezzi dei biglietti del trasporto pubblico extraurbano.


Decisione motivata dal fatto che le tariffe fossero ferme da dieci anni e con una non ben chiara “semplificazione ed armonizzazione” del sistema trasporti. Affermazioni che sulla bocca di politici e dirigenti di azienda suonano come un vero e proprio sberleffo nei confronti di quelle famiglie per i quali dal primo settembre spostarsi comporta un aggravio di spesa non indifferente rispetto al passato. Questi aumenti, infatti, risuonano come del tutto ingiustificati a fronte dei disservizi a cui l’ARST ci ha da tempo abituato. Basti pensare ai numerosi mezzi di trasporto vecchi e spesso pericolosi, al numero di tratte assolutamente insufficienti, alle fermate chiuse, all’assenza in moltissimi paesi di “Stazioni degli autobus” degne di questo nome. Il pensiero qui non può che volare immediatamente alla Stazione di Sassari, provvisoria in via Padre Ziranu dal 2008 e abbandonata ad uno stato di degrado impietoso sia dall’ARST che dall’amministrazione comunale che, dal 2008 ad oggi, non è riuscita ad individuare un luogo più adatto nel quale accogliere i viaggiatori che ogni giorno si spostano da e per Sassari.


Ma tornando ai rincari della rivoluzione dei trasporti marcata Pigliaru, ciò che suscita sgomento e preoccupazione è l’aumento sconsiderato degli abbonamenti e l’abolizione delle agevolazioni per le famiglie meno agiate. Una famiglia che ha più di uno studente a carico si trova ora a dover sostenere dei costi altissimi per mandare a studiare i propri figli. La giunta Pigliaru sta di fatto adottando una politica scellerata che mette sullo stesso piano gli studenti più svantaggiati con quelli più ricchi. Una decisione quindi assunta contro ogni logica, contro il buon senso e contro ogni forma di giustizia sociale. 


È chiaro che ci troviamo di fronte ad un vero e proprio attacco al diritto allo studio, ma c’è dell’altro: In Sardegna esiste un problema oggettivo nella gestione dei trasporti. La classe politica si riempie spesso la bocca di termini quali “diritto allo studio”, “diritto alla mobilità” o  “mobilità sostenibile” ma nei fatti attua misure tendenti a danneggiare le famiglie, i lavoratori, gli studenti che si devono spostare da una zona all’altra dell’Isola. Se in Sardegna non si possiede un’automobile non si ha la possibilità di muoversi agevolmente per l’insufficienza dei mezzi di trasporto pubblico e per l’insufficienza delle tratte. Ogni famiglia è quindi costretta a mantenere anche due o tre autovetture con tutte le conseguenze negative che questo comporta anche in termini di inquinamento ambientale. 

La Giunta Pigliaru, l’assessore ai trasporti Deiana, hanno dimostrato ampiamente di non avere alcun interesse – oltre che nessuna capacità – di dare seguito ad un piano di trasporti funzionale ed efficiente per la Sardegna. Sia in termini di trasporto interno all’Isola  che verso l’esterno. Lo hanno dimostrato con i treni superveloci e supercostosi che si fermano continuamente a causa di guasti e imprevisti, mostrando l’inefficienza imbarazzante del sistema di trasporto su rotaie. Lo hanno dimostrato con l’isolamento degli aeroporti sardi dalle grandi capitali europee e oggi lo dimostrano con un aumento inammissibile dei prezzi di trasporto di treni e autobus.

È evidente come quella attuata dalla Giunta Pigliaru sia una politica di disincentivo dell’utilizzo dei mezzi pubblici e che pertanto i primi che dovrebbero sostenere la protesta contro il caro trasporti siano proprio i dipendenti dell’ARST, che in futuro saranno i primi a pagare le conseguenze di un progressivo ed inesorabile ridimensionamento del trasporto pubblico extraurbano.

Per questo nel corso della manifestazione sono state ribadite le ragioni della protesta ed è stato chiesto a gran voce un passo indietro rispetto alla decisione presa; il ripristino del vecchio piano tariffario e l’immediata reintroduzione delle agevolazioni per anziani, famiglie e studenti meno abbienti.

Indispensabile è l’avvio nell’Isola un piano di investimenti per l’implemento del trasporto pubblico. Misure imprescindibili per impedire l’isolamento e lo spopolamento dei nostri paesi.

La protesta di questa mattina si unisce a quella degli studenti e a quella degli amministratori che già si sono espressi contro l’aumento delle tariffe dell’Arst. Protesta che, se vorrà ottenere dei risultati, dovrà essere portata avanti con determinazione  fintanto che non saranno ripristinati criteri di equità e di giustizia sociale.

Sàssari, 13/09/2016
Giovanni Fara



venerdì 24 aprile 2015

Adesione a Sa die de sa Sardigna in tundu

L’Assòtziu Zirichiltaggia in occasione della festa nazionale del Popolo sardo del 28 Aprile aderisce al flash mob diffuso “poneti in tundu” organizzato dall’associazione Sa Die in Tundu. 
L’iniziativa consiste nel creare dei cerchi umani per esprimere un sentimento collettivo di appartenenza alla propria terra e ricordare con un gesto simbolico uno dei momenti più significativi della storia del nostro popolo: le rivolte antifeudali e la cacciata dei Piemontesi il 28 aprile del 1794.  
Sa Die de sa Sardigna è la giornata che simboleggia la lotta del nostro popolo per la libertà, una giornata di memoria storica nella quale ognuno di noi avrà la possibilità di celebrare con un semplice gesto il desiderio di emancipazione del popolo sardo. 
Parteciperemo ai cerchi umani per contribuire a riscoprire il significato profondo di questa giornata di festa, per dare vita ad un momento collettivo, ripetibile negli anni e capace di unire i sardi nella costruzione del proprio futuro e della propria coscienza nazionale. Abbiamo deciso di aderire a Sa Die de sa Sardigna in tundu perché crediamo che sia una iniziativa importante e utile segnare le tappe della nostra indipendenza nazionale.  

Assòtziu Zirichiltaggia
Tàtari, 24/04/2015

domenica 17 agosto 2014

Adesione al Tavolo condiviso Processo Quirra

Foto: Die de sa Vardiania, Quirra, 13 febbraio 2011
L’Assòtziu Zirichiltaggia aderisce al tavolo di dialogo unitario, condiviso e partecipato in vista della mobilitazione popolare lanciata per il prossimo 23 settembre a Lanusei in concomitanza con l’inizio del processo contro i generali del PISQ rinviati a giudizio per omissione dolosa e aggravata di cautele contro infortuni e disastri. 

Consideriamo questa una occasione importante per rimettere al centro del dibattito politico del nostro Paese le battaglie in difesa dell’ambiente, della salute dei sardi, della pace e della smilitarizzazione del territorio, specialmente in un momento in cui lo stato italiano tenta di mascherare gli effetti disastrosi dell’occupazione militare sulla nostra terra equiparandoli a quelli prodotti dall’inquinamento industriale al fine ultimo di evitare qualsiasi ipotesi di risarcimento e di bonifica delle aree compromesse.

Dopo oltre dieci anni di lotte, indagini ambientali e di studi effettuati sulle comunità e sui territori interessati dalle esercitazioni e dalle sperimentazioni belliche non possiamo più tollerare il silenzio della classe politica sarda, incapace di costruire un futuro di prosperità e di pace e non intenzionata ad affrontare nei giusti termini la questione della smilitarizzazione dell’isola in funzione del rilancio di settori strategici per la nostra economia, quali il comparto agro-pastorale o l’industria turistica. 

Alla luce dei fatti, riteniamo che lo stato italiano intenda proseguire con la sua politica coloniale, ostacolando in ogni modo il processo di disarmo della Nazione Sarda per preservare i proventi derivanti dagli affitti dei poligoni militari e nascondendo nel contempo le proprie responsabilità e quelle del suo esercito rispetto ai danni creati all’ambiente e alla salute dei sardi.

Pertanto, nel rispondere alla mobilitazione, auspichiamo un coinvolgimento della Nazione Sarda, di tutte le donne e gli uomini di Sardigna, in una battaglia di civiltà e di dignità che ponga al centro gli interessi dei sardi e la salvaguardia del proprio patrimonio ambientale quale principale risorsa di benessere e sviluppo, sottolineando la necessità di un coinvolgimento orizzontale di tutte le forze indipendentiste e delle organizzazioni che da sempre si battono per vedere tutelati i diritti collettivi del Popolo Sardo. 

Assòtziu politicu-culturale Zirichiltaggia
Tàtari, 17/08/2014

COMUNICATO DEI PROMOTORI   
Appello per tavolo condiviso processo Quirra

Alla cortese attenzione di:
ProgReS - Progetu Repùblica
A Manca pro s’Indipendentzia
Sardigna Natzione Indipendentzia
Sis-Ma - Sinistra indipendentista sarda - Movimento Anticapitalista
Coordinamento Non Bruciamoci il Futuro
Gettiamo le basi
Sardegna Palestina
Comitato Su Jassu
SCIDA - Giovunus Indipendentistas
Assòtziu - Su Majolu
Carovana Sarda della Pace
Comitato Medio Campidano per i Beni Comuni
Comitato Terrasana Decimoputzu
Comitato Sa Nuxedda Free Vallermosa
No Galsi Cagliari
Comitato Non Bruciamoci Il Futuro Macomer
Movimento Rifiuti Zero Sardegna
Comitato S'Arrieddu per Narbolia
Comitato per la tutela e lo sviluppo di Torre Grande/Oristano
Comitato Fuori dalle Pale Villanovaforru
Comitato Cittadini Liberi Ottana
Comitato No Chimica Verde-No Inceneritore Sassari/PortoTorres
Arci Sardegna
Isde Sardegna
ABC Planargia Montiferru
Collettivo Carraxu
Comitato Non Bruciamoci Il Futuro Cagliari
Progetto Comune Villacidro
Comitato No Megacentrale Guspini
Comitato Terra che ci Appartiene Gonnosfanadiga
No Galsi Villacidro
Comitato Nurra Dentro-Riprendiamoci l’Agro
Associazione Culturale Athenaeum2000 Decimomannu
Eutopia Turritana
Comitato Ambiente e Territorio Samatzai
Cittadini per Decimomannu
Associazione ”Nuoro – Atene Sarda”
Comitato NO Amianto Cagliari
WWF Sassari
Csoa Pangea Porto Torres
Carlofortini Preoccupati
Comitato Basso Campidano-aria-terra-acqua
Comitato No TrivelPaby Pabillonis
Comitato No alle trivelle del Montiferru
No al Progetto Eleonora Arborea
Gruppo di informazione indipendente “InBosa”
Sardegna Pulita Cagliari
Assotziu Consumadoris Sardigna Cagliari
Malerbe Alghero
Assòtziu Zirichiltaggia
Comitato Su Sentidu Decimomannu
Cìrculu Indipendentista “Hugo Chavez”
S'Idea Lìbera
Lipu Sardegna
AFeVA Sardegna
PS
Cagliari social Forum
Comintati No Radar Sardegna
Movimento per il Lavoro l'Ambiente i Diritti
Casteddu Antifascista Gruppo d'Intervento Giuridico
e tutti i Comitati e le Associazioni ambientaliste, antimilitariste che lottano in difesa della nostra terra.

Negli ultimi tempi, sono stati in parecchi coloro che hanno risollevato il problema dell'occupazione militare in Sardigna attraverso diverse battaglie: dalla lotta popolare e vincente contro i RADAR all'attenzione dedicata ai temi del riuso dei beni militari alla rinnovata battaglia contro i Poligoni. 

A tal proposito il Fronte Indipendentista Unidu aderisce con piacere alla manifestazione nazionale indetta a Capo Frasca per il 13 settembre prossimo, ma ritiene urgente la ripresa di un tavolo di dialogo unitario, condiviso e partecipato, che abbia come oggetto la mobilitazione popolare lanciata per il prossimo 23 settembre a Lanusei. 

In tale data avrà inizio il processo contro i generali del PISQ rinviati a giudizio per omissione dolosa e aggravata di cautele contro infortuni e disastri. Al di là della scarsa consistenza politica dei capi di imputazione e dell’esito che avrà il procedimento penale, si tratta certamente di un’occasione storica per infrangere il mito dell’intoccabilità dell’Esercito e della sua licenza a uccidere, inquinare, occupare nella nostra terra. 

Siamo convinti che gli indipendentisti, gli antimilitaristi, i pacifisti, i movimenti ambientalisti, tutti coloro che lottano per la salute fisica e mentale della nostra gente abbiano il dovere di sollecitare, particolarmente in questa occasione, una grande ondata di dissenso verso la presenza dell’Esercito in Sardigna e soprattutto verso i crimini contro la salute, contro l’ambiente e contro le comunità locali. 

Riteniamo che il 23 settembre possa essere una data simbolica di forte impatto sia umano che storico che politico. Proponiamo pertanto di organizzare insieme, in maniera assolutamente condivisa, democratica e paritetica, un grande evento capace di sollecitare l’opinione pubblica sarda ed internazionale e di rilanciare con forza la battaglia per la smilitarizzazione della nostra isola, per il riconoscimento dei gravissimi danni subiti dalla nostra gente e dal nostro territorio. Contemporaneamente chiediamo che quest'atto sia in forte opposizione al decreto legge del 25 giugno 2014, che equipara la tollerabilità delle aree militari a quelle industriali in materia di tollerabilità all’inquinamento, con gli effetti disastrosi che possiamo immaginare. 

Proponiamo pertanto un incontro operativo in modo da avere il tempo materiale di organizzare la mobilitazione. L'incontro è fissato per il 24 agosto, nella sede della Carovana Sarda della Pace, in via Ogliastra n° 43 a Cagliari, a partire dalle ore 17.00. 

Fronte Indipendentista Unidu



Adesione Manifestazione Nazionale Contr'a s'Ocupatzione Militare

L’Assòtziu Zirichiltaggia aderisce alla Manifestazione Nazionale Contra a s’Ocupatzione Militare indetta a Capo Frasca il 13 settembre. 
L’adesione a questa importante tappa del percorso di lotta e di emancipazione nazionale della Sardigna, attraverso il quale si promuove la smilitarizzazione dell’isola e la cultura della pace, è la conseguenza di anni di lotte intraprese dagli indipendentisti per affermare la naturale vocazione della nostra terra al dialogo, al confronto e allo scambio sociale e culturale fra i popoli del mediterraneo e tra il nord e il sud del mondo, in un’ottica politica che ribalti l’attuale ruolo di area di servizio della guerra riservataci dal colonialismo italiano.
Vogliamo affermare il nostro diritto ad un futuro di prosperità e di indipendenza nel quale solo i sardi possano decidere sull’utilizzo del proprio territorio e del proprio sviluppo socio-economico, liberi da qualsiasi condizionamento e imposizione dello stato italiano o di qualsiasi altra superpotenza che sfrutta oggi la nostra isola per scopi bellici divenuti ormai inaccettabili. Con una forte presa di posizione contro le esercitazioni israeliane intendiamo contrapporci agli interessi di uno stato che sfrutta la nostra nazione per fare affari d’oro dalle esercitazioni militari e dagli altissimi guadagni derivanti dagli affitti dei poligoni. Sarà l’occasione per vedere gli indipendentisti finalmente uniti in una manifestazione importante e determinante per la libertà e il futuro del nostro Paese, con la certezza che non venga mai più “utilizzato” per fini bellici ma che innalzi la bandiera dell’indipendenza, portavoce di uguaglianza, fratellanza fra i Popoli e libertà. 
Assòtziu politicu-culturale Zirichiltaggia
Tàtari, 17/08/2014

COMUNICATO PROMOTORI 
MANIFESTADA NATZIONALE CONDIVISA CONTRA A S'OCUPATZIONE MILITARE - CAPO FRASCA - 13 DE CAPIDANNI 

L'occupazione militare della Sardigna rappresenta un sopruso che dura da sessanta anni e che non siamo più disposti a tollerare. La nostra terra è ridotta a un campo di sperimentazione militare in cui diventa lecita qualsiasi soglia di inquinamento e viene testata qualsiasi tecnica di sterminio. Col passare del tempo lo Stato italiano intensifica il ritmo e il peso delle esercitazioni militari. L’occupazione militare rappresenta la negazione più evidente della nostra sovranità nazionale e impedisce uno sviluppo socio-economico indipendente del nostro popolo, condannano la Sardigna all'infamante ruolo di area di servizio della guerra. Vogliamo che la Sardigna diventi un'isola di pace e che il suo territorio sia assolutamente indisponibile per le esercitazioni di guerra, di qualunque esercito (compreso quello italiano) e sia interdetto a qualunque attività o presenza connesse con chi usa la guerra per aggredire altri popoli o per crimini contro i civili, colpendo ospedali, scuole, rifugi per sfollati e abitazioni civili. Chiediamo che la Sardigna sia immediatamente e per sempre interdetta all'aviazione militare israeliana. Invitiamo tutto il popolo sardo, le associazioni, i partiti e i comitati ad aderire e partecipare alla manifestazione indetta a Capo Frasca il prossimo 13 di settembre per pretendere a gran voce: 
» Il blocco immediato di tutte le esercitazioni militari. 
» Chiusura di tutte le servitù, basi e poligoni militari con la bonifica e la riconversione delle aree interessate. 

Sardigna Natzione Indipendentzia, A Manca pro s'Indipendentzia, Comitato Sardo Gettiamo le Basi, Comitato Su Giassu, Comitato Civico Su Sentidu.  
Nugoro  05/08/2014

martedì 13 maggio 2014

Insieme in marcia per la nostra terra

ADESIONE MANIFESTAZIONE
L’Assòtziu Zirichiltaggia aderisce alla manifestazione indetta dal Coordinamento Sardo Non Bruciamoci il Futuro-Comitati Sardi InRete in difesa della nostra terra contro la speculazione e l’inquinamento del territorio, per la salvaguardia dell’ambiente, della vita, del nostro futuro. 

INSIEME IN MARCIA PER LA NOSTRA TERRA 

Coordinamento Sardo Non Bruciamoci il Futuro-Comitati Sardi InRete 

1^ tappa: Sassari Venerdi' 16 maggio 2014 ore 17.30-19.30 

Da nord a sud dell'isola emerge una maggiore comprensione della fragilità dei luoghi della nostra vita, determinando un bisogno di comunità che diventa sempre più calorosa e responsabile. Per rivendicare il nostro diritto a decidere il futuro della nostra Terra, contro il degrado del nostro ambiente, lo sperpero delle nostre risorse, l'aggressione alla salute, ai territori e al lavoro.
Comitati e associazioni incontreranno cittadini e amministratori in una marcia simbolica che a partire da Sassari farà tappa nel Marghine e nel Medio Campidano e si concluderà a Cagliari, per chiedere che il Presidente della Regione si confronti con i cittadini su questi temi.
L'evento é aperto a tutti: associazioni, comitati, movimenti, singoli cittadini, amministratori, politici. Sono invitati a partecipare i candidati sindaci alle elezioni comunali del 25 maggio a Sassari.
Sede del WWF Casa Regina Margherita - P.zza S. Pietro in Silki Sassari 

Aderiscono:
Comitato Medio Campidano per i Beni Comuni
Comitato Terrasana Decimoputzu
Comitato Sa Nuxedda Free Vallermosa
No Galsi Cagliari
Comitato Non Bruciamoci Il Futuro Macomer
Movimento Rifiuti Zero Sardegna
Comitato S'Arrieddu Narbolia
Comitato Torre Grande
Comitato Fuori dalle Pale Villanovaforru
Comitato Cittadini Liberi Ottana
Comitato No Chimica Verde-No Inceneritore Sassari/PortoTorres
Arci Sardegn
Isde Sardegna
ABC Planargia Montiferru
Collettivo Carraxu
Comitato Non Bruciamoci Il Futuro Cagliari
Progetto Comune Villacidro
Comitato No Megacentrale Guspini
Comitato Terra che ci Appartiene Gonnosfanadiga
No Galsi Villacidro
Comitato Nurra Dentro-Riprendiamoci l’Agro
Associazione Culturale Athenaeum2000 Decimomannu
Eutopia Turritana
Comitato Ambiente e Territorio Samatzai
Cittadini per Decimomannu
Associazione ”Nuoro – Atene Sarda”
Comitato NO Amianto Cagliari
Wwf Sassari
Csoa Pangea Porto Torres
Carlofortini Preoccupati
Comitato Basso Campidano-aria-terra-acqua
No TrivelPaby – Pabillonis
No al Progetto Eleonora-Arborea
Presidio Piazzale Trento-Cagliari
Sardegna Pulita-Cagliari
Assotziu Consumadoris Sardigna-Cagliari° Malerbe-Alghero
Assòtziu Zirichiltaggia
InBosa 

Info: NO Chimica verde-NO Inceneritore (pagina facebook)
Dettagli manifestazione: https://www.facebook.com/events/558165560964706/


venerdì 8 novembre 2013

Apertura della campagna elettorale del Fronte

A tutti gli organi di stampa:
Domenica 10 novembre il Fronte Indipendentista Unidu inizierà la sua campagna elettorale intervenendo sul problema delle mancate bonifiche del G8 sull’Isola de La Maddalena.
Denunceremo lo spreco di denaro dei sardi, l’occupazione e l’abbandono del territorio da parte dello Stato Italiano con la complicità di una classe politica sarda inadeguata e completamente incapace di difendere gli interessi della Nazione Sarda.
Sarà l’occasione per esporre i punti che presenteremo nel nostro programma elettorale per la salvaguardia del benessere della collettività, la riqualificazione delle aree di bonifica e l’ottenimento del risarcimento dei danni arrecati con l’occupazione coloniale e la militarizzazione del territorio.
L’appuntamento è fissato alle h. 11.30 davanti all’ingresso dell’Hotel Porto Arsenale de La Maddalena

Per informazioni contattare i seguenti numeri:
Pier Franco Devias tel. 320.9266945; Fabio Cocco tel. 329.6714453
Ines Caria tel. 328.8740729; Giovanni Fara tel. 328.1358752


INGHITZU DE SA CAMPAGNA ELETORALE DE SU FRONTE

A totu is òrganos de informatzione: Domìnigu su 10 de onniasantu su Fronte Indipendentista Unidu at a incumentzare sa campagna eletorale sua, intervenende a pìgiu de su problema de is bonìficas de su G8 chi no ant fatu in s’Isula de Sa Maddalena. Amus a denuntziare su dinari pèrdidu de is sardos, s'ocupatzione e su disamparu de su territòriu chi at postu in òpera s'istadu italianu, essende de acòrdiu cun una classe polìtica sarda chi no est bona a difèndere is interessos de sa Natzione Sarda. In cussa ocasione amus a presentare is propostas de su programma eletorale nostru pro s'amparu e su benèssere de sa colletividade, sa sanadura de is giassos chi bolent bonificados e sa rifata pro is dannos chi nos ant portadu s'ocupatzione coloniale e sa militarizatzione de su territòriu. S'addòbiu est a is h. 11.30 de mangianu, cara a s'intrada de s’Hotel in su Portu Arsenale de Sa Maddalena.



martedì 15 novembre 2011

Libertade pro Bruno Bellomonte!

L’Assòtziu Zirichiltaggia appoggia il sit-in promosso dal "Comitato libertade pro Bruno - lavoratori per Bruno Bellomonte" previsto per sabato 19 novembre davanti al Palazzo di Giustizia di Cagliari.

È nostra intenzione esprimere piena solidarietà al dirigente di a Manca pro s’Indipendentzia, da due anni e mezzo indebitamente incarcerato dallo Stato Italiano senza che sia stato fornito uno straccio di prova su un suo legame con forme di lotta armata.

L’intero processo contro il dirigente indipendentista, arrestato con l’accusa di aver progettato un improbabile attacco terroristico contro il G8 in programma a La Maddalena nel 2009, è infatti costruito su un teorema totalmente privo di riscontri reali, di cui non si trova traccia neppure negli atti giudiziari forniti dall’accusa che si avvale di intercettazioni ambientali e telefoniche che non provano un bel niente in quanto ampiamente interpretabili.

Ci si trova evidentemente davanti all’ennesimo tentativo dello Stato Italiano di criminalizzare il dissenso politico e sociale nell’ambito del quale Bellomonte svolgeva la sua attività politica e sindacale; alla luce del sole e in antitesi con i metodi eversivi che gli vengono imputati. Un modo come un altro per colpire, criminalizzare e indebolire lo spazio di dibattito indipendentista, oggi sempre più capace di coinvolgere un numero crescente di sardi nelle sue lotte. Per questo riteniamo importante e necessario difendere la libertà di questo spazio politico, il cui scopo è volto a rappresentare le istanze di libertà del nostro Popolo, respingendo gli attacchi e le continue provocazioni mosse al movimento indipendentista.

Chiediamo che Bruno Bellomonte venga liberato affinché possa riabbracciare la sua terra e la sua famiglia e tornare a lottare per l’indipendenza del Popolo Sardo.

Tàtari 15/11/11

Assòtziu Zirichiltaggia


Sit-in pro Bruno Bellomonte (Casteddu, 19/11/11)


Il "Comitato libertade pro Bruno - lavoratori per Bruno Bellomonte" comunica che chi vuole aderire al sit-in pro Bruno Bellomonte che si svolgerà sabato 19 novembre davanti al Palazzo di Giustizia di Cagliari, può farlo come partito, associazione, comitato o singolo cittadino inviando una mail a:
antonio.tiddia@alica.it
***
Comunicato: Pro Bruno Bellomonte
Sono passati 29 mesi dall’arresto di Bruno, in questi giorni siamo alle battute finali. In queste righe voglio esprimere la mia totale solidarietà a Bruno e Caterina (visto la proposta di pena espressa dai PM). Bruno Bellomonte è stato arrestato (unico sardo) il 10 giugno scorso (un mese prima del G8) insieme ad altre quattro persone dall’antiterrorismo, con la solita imputazione di comodo, legami con forme di lotta armata (Brigate rosse). Uno degli accusati si chiamava Fallico ed è morto nel carcere di Viterbo d’infarto, accusava forti dolori al petto da giorni. Io sono certo che alla fine questa lunga provocazione fallirà come ha fallito quella precedente chiamata Arcadia. La storia si ripete lo Stato italiano e le forze dell’ordine, con la scusa della lotta armata (nuove BR), trovano un capro espiatorio e continuano a perseguitare e criminalizzare i comunisti, gli indipendentisti, i rivoluzionari e il loro lavoro, il tutto per mettere paura. Questa inchiesta ha fatto acqua da tutte le parti. Non c’è uno straccio di prova, né sufficienti indizi: a parte un dialogo in un ristorante romano, in cui si parla di aerei telecomandati. Che razza di banda armata è questa? Non conosco personalmente Bruno Bellomonte, ho avuto in questi anni un ottimo rapporto epistolare, da notizie avute da numerose compagne e compagni, posso dire con certezza che Bruno era un ferroviere capostazione a Sassari (licenziato dalle fds secondo senza giusta causa). Un compagno tra i più stimati e conosciuti in Sardegna per antica militanza sociale e sindacale, è un personaggio pubblico che non ha niente da nascondere. Bruno Bellomonte è un militante del Partito indipendentista sardo "A manca pro s’indipendentzia". È stato candidato nelle ultime elezioni regionali sarde nella lista "Unitade Indipendentista"; quindi il suo agire è antitetico a quello delle "Brigate rosse". Inoltre mi auguro che al fianco e per la sua liberazione, prendano posizione politici, partiti, associazioni e cittadini a cui non vanno giù le ingiustizie sociali. Le mobilitazioni per Bruno ci sono state in svariate manifestazioni ed iniziative di vario tipo. Dalle lettere che ho ricevuto ho la certezza che Bruno ha una grande forza interiore. Mi auguro di rivederlo al più presto al nostro fianco, battersi per la tutela dei lavoratori, nelle lotte sociali, contro lo sfruttamento e la salvaguardia del nostro territorio e della nostra isola. Per non lasciare soli Bruno e Caterina e continuare a dar loro la nostra solidarietà e la nostra indignazione, sabato 19 novembre dalle ore 10.00 saremo davanti al Palazzo di Giustizia a Cagliari per protestare contro questa grande forma di ingiustizia e di repressione.
Antonello Tiddia
antonio.tiddia@alica.it
Portavoce Comitato libertade pro Bruno – lavoratori per Bruno Bellomonte

sabato 12 novembre 2011

Crisi in Sardegna: Terra di conquista

Il sit-in di protesta del 10 novembre si è svolto per tutta la giornata. L’appuntamento era fissato per le 08:00 in viale Trento, davanti alla sede operativa della Regione Sardegna. Siamo stati circa 2000 a rispondere all’appello alla mobilitazione e al risveglio indetto dal comitato promotore.

Nel corso della mattinata una rappresentanza degli organizzatori, dei movimenti e delle associazioni che hanno aderito all’iniziativa, costituita da ben 16 persone, ha ottenuto un confronto con Ugo Cappellacci, il quale ha manifestato la sua impotenza di fronte alla mancata risposta del governo italiano alla richiesta di applicazione dell’Art. 51 dello Statuto di Autonomia, con il quale chiediamo esplicitamente la sospensione degli sfratti e delle cartelle esattoriali che stanno letteralmente mettendo in ginocchio la Sardegna. Cappellacci si è limitato a rilanciare la trattativa aperta con le banche con l’obiettivo di stanziare 40 miliardi di euro, 10 dei quali della Regione, a favore del sistema produttivo sardo, che solo negli ultimi tre anni ha registrato un saldo negativo del 44%, un tasso di chiaro sottosviluppo. È evidente come questo stanziamento non potrà che essere un palliativo in una situazione che è ormai divenuta insostenibile, e come vengano a galla in maniera netta i limiti di una autonomia ormai del tutto incapace di rappresentare gli interessi dei sardi in quello che è sempre più uno scontro di interessi tra la Nazione Sarda e lo Stato Italiano.

Durante tutta la giornata si sono alternati interventi e considerazioni. Si è costituito un tavolo di discussione a cui hanno partecipato lavoratori e attivisti politici in presidio permanente che da qualche giorno stanno vivendo nello spiazzo antistante il palazzo della Regione. Sono state esposte proposte e si è discusso su come proseguire questa mobilitazione che indiscutibilmente interessa tutto il Popolo Sardo, tutte le categorie sociali e produttive. Tra le varie proposte è stata evidenziata la possibilità di richiedere alla Regione Sardegna l’applicazione dell’Art. 9 attraverso l’istituzione di un’Agenzia Sarda delle entrate in grado di stabilire regole e modalità di riscossione eque ed inserite nel reale contesto produttivo ed economico sardo. L’Assòtziu Zirichiltaggia ha diffuso un documento di solidarietà alle donne impegnate nello sciopero della fame e di sostegno alle ragioni della manifestazione, portando quindi un piccolo contributo alla lotta in corso.

In tarda serata si sono poi susseguiti i collegamenti con la trasmissione “Piazza Pulita” in diretta televisiva su La7. Sono intervenute le donne impegnate nello sciopero della fame, i rappresentanti del “Movimento Sardegna Artigiani e Commercianti Liberi” (i principali ispiratori della manifestazione) e hanno portato la loro testimonianza cittadini comuni che hanno subito i pignoramenti da parte di Equitalia.

Claudia Aru, esponente indipendentista che partecipa allo sciopero della fame, ha parlato a nome di tutta la generazione di trentenni che oggi non hanno una collocazione nel mondo del lavoro a causa di un sistema totalmente allo sfascio. Ha parlato delle condizioni delle donne a cui oggi vengono negati i più elementari diritti, come quello alla maternità, e di conseguenza un futuro degno di tale nome. Claudia ha anche ricordato il credito che la Regione Sardegna vanta con lo Stato Italiano di 10 miliardi di euro, soldi che potrebbero essere impiegati subito per rilanciare l’economia dell’isola.

Particolarmente incisivo l’intervento di Bettina Pitzurra, altra esponente indipendentista impegnata nello sciopero della fame, che mettendo in evidenza le anomalie che distinguono la realtà economico-sociale della Sardegna dal resto d’Italia e parlando in maniera chiara di Nazione Sarda e dell’isolamento, non a caso vissuto dalla nostra Isola, ha a nostro avviso sollevato la questione politica nei giusti termini, cosa evidentemente non gradita al presentatore di Piazza Pulita Corrado Formigli, il quale ha seccamente replicato di non voler parlare di indipendentismo sardo e il cui interesse è ci è sembrato perlopiù esser quello di promuovere l’odiens della propria trasmissione attraverso i collegamenti con la Sardegna piuttosto che dare spazio alle ragioni della mobilitazione. Anche l’intervento di Andrea Impera, rappresentante del movimento artigiani e commercianti liberi, è infatti stato a sua volta interrotto non appena ha nominato l’articolo 51 dello Statuto Sardo, argomento evidentemente non ritenuto opportuno dalla regia della trasmissione, forse per evitare di mettere in risalto l’incompetenza dei politici presenti, sulle questioni ritenute marginali dalla politica italiana. Si è glissato vergognosamente su un tema di grande importanza per tutta la Sardegna per tornare a parlare in generale della crisi di governo, di uno Stato che si ricorda di noi, della nostra terra, solo per installare servitù militari ed energetiche, uno Stato che ci considera unicamente terra di conquista.

Tàtari 11/11/11

Assòtziu Zirichiltaggia


mercoledì 9 novembre 2011

L'Assòtziu Zirichiltaggia aderisce alla mobilitazione generale del 10 novembre a Cagliari

MANIFESTAZIONE GENERALE

IL GIORNO DEL RISVEGLIO

L’Assòtziu Zirichiltaggia aderisce alla mobilitazione del 10 novembre a Cagliari per manifestare contro lo stato di crisi in cui versa la Sardegna e l’inettitudine di una classe politica autonomista completamente asservita a interessi esterni, distanti dalle reali necessità del nostro popolo e della sua terra.

Consideriamo questo come un importante momento di lotta e di riflessione politica che riguarda tutta la società sarda, tutte le categorie produttive dell’Isola, messe in ginocchio da una ormai insopportabile politica di sottosviluppo e arretratezza economica impostaci dalle politiche coloniali dello Stato Italiano.

Vogliamo portare il nostro contributo a una lotta di dignità e di civiltà che ci auguriamo segni l’avvio di un processo di emancipazione sociale della Sardegna.

fermare la rapina delle nostre risorse, la svendita dei nostri beni,

la distruzione del nostro futuro è POSSIBILE!!

È il momento di lottare per la liberazione sociale

ed economica della Nazione Sarda

Esprimiamo la massima solidarietà alle coraggiose donne che hanno scelto di lottare

con lo sciopero della fame per sostenere le rivendicazioni del comitato promotore.

Chiediamo quindi l’applicazione delle seguenti misure anticrisi come passaggio obbligato di un processo politico di liberazione politica e sociale della Sardegna:

- Applicazione immediata dell’Art. 51 per chiedere la sospensione delle modalità attraverso le quali Equitalia opera e aggredisce il nostro tessuto produttivo.

- Applicazione dell’Art. 9 per l’istituzione di una Agenzia Sarda delle entrate in grado di stabilire regole e modalità di riscossione eque e inserite nel reale contesto produttivo ed economico sardo. Ponendo quindi fine agli interessi e alle more che di fatto legalizzano l’attività di strozzinaggio attuata da Equitalia nei confronti delle nostre aziende, e avviando un processo che porti la Sardegna ad una piena “sovranità tributaria”.

- Immediata restituzione dei 10 miliardi di euro che indebitamente l’Italia trattiene e che se rientrassero nelle disponibilità della Regione potrebbero essere impiegati a favore dei settori maggiormente colpiti dalla crisi.

UNITI CONTRO IL COLONIALISMO E PER L’INDIPENDENZA!

Solo così si afferma la nostra dignità e si garantisce un futuro alla nostra terra e ai nostri figli.

MANIFESTAZIONE GENERALE

Cagliari 10 Novembre 2011 - Viale Trento, ore 8:00


martedì 8 novembre 2011

Manifestazione Generale: Il Giorno del Risveglio (Cagliari, 10/11/11)

10 Novembre 2011 - Manifestazione Generale - Ore 8.00 Viale Trento - Cagliari - IL GIORNO DEL RISVEGLIO

A seguito delle molteplici manifestazioni di piazza e dopo numerose denunce e conferenze stampa, ci avviamo verso una nuova fase di lotta politica inefficiente e irresponsabile, incapace di fronteggiare una crisi economico-sociale senza precedenti. Una crisi che grava su tutte le categorie produttive isolane, mettendo a rischio i delicati equilibri sociali.

Mentre la disoccupazione cresce, le imprese falliscono e le tasse aumentano, i nostri cari politici si giustificano dicendo che il denaro serve per pagare l’inesauribile debito pubblico!!!

Un debito che sappiamo essere stato creato dalle speculazioni dell’alta finanza col benestare della politica e che dunque riteniamo di NON DOVER PAGARE!!!

UNITI SI PUò TUTTO

ATTUAZIONE ARTICOLO 51 DELLO STATUTO SPECIALE DELLA SARDEGNA

Qualora la Giunta Regionale constati che l'applicazione di una legge o di un provvedimento dello Stato risulti manifestamente dannosa all'Isola, può chiederne la sospensione al Governo della Repubblica che verificatane la necessità e l'urgenza, può provvedervi, ove occorra, a norma dell'articolo 77 della Costituzione

STATO DI CRISI E ISTITUZIONE ZONE FRANCHE

VERTENZA ENTRATE

Lo Stato Italiano è nostro debitore per svariati miliardi di euro che potrebbero essere destinati a garantire la Pubblica Istruzione, migliorare i Servizi ai cittadini sardi e al rilancio della nostra economia ormai ridotta allo stremo.

Per informazioni: 10 novembre2011@tiscali.it


domenica 27 marzo 2011

Manifestatzione Contr’a su Nucleare in Sardigna Casteddu 26 Martu 2011

È dal 4 luglio del 2010, data della sua costituzione a Santa Giusta, in provincia di Oristano, che il “comitato.si.nonucle” sta promuovendo,con assemblee e dibattiti pubblici in moltissimi comuni dell’Isola, il Referendum Contro il Nucleare che si terrà in Sardegna il 15 Maggio 2011.

Lo scopo principale del comitato è di sensibilizzare l’opinione pubblica attorno al pericolo nucleare e responsabilizzare i Sardi affinché vadano a Votare SÌ, Contro il Nucleare per permettereil raggiungimento del quorum del 33%, senza il quale la consultazione referendaria non sarebbe valida.

Quella che per molti era un’ipotesi remota(la costruzione di una centrale nucleare in Sardegna), oggi dopo il disastro nucleare in Giappone diventa una possibilità sempre più concreta.Probabilmente lo Stato Italiano ha già deciso, dove costruire le sue centrali.Lo possiamo supporrenon solo perché da più di un anno e mezzo rimbalza sui giornali la notizia che almeno una,se non due centralidovranno essere costruite in Sardegna (in un primo momento la stampa sarda annunciava la costruzione sull’Isola di tutte e quattro le nuove centrali atomiche italiane), ma soprattutto perché essendo la nostra terra non sismica e poco popolata, risulta essere per lo stato italiano il luogo più adatto dove installare i suoi impianti nucleari.

Nello specifico sarebbero state individuate almeno tre aree da utilizzare per questo scopo: la zona del Sulcis, ricca di miniere abbandonate che potrebbero essere destinate a divenire depositi di scorie radioattive, la piana del Cirras nell’Oristanese e la zona industriale di Porto Torres.

Oggi, coloro che si esprimono a favore di una politica nuclearista nell’Isola cercano di convincere i Sardi che questa è l’unica possibilità di sviluppo economico e quindi l’unica opportunità di creare nuova occupazione. Cercano di imporre alla Sardegna il nucleare così come in passato hanno imposto l’industrializzazione selvaggia: attraverso il ricatto occupazionale.

Noi riteniamo però che il futuro e la modernitànon vadano nella direzione del nucleare. Noi riteniamo che il futuro e la modernità vadano nella direzione del risanamento ambientale,verso la ricerca, in direzione dello sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili. Riteniamo che la modernità passi attraverso lo sviluppo diun modello economico ed energetico eco-sostenibile, che ponga al centro gli interessi della gente, della collettività, delle nostre comunità e non quello di affaristi e speculatori e di tutte quelle aziende che correranno ad accaparrarsi gli appalti per la costruzione delle nuove centrali nucleari italiane, e che per la loro realizzazione prenderanno inevitabilmente enormiquantitatividi denaro pubblico, perché il privato da solo non investe nel nucleare poiché si tratterebbe di un investimento troppo costoso e troppo rischioso.

Ritengo che lo stato italiano non sia nelle condizioni politiche e morali per chiedere alla Sardegna di fare un nuovo sacrificio, di accogliere una nuova servitù.La Sardegna è già energeticamente autosufficiente. La Sardegna ha già pagato un duro prezzo in termini di danni alla salute e di occupazione del territorio: prima con l’imposizione della chimica, negli anni sessanta, che ha gravemente danneggiato lo sviluppo dell’intero comparto agropastorale e in certi casi irrimediabilmente compromesso intere aree a chiara vocazione turistica; poi con l’occupazione militare che interessa ben 35mila ettari di territorio, il 70% dell’intero apparato militare italiano. Questo è colonialismo!

L’imposizione della chimica, l’occupazione militare e la nuova servitù nucleare che oggi l’Italia vuole imporre alla nostra terra vanno inquadrati all’interno di un contesto ben preciso, nel quale emerge con chiarezza il rapporto di subalternità del nostro popolo rispetto allo stato italiano, il rapporto di sfruttamento del nostro territorio ad opera dello stato italiano.Un contesto nel quale i reali bisogni dei Sardi non contano niente e nel quale invece emergonoin maniera sempre più netta, la contrapposizione e lo scontrodi interessi fra la Nazione Sarda e la Nazione Italiana.

Attraverso il Referendum Contro il Nucleare i Sardi avranno la possibilità di esprimere il proprio dissenso, un dissenso di cui lo stato, in caso di vittoria del SÌ,non potrà non tener conto. Questo referendum è uno strumento democratico, pacifico e civile attraverso il quale poter affermare un principio di Sovranità,il diritto dei Sardi di decidere sopra questioni di questo tipo.Il diritto del nostro Popolo di progettare il proprio futuro, di essere protagonista della propria storia.

Attraverso questo Referendum possiamo fare emergere in maniera chiara l’indisponibilità del Popolo Sardo a cedere ulteriori fette del proprio territorio per una nuova imposizione e una nuova servitù dello stato italiano.

Noi siamo contro il nucleare in Sardegna ma siamo anche contro il nucleare da qualsiasi altra parte del mondo perché consapevoli che si tratta di una scelta antieconomica e ad altissimo rischio. Crediamo che il modo più giusto per sensibilizzare l’opinione pubblica mondiale attorno ai pericoli del nucleare sia prima di tutto responsabilizzare noi stessi, respingendo con forza l’idea del nucleare sulla nostra terra.

Se fosse costruita una centrale atomica o anche un solo deposito di scorie in Sardegna, dobbiamo pensare alle ricadute negative che si avrebberosul comparto agro-pastorale e su quello turistico,così come al fatto che ad essere compromessa sarebbela qualità stessa della nostra vita. Dobbiamo pensare che in caso di incidente grave, ciò che verrebbe messo a rischio sarebbe la sopravvivenza stessa del Popolo Sardo, lasopravvivenza stessa della vita su quest’Isola.

In una giornata importante come quella del 26 marzo non si poteva non ricordare che la nostra Isola è anche al centro delle operazioni militari contro la Libia, sulla quale oggi l’Occidente sta sganciando bombe all’uranio impoverito. Le chiamano bombe intelligenti, vogliono farci credere che non stanno arrecando nessun danno alla popolazione civile, ma sappiamo bene che gli effetti distruttivi che questa guerra causerà alla salute del popolo libico e a quella di quel territorio si vedranno fra qualche anno.

In Sardegna, attorno al poligono militare di Quirra, dove si combatte una guerra simulata e dove sappiamo per certo che è stato utilizzato uranio impoverito, ci si ammala di leucemia e si muore. È quindi ragionevole supporre che in Libia, dove si combatte una guerra vera, i danni saranno parecchi e devastanti.

Diversi caccia bombardieri sono partiti dalla Sardegna, da Decimomannu.Ai Sardi però non è stato chiesto cosa ne pensassero di questa guerra. Noi ci troviamo coinvolti in una guerra che non è nostra, ci troviamo nostro malgrado costretti a vedere utilizzato il nostroterritorio per scopi militari nonostante la Sardegna da sempre rifiuti la guerra, nonostante i Sardi siano un popolo pacifico.

Non abbiamo nessuna voce in capitolo per decidere sull’utilizzo del nostro territorio, ed ecco perché oggi più che mai dobbiamo sentire l’esigenza di affermare un principio di Sovranità. Il Referendum Contro il Nucleare è un Referendum per la Sovranità.

Siamochiamati ad un gesto di responsabilità in difesa della dignità del nostro Popolo, in difesa del nostro Habitat e della nostra libertà di decidere sul nostro territorio.

Insistono con la Sardegna, fannoparlare scienziati sul libro paga delle multinazionali che hanno interessi nel nucleare, come Veronesi o Margherita Hack, alla quale il 26 marzo abbiamo ricordato che questa Isola è abitata da un Popolo e non è un’isola deserta;Insistono che qui non c’è pericolo di terremoti, ma si sbagliano: il primo terremoto credo si sia avvertito grazie a quelle 4000 persone che insieme hanno manifestato contro il nucleare.

Non gli permetteremo, neanche fra un anno, dopo la moratoria, di mettere nemmeno una pietra di una centrale!

Tàtari 27/03/2011

Giovanni Fara