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giovedì 16 febbraio 2017

Al lavoro per una alternativa nazionale


L’11 febbraio scorso si è svolta a Sassari una importante giornata di studio, dibattito e confronto pubblico incentrata sui diritti dei sardi e sulla necessità di costruire nuovi percorsi di emancipazione sociale e nazionale per la Sardegna. Si è aperta una nuova fase di un percorso lungo ed articolato. Una tappa che apre uno spazio di condivisione politica nuovo. Uno spazio caratterizzato dalla necessità di affrontare temi importanti quale quello della riscrittura dello Statuto, tenendo lo sguardo sempre puntato sui problemi reali di questa terra, sui diritti collettivi dei sardi, sulla necessità di dare delle risposte politiche concrete, specialmente in un momento di grande difficoltà economica come quello attuale: viviamo in un’isola di poco più di un milione e mezzo di abitanti e abbiamo oltre 260 mila disoccupati; il 2016 ha registrato un aumento di quasi il 50% di fallimenti rispetto all’anno precedente (sono fallite ben 243 aziende), ogni anno l’isola perde oltre 5000 persone, soprattutto giovani che emigrano in cerca di lavoro e condizioni di vita dignitose che questa terra non riesce più ad offrire. Si va via via sfaldando la solidarietà sociale, ci mettono gli uni contro gli altri, emerge con sempre più evidenza una forma di razzismo che spazia dalle piazze virtuali a quelle reali.

Ci vogliono far credere che il problema dei sardi non sia l’immobilismo politico della Giunta Pigliaru, non siano le politiche della subalternità, le logiche coloniali della dipendenza e della spartizione del potere amministrativo ed economico ma i migranti che fuggono dalla guerra,  dalla fame e dalla disperazione. Si mettono in discussione i valori della solidarietà e dell’accoglienza con il rischio di disgregare la tenuta sociale delle nostre 377 comunità.

Occorre dunque fare presto. Occorre dare delle risposte politiche ai problemi che affliggono l’Isola. Occorre costruire una alternativa politica, economica e sociale allo sfacelo verso cui lo Stato Italiano ci sta inesorabilmente mandando incontro. 

La scelta di organizzare un dibattito che focalizzasse l’attenzione sui diritti dei sardi nel secolo attuale imponeva che si discutesse in maniera pragmatica delle modalità attraverso le quali renderli reali, tangibili e attuabili. Parlare di modifica dello Statuto ha aperto una riflessione circa la possibilità di avviare un processo di trasformazione della società sarda nella prospettiva della scrittura di una nostra Carta fondamentale dei diritti, di una nostra futura Carta Costituzionale. Il tutto scaturito dalla necessità di agire su uno Statuto non più attuale, inadeguato a rappresentare la realtà moderna dell’Isola. Uno Statuto rimasto in gran parte inapplicato sia perché lo Stato italiano ci impedisce sostanzialmente di esercitare una qualsiasi forma di autonomia, sia perché le classi dirigenti che si sono alternate al potere nell’Isola, hanno sempre anteposto gli interessi particolari e quelli dello Stato centrale a quelli della Sardegna, ridotta oramai ad una circoscrizione periferica, marginale e ininfluente. Questo è il dato politico emerso nel corso del lungo dibattito della giornata di sabato 11 febbraio.   

Il ritenere non più procrastinabile la riscrittura di uno Statuto vecchio di settant’anni implica l’inizio di un percorso politico indirizzato all’ottenimento di nuovi poteri e maggiori spazi di sovranità. La riscrittura dello Statuto in tal senso deve passare per il riconoscimento di due principi imprescindibili: il riconoscimento giuridico della Nazione sarda e l’affermazione del suo diritto effettivo all’esercizio dell’autodeterminazione.

Si è inteso dunque avviare un processo politico che chiama in causa la società sarda e tutte quelle forze politiche e civiche che pongono al centro delle loro battaglie la Sardegna e gli interessi dei sardi.

L’immobilismo e l’inadeguatezza politica della giunta regionale, rendono il Governatore Pigliaru un interlocutore improbabile, non adeguato ad intraprendere un simile percorso di emancipazione e di trasformazione sociale.
Impossibile non ricordare la posizione delle più alte cariche della Regione – da Pigliaru a Ganau, passando per l’appoggio incondizionato e quasi del tutto unanime dei sindaci a trazione PD – completamente appiattita sulla linea del Governo Renzi in riferimento al recente referendum costituzionale. Una posizione a sostegno di una riforma che per la Sardegna rappresentava il preludio per il totale abbattimento dell’autonomia. Se avesse vinto il Sì, non ci troveremmo oggi a discutere la possibilità di accrescimento di poteri attraverso la riscrittura dello Statuto autonomo, quanto piuttosto a riflettere sulle strategie più idonee ad impedirne la sua cancellazione.

Nel voto del Referendum Costituzionale c’è un giudizio severo nei confronti del governatore Pigliaru e della sua politica. La percentuale dei No, decisamente più alta di quella espressa a livello italiano, contiene inoltre il segno della difesa dell’autonomia. Sull’onda di quel risultato, ottenuto anche per via di una forte mobilitazione indipendentista, è possibile oggi imbastire una battaglia per l’accrescimento di poteri reali. Nessuna ratifica della Costituzione Italiana dunque, ma una piena consapevolezza che per far prevalere i diritti dei sardi occorre partecipare alle decisioni che ne determinano il futuro. Su questo tema l’indipendentismo non è venuto fuori con una voce univoca, ma l’11 febbraio scorso è emersa in maniera distinta la volontà di dare seguito ad una nuova fase di confronto politico, incentrato sul confronto democratico e indirizzato alla costruzione di un percorso di lotte comuni e condivise.

Non è certo la prima volta che si richiama all’unità dei sardi e che si fanno dei tentativi di ricomposizione strategica dell’indipendentismo. Ci sono stati vari tentativi in passato, su iniziativa dei dirigenti politici così come della base. Tentativi non andati a buon fine e che non si sono fra loro incontrati; il processo iniziato negli ultimi mesi, però, ha la possibilità di raccogliere tutte le precedenti esperienze, ha la possibilità di rendere tutti protagonisti di questo percorso di ricomposizione del movimento nazionale, riattivando chi ha perso fiducia nella politica e nella possibilità di imprimere un cambiamento nella società sarda.

Non sono in grado di affermare che quello iniziato ad ottobre dell’anno scorso in occasione della conferenza stampa svoltasi al THotel di Cagliari – proseguito con la mobilitazione contro l’inceneritore di Tossilo, la mobilitazione contro la stortura della Asl Unica a dicembre fino ad arrivare a Sassari con il dibattito sullo Statuto e i diritti dei sardi – sia un processo irreversibile, ma sono certo che l’irreversibilità di questo processo dipenda dal grado di responsabilità generazionale che saremo capaci di dimostrare e dalla volontà politica di non sottrarci ad un confronto pubblico, partecipato ed inclusivo.
Nelle ultime settimane si sono susseguite una serie di iniziative e di incontri che hanno visto al centro del dibattito la lingua sarda, la municipalità, la battaglia per la smilitarizzazione dell’Isola e ancora la prospettiva della costruzione di una alternativa politica ai partiti italiani. Il fatto che il dibattito nasca e cresca lontano dalle scadenze elettorali mette al riparo dai personalismi e dal pericolo di dare vita ad alleanze strumentali costruite unicamente sul calcolo delle potenziali percentuali di voto. Le elezioni sono, in ogni caso, una eventualità con la quale occorrerà fare i conti se si vuole dare vita ad una alternativa di governo con testa e gambe in Sardegna. È necessario perciò che tutte le componenti del movimento che si va a formare attorno al principio dell’autodeterminazione siano disposte a misurarsi sui contenuti, sui valori condivisi e sulla scelta dei metodi più idonei ad individuare i rappresentanti del movimento stesso, coinvolgendo e rendendo protagonisti della scelta i sardi con l’indizione di primarie. 

Gli indipendentisti, già alla vigilia delle precedenti elezioni, avevano tracciato un percorso di inclusione e di partecipazione attraverso assemblee e conferenze aperte che hanno permesso ai movimenti civici, ai movimenti culturali e ai singoli di concorrere fattivamente alla formazione di liste e programmi elettorali. Esperienze perfettibili e avvincenti, pur se penalizzate da una legge elettorale liberticida ed antidemocratica che andrebbe subito cambiata per permettere la rappresentatività di tutto il tessuto sociale sardo. Non possiamo tralasciare che la coalizione Sardegna Possibile e Fronte Indipendentista Unidu con le rispettive preferenze raccolte (quasi 8mila la prima e quasi 80mila la seconda) hanno conquistato la fiducia e acceso le aspettative di cambiamento di una fetta tutt’altro che esigua di sardi.

Quello intrapreso è indubbiamente l’inizio di un nuovo processo politico, con la consapevolezza che niente è realizzabile dall’oggi al domani, tantomeno l’indipendenza, ma se non si creano adesso i presupposti politici e giuridici per l’effettivo esercizio dell’autogoverno e del diritto all’autodeterminazione, tutto diventa velleitario e funzionale solamente ad uno scopo politico scandito da slogan e parole prive di significato ideale ed incapaci di trasformazioni reali.

Giovanni Fara

sabato 7 giugno 2014

10 anni di criminalizzazione delle lotte sociali per l’indipendenza della Nazione Sarda

Foto: Genova, G8 2001
La posizione dell’Assòtziu Zirichiltaggia, rispetto al processo imbastito dallo Stato italiano contro militanti della sinistra indipendentista e dell’antagonismo sardo a distanza di dieci anni dall’operazione Arcadia e dal teorema Piasanu, è che sia solo una farsa politica, l’epilogo di un processo di criminalizzazione delle lotte sociali dei primi anni duemila (tra cui la lotta alle cave, l’opposizione alle politiche neo-liberiste del G8 e il forte  risveglio culturale e politico a difesa della lingua sarda e dei diritti collettivi del nostro popolo) nonché un attacco frontale dello Stato nei confronti dell’indipendentismo sardo.

L’inconsistenza delle accuse e la natura politica del processo, dimostrati da anni di intercettazioni, pedinamenti, carcerazioni preventive e altrettante scarcerazioni e assoluzioni (in particolare la vicenda  dell’indipendentista Bruno Bellomonte, assolto dopo due anni di carcere preventivo per “insussistenza dei reati contestati”) che in questi anni hanno demolito ogni assurda accusa, dimostrano la sconfitta dello Stato sul piano oggettivo. Pensiamo che questo sia sufficiente a considerare del tutto assurdo anche il solo voler sprecare ulteriore denaro pubblico per celebrare quello che a tutti gli effetti si presenta come un processo farsa.

Foto: Occupazione della Cava di Muros (Manifesto 2002)
In quanto all’indipendentismo crediamo si sia persa l’ennesima occasione per tracciare senza esitazione un solco tra la persecuzione e la criminalizzazione delle lotte che riguardano tutti i sardi e uno Stato sempre più prepotente e contrapposto ai bisogni del nostro popolo e ad ogni sua ambizione di libertà e di indipendenza.

Assòtziu Zirichiltaggia 
Tàtari, 07/06/2014

 


lunedì 24 marzo 2014

Tesi programmatica (Deliberazioni 2° assemblea nazionale)

Tesi programmatica 
(Deliberazioni 2° assemblea nazionale)

L’attuale situazione politica
Il movimento indipendentista sta crescendo, le battaglie portate avanti in quest’ultimo decennio hanno fatto emergere nella società sarda una rinnovata voglia di riscatto e di opposizione a un’idea di Sardegna oggetto di sfruttamento energetico e militare, immensa servitù o bacino elettorale ad uso e consumo dei partiti italiani asserviti agli interessi d’oltremare. Tuttavia il movimento indipendentista non è riuscito ad interpretare la voglia di riscatto e di cambiamento popolare, presentandosi alle ultime elezioni agli occhi dei sardi in formazioni fra loro disunite e contrapposte ed evidentemente non capaci di rappresentare un’alternativa credibile al sistema politico centralista. Risulta essere questo il principale limite che l’indipendentismo deve superare. La scarsa volontà di dialogo, i personalismi esasperati e una competizione sterile per l’egemonia hanno infatti fin’ora reso di difficile attuazione qualsiasi percorso unitario ed allontanano entusiasmi e risorse preziose dalle stesse organizzazioni indipendentiste.
Tuttavia il quadro politico che viene fuori dalle scorse elezioni regionali offre uno scenario nel quale sono presenti due formazioni alternative ai partiti unionisti, Sardegna Possibile (con forte trazione indipendentista) e Fronte Indipendentista Unidu che hanno raccolto rispettivamente quasi 76.000 e 8000 voti, a riconferma della presenza in Sardegna di una solida base sulla quale costruire un futuro progetto di governo in grado di scalzare i soggetti centralisti. Tenuto inoltre presente dei tantissimi indipendentisti che non sentendosi rappresentati e considerando andata in fumo l’occasione storica di presentare una lista unitaria, non sono andati a votare e quelli che, la loro preferenza, l’hanno data alla lista Zona Franca o ad uno dei movimenti o partiti che, pur avendo genesi in Sardegna e richiamandosi in qualche modo all’indipendentismo, hanno corso all’interno degli schieramenti italiani o, ancora, alla lista del camaleontico Mauro Pili. 

Un nuovo impulso politico per una strategia unitaria
Superare il limiti dovuti alla frammentazione del movimento indipendentista resta la sola cosa da fare in vista del duro lavoro che ci attende sui territori e della necessità di influire significativamente sul dibattito politico sardo attraverso le nostre tematiche e le nostre lotte. Si avverte chiaramente la necessità in ambito indipendentista di dare vita ad un confronto post-elettorale pubblico e inclusivo, quale nuova fase costituente di un percorso unitario. Per questo crediamo sia necessario avviare oggi e non a pochi mesi dalle prossime consultazioni regionali, un percorso di dialogo che non può che attuarsi se non con la convocazione degli stati generali dell’indipendentismo, ossia di una assemblea generale capace di dare nuovo impulso alla lotta per l’indipendenza rendendo tutti, indipendentisti organizzati o no, protagonisti del processo di riunificazione strategica del movimento nazionale sardo.

Non ci sono più alibi o scuse per sottovalutare l’importanza di un percorso di questo tipo specialmente in virtù di un esito elettorale che ha inesorabilmente fatto emergere i limiti di un frazionismo sterile e controproducente.

Sardigna Indipendèntzia 2.0

Le basi per un Movimento di Unione Nazionale 
Oggi più che mai è necessario riflettere sul percorso compiuto dall’indipendentismo nell’ultimo decennio; un indipendentismo che si è contraddistinto per aver spinto la società sarda a reagire davanti allo sfruttamento indiscriminato del nostro territorio, trasformato in discarica, depredato delle sue risorse e reso povero da politiche economiche di sottosviluppo e di omologazione culturale sempre più pressanti e presenti nel nostro tessuto sociale. Una riflessione che ci porta inevitabilmente a considerare che pochi sono stati i traguardi raggiunti sul piano elettorale nonostante le tematiche indipendentiste abbiano fatto breccia tra molti sardi e soprattutto tra le nuove generazioni, che non considerano più l’indipendentismo un sogno romantico o velleitario ma un progetto politico per cui battersi e attraverso cui creare le condizioni di una vita migliore. Un progetto politico che sia espressione delle aspettative della nostra gente e che sappia disegnare i contorni di un futuro ordinamento istituzionale sulla base del quale si vuole costruire l’indipendenza della Nazione Sarda.

È su queste consapevolezze che dobbiamo avere il coraggio di promuovere nell’ambito di un ampio dibattito pubblico le basi per una nuova fase costituente dell’indipendentismo, che sia capace di dar vita ad un movimento di “unione nazionale”, plurale, democratico e costituito su base federale, in modo tale da consentire alle attuali organizzazioni di mantenere la propria autonomia elaborativa e organizzativa sui territori ma in sintonia con una politica nazionale omogenea e in grado di influire sull’esito di ogni futura consultazione elettorale. Un movimento che sappia raccogliere l’enorme patrimonio politico accumulato in anni di lotta da un mondo indipendentista oggi frammentato in mille rivoli ed evidentemente incapace di incidere compiutamente sulla vita politica dell’Isola. Un movimento che sia capace di assumere una veste propositiva per dare risposte concrete e credibili alle problematiche sociali ed economiche della nostra terra, attraverso il suo radicamento nel tessuto sociale sardo, l’elaborazione politica e la lotta popolare, democratica e non violenta; contribuendo quindi alla costruzione di una vera all’alternativa politica indipendentista ai blocchi unionisti.

Riteniamo che questa sia l’unica prospettiva sulla quale valga la pena lavorare ed è ciò per cui intendiamo adoperarci in futuro.

Non stiamo chiedendo in questa fase di sciogliere le organizzazioni esistenti e di formarne una nuova. Stiamo chiedendo di avviare un dibattito pubblico ampio e inclusivo nel quale dar vita ad un vero e proprio spazio di confronto, di elaborazione e di lotta comune e condiviso.

Sardigna Indipendèntzia 2.0 è lo slogan con il quale abbiamo voluto presentare questa proposta, dando un segnale di avvio di una nuova fase di organizzazione e sviluppo del movimento indipendentista sardo, una fase che sappia coinvolgere compiutamente individui, gruppi, associazioni, circoli, comitati ecc. sulla base della condivisione dei valori e dei principi che da sempre contraddistinguono le nostre lotte.

Una proposta:  
Una lista elettorale per il comune di Sassari 
Tra i terreni di confronto che possono contribuire ad un radicamento dell’indipendentismo sul territorio e che meglio si prestano ad una azione unitaria, vi è quello dei rinnovi delle amministrazioni comunali. L’elezione della nuova giunta elettorale di Sassari, la seconda città della Sardegna,  è fissata per il 25 maggio, in concomitanza con il rinnovo del parlamento europeo.

Riteniamo sia doveroso da parte degli indipendentisti prendere parte a questa consultazione elettorale e ci rendiamo disponibili a sostenere e a partecipare all’elaborazione di una proposta che ponga come imprescindibile ai processi di democratizzazione e di ricomposizione strategica dell’indipendentismo quello di una scelta del candidato sindaco attraverso elezioni primarie, unico mezzo in grado di rendere la base partecipe alla costruzione di una alternativa credibile ai partiti italiani.

Nonostante i tempi ristretti nei quali ci troviamo ad avanzare tale ipotesi di lavoro, siamo persuasi dal ritenere possibile la sua attuazione in virtù del fatto che ad oggi non è stata ancora definita alcuna proposta elettorale da parte di nessuna organizzazione indipendentista e ritenendo più che sufficienti i due mesi che ci separano dal voto per procedere in una scelta condivisa e collegiale del candidato sindaco.  

Conclusioni:
Un possibile percorso 
Il presente documento vuole dare l’impulso per l’apertura di un confronto inedito fra indipendentisti e tracciare in senso compiuto una strada di lavoro per tutti coloro che hanno aderito all’Associazione Zirichiltaggia o che vorrebbero farlo in prospettiva di quanto realizzato nel corso degli anni e di ciò che intendiamo realizzare e proporre in futuro.
In tal senso ci adopereremo per l’attuazione di tre punti:
1) La nascita di uno spazio di dibattito indipendentista;
2) L’avvio di una fase di confronto con le organizzazioni indipendentiste sensibili alle nostre tematiche.
3) La conseguente ridefinizione del ruolo politico-culturale dell’Associazione Zirichiltaggia.

Deliberazione 2° Asssemblea Nazionale
Assòtziu politicu-culturale Zirichiltaggia 
Tàtari, 23/03/2014
 


CAMPAGNA DI ADESIONE ANNO 2014

Foto. Cagliari, manifestazione Contr'a su Nucleare 26.03.11
Assòtziu politicu-culturale Zirichiltaggia 
CAMPAGNA DI ADESIONE ANNO 2014

Premessa: 
L’Associazione Zirichiltaggia è un collettivo politico-culturale nato a Sassari nel 2009 nell’ambito della lotta contro il nucleare in Sardigna. Sono stati temi come l’ambiente insieme al concetto di sovranità fondamentale per il nostro territorio i punti cardine in cui si è svolta la nostra attività.

L’Ass.ne Zirichiltaggia, data la sua collocazione nell’ambiente indipendentista, si è mossa a sostegno delle iniziative volte al perseguimento dell’unità degli indipendentisti, partecipando alla composizione di uno spazio di dibattito e di confronto pubblico e finalizzato alla convocazione dell’AGI (l’Assemblea Generale Indipendentista). 

Dopo 4 anni e mezzo abbiamo deciso di raccogliere le esperienze maturate nell’ambito della politica, delle manifestazioni e delle altre iniziative popolari alle quali abbiamo partecipato, aprendo una fase di discussione interna finalizzata al rilancio di alcune tematiche a noi care come il tema dell’unità indipendentista e lo sviluppo di reti territoriali di lavoro.

L’Associazione Zirichiltaggia non è un partito politico e non intende diventarlo in futuro. Il nostro obiettivo è creare uno spazio di confronto e dibattito condiviso. L’adesione alla nostra associazione non comporta la sottoscrizione di tessere ma la partecipazione ad un processo di unificazione indipendentista nel rispetto del pluralismo, della democrazia e del confronto paritario con tutte le componenti del movimento nazionale sardo.

Adesione: 
Possono dare la loro adesione all’Associazione Zirichiltaggia tutti coloro che, indipendentemente dalla nazionalità, né condividono i principi, che siano maggiorenni e che non facciano parte di partiti politici, movimenti o associazioni le cui finalità e attività sono in contrasto con il diritto all’autodeterminazione del popolo sardo.

Per aderire basta compilare e inviare il modulo sottostante:









lunedì 3 marzo 2014

Elezioni per il rinnovo del Consiglio Regionale: analisi del voto

A circa due settimane dal voto, alcune considerazioni che avevamo esposto alcuni mesi prima si sono rivelate esatte; il movimento indipendentista non è stato infatti in grado di presentare all’elettorato sardo una proposta unitaria alternativa agli schieramenti italiani, partecipando alla competizione elettorale in formazioni fra loro disunite e contrapposte che hanno inesorabilmente impresso in gran parte dell’elettorato sardo – in particolare in una buona fetta di quel 48% di astenuti – l’idea di un indipendentismo non coeso e incapace di rappresentare un’alternativa credibile al sistema politico centralista. Considerazioni queste sulle quali crediamo valga la pena di riflettere a freddo, allontanando gli isterismi post-elettorali di chi, evitando di assumersi qualsiasi responsabilità politica, vorrebbe far ricadere la colpa di un fallimento evidente dell’indipendentismo sardo interamente su quel popolo che si gradirebbe al proprio fianco e al quale però non si riesce a comunicare in maniera soddisfacente il proprio progetto politico-elettorale. Così se da una parte l’indipendentismo mostra segni di grande vitalità, influenzando palesemente i programmi di tutti gli schieramenti politici e il dibattito istituzionale tanto da indurre destra e sinistra italiana a far proprie alcune sue battaglie storiche quali quelle sulla lingua sarda o sull’istituzione di una agenzia sarda delle entrate, dall’altra assistiamo ad una totale incapacità di dar seguito ad una strategia omogenea a causa di dirigenze personaliste e inconcludenti e disegni egemonici che puntualmente non fanno che spegnere entusiasmi ed allontanare risorse preziose dalle organizzazioni stesse.

A fronte di una sconfitta elettorale dell’indipendentismo non resta ora che considerare le opportunità che lo scenario politico attuale ci offre da qui ai prossimi cinque anni, consapevoli del fatto che le due formazioni alternative ai partiti unionisti, Sardegna Possibile (con forte trazione indipendentista) e Fronte Indipendentista Unidu, hanno raccolto rispettivamente quasi 76.000 e 8000 voti, a riconferma della presenza in Sardegna di una solida base sulla quale costruire un futuro progetto di governo in grado di scalzare i soggetti centralisti. Tenuto inoltre presente dei tantissimi indipendentisti che non sentendosi rappresentati e considerando andata in fumo l’occasione storica di presentare una lista unitaria, non sono andati a votare e quelli che, la loro preferenza, l’hanno data alla lista Zona Franca o ad uno dei movimenti o partiti che, pur avendo genesi in Sardegna e richiamandosi in qualche modo all’indipendentismo, hanno corso all’interno degli schieramenti italiani o, ancora, alla lista del camaleontico Mauro Pili. 

Il quadro che viene fuori da queste elezioni pensiamo sia però solo in apparenza di un indipendentismo ulteriormente frammentato, in quanto pare evidente che la centralità politica conquistata nell’ambito di questa esperienza da Sardegna Possibile e dal Fronte sia destinata a caratterizzare ogni decisione o iniziativa che si vorrà prendere nei prossimi tempi in ambito indipendentista. D’altronde non si può non considerare che solo l’assenza di una strategia condivisa e l’applicazione di una legge elettorale iniqua e sottovalutata non hanno consentito l’elezione di rappresentanti in Consiglio Regionale. Di fatti una lista indipendentista unitaria avrebbe permesso il superamento della soglia di sbarramento del 5% ma si è preferito invece seguire ben altre logiche politiche, all’insegna dell’opportunismo e della mancanza di umiltà e pragmatismo.

Progres e aMpI, che hanno rispettivamente stimolato la nascita di SP e del FIU, hanno oggi la grossa responsabilità di salvaguardare i risultati ottenuti da questi due importanti processi aggreganti, che hanno avuto in particolare il merito e la capacità di coinvolgere tanta gente nella stesura di programmi politici cuciti sulle reali necessità dei sardi e della Sardegna, affrontando concretamente le criticità che maggiormente colpiscono la nostra società.

Il vero limite di questa esperienza elettorale va ancora una volta rilevato nella mancata condivisione del metodo di scelta del candidato governatore, che ha poi inesorabilmente creato lo scenario confuso e contradditorio di cui sopra.

Non esistono alibi che possano giustificare l’assenza di una strategia unitaria che sottoponesse alla volontà della base indipendentista di tutte le organizzazioni, di tutto il movimento nazionale, la scelta del candidato governatore, per superare le difficoltà e le acredini fra soggetti perennemente in competizione e in contrasto fra loro per pure ragioni di spicciolo opportunismo politico. 

Non andrebbe ora sprecata l’occasione di estendere la centralità conquistata a tutto il dibattito politico sardo, approfittando – qualora lo si considerasse opportuno – delle sponde politiche presenti all’interno del Consiglio Regionale per interferire e pesare energicamente nell’ambito del dibattito istituzionale. In tal senso non sarebbe sensato chiudere aprioristicamente ad ogni forma di dialogo con Gavino Sale – neoeletto consigliere regionale – che ha manifestato apertamente la sua disponibilità a rappresentare le istanze indipendentiste all’interno del palazzo. D’altra parte, a fronte di un risultato elettorale insoddisfacente, gli indipendentisti hanno l’obbligo di sottrarsi a qualsiasi forma di marginalizzazione politica e di adoperarsi per trarre il massimo profitto da un dibattito pubblico il più ampio e inclusivo possibile. L’alleanza elettorale di iRS con lo schieramento unionista di centro-sinistra ha portato questo movimento inequivocabilmente fuori dall’indipendentismo, ma sarebbe fin troppo semplice, scontato e superficiale emanare sentenze di condanna inamovibili nei confronti di questa organizzazione senza invece assumersi l’onere di tracciare la strada verso un percorso di unificazione del movimento nazionale sardo, riconducendo su posizioni indipendentiste organizzazioni che alla luce dei fatti hanno assunto posizioni contrastanti con la lotta di liberazione nazionale ma con le quali riteniamo sia doveroso mantenere un livello di confronto basato sul rispetto. Al fine di veicolare le proposte indipendentiste anche laddove gli indipendentisti non hanno ancora rappresentanza e di conseguenza la possibilità di spostare gli equilibri di forza tra Stato Italiano e Nazione Sarda ma dove è possibile far emergere le contraddizioni interne alla classe politica unionista.

Di questi temi centrali e di altre importanti proposte si dovrebbe discutere nell’ambito di un dibattito post-elettorale pubblico e inclusivo, di cui si sente in maniera urgente e pressante la necessità, quale nuova fase costituente di un percorso unitario dell’indipendentismo. Unica prospettiva sulla quale riteniamo valga la pena lavorare è infatti la formazione di un soggetto politico plurale, democratico e costituito su base federale, in modo tale da consentire alle attuali organizzazioni di mantenere la propria autonomia elaborativa e organizzativa sui territori ma in sintonia con una politica nazionale omogenea e in grado di influire sull’esito di ogni futura consultazione elettorale.

Tra gli altri terreni di confronto che possono contribuire ad un radicamento dell’indipendentismo sul territorio e che meglio si prestano ad una azione unitaria, vi è quello dei rinnovi delle amministrazioni comunali. Con l’elezione a Consigliere Regionale di Gianfranco Ganau, attuale sindaco di Sassari, si prospetta nell’immediato futuro – essendo le due cariche incompatibili per legge – l’apertura di una competizione elettorale a ridosso della quale gli indipendentisti hanno il dovere di confrontarsi per portare una propria lista a concorrere alla guida della seconda città dell’Isola. Da parte nostra non verrà a mancare l’appoggio a qualsiasi proposta che ponga come imprescindibile ai processi di democratizzazione e di ricomposizione strategica dell’indipendentismo quello di una scelta del candidato sindaco attraverso le primarie, unico mezzo in grado di rendere la base partecipe alla costruzione di una alternativa credibile ai partiti italiani. 

Assòtziu Zirichiltaggia
Tàtari, 01/03/2014 

 


lunedì 11 novembre 2013

La Maddalena: parte dal territorio la campagna elettorale del Fronte Indipendentista Unidu

di Giovanni Fara

Il Fronte Indipendentista Unidu ha scelto di cominciare la sua campagna elettorale dall’isola de La Maddalena, di fronte all’Hotel Porto Arsenale, luogo simbolo della devastazione ambientale perpetrata da decenni ai danni della Sardegna. Abbiamo deciso di partire da qui per denunciare lo sperpero dei denari dei sardi attuato da una classe politica che ha dato prova di non volersi minimamente curare del benessere e degli interessi del territorio. Abbiamo deciso di cominciare dai problemi che ci riguardano più da vicino: quello dell'occupazione militare, delle mancate bonifiche, della strafottenza di una classe politica moralmente indegna e non adeguata a rappresentare gli interessi dei Sardi. La vicinanza al territorio e il confronto diretto con le persone e i loro problemi sarà ciò che caratterizzerà tutta campagna elettorale del Fronte Indipendentista.
Quella di ieri è stata l’occasione per esprimere tutta la nostra indignazione per i termini dell’accordo siglati tra lo Stato Italiano, la Regione e il Comune de La Maddalena del 29 ottobre. Consideriamo sconcertante che il governatore Cappellacci dopo 4 anni di totale disinteresse sul problema delle mancate bonifiche gridi vittoria per aver siglato un accordo che prevede che la Regione debba spenda ben 5.400mila euro. È sconcertante vedere come il governatore Cappellacci usi toni trionfalistici e provi a farsi la campagna elettorale sulle spalle dei sardi. Abbiamo voluto denunciare il silenzio complice della Regione in una vicenda di appalti truccati a danno dell’arcipelago maddalenino. Abbiamo voluto denunciare una volta ancora il rifiuto della Regione di costituirsi parte civile per le mancate bonifiche del G8. Abbiamo voluto denunciare il silenzio del governatore Cappellacci per il mancato versamento nelle casse della Regione dei 31milioni di euro che la Mita Resort del Gruppo di Emma Marcegaglia avrebbe dovuto versare dopo essersi aggiudicata l’appalto per la riqualificazione turistica dell’hotel porto arsenale. Riteniamo sconcertante la totale mancanza di senso di responsabilità della classe politica sarda che, dopo aver procurato un danno di immagine e un danno economico non solo all’isola de La Maddalena ma a tutta la Sardegna, ora gioca a scarica barile mettendo nelle mani dell’amministrazione comunale l’attuazione delle bonifiche incompiute che dovrebbero essere realizzate in 30 mesi. Sappiamo che non saranno sufficienti gli undicimilioni di euro che lo stato dovrà spendere a metà con la Regione Sardegna per portare a termine la bonifica su un area che si estende per oltre 20mila metri quadri marini e riteniamo a maggior ragione che, l’accordo siglato, si rivelerà essere l’ennesima beffa ai danni del popolo sardo.
Il Fronte sarà in ogni caso vigile e presente, anche dopo le elezioni e per tutto il tempo che sarà necessario affinché le bonifiche vengano realmente portate a termine. Chiameremo sempre in causa chi ha attuato e di chi ha reso possibile il disastro ecologico dell’arcipelago maddalenino. Vigileremo affinché non si giochi più con il futuro di questo territorio e del suo sviluppo. Non ci siamo dimenticati delle cinquemila tonnellate di rifiuti speciali tra cui amianto, idrocarburi, metalli pesanti e perfino materiale radioattivo che sono stati sparsi in mezza Sardegna, dalla discarica de "s'ispiritu santu" di Olbia alle migliaia di metri di profondità della miniera di Canaglia nella Nurra. Non ci siamo dimenticati delle responsabilità della cricca del G8, di quelle della protezione civile e di Bertolaso. Non ci siamo dimenticati delle responsabilità della capitaneria di porto di Porto Torres, del sindaco di Porto Torres e di quello di Sassari nei cui territori e sulle cui strade sono transitati, nel silenzio di tutti, questo genere di materiali pericolosi e incompatibili con la vita dell’uomo e dell’ambiente.
Per risolvere questa politica fallimentare il Fronte ha individuato delle soluzioni che saranno presenti nel suo programma, tra cui:
1) una legge che preveda in caso di bonifica di un territorio, il diritto di prelazione per le imprese specializzate nelle bonifiche con sede legale in Sardegna da almeno tre anni;
2) il varo di una legge che renda obbligatorio che la RAS si costituisca parte civile in caso di disastro ambientale;
3) Obbligo per le ditte che vogliono installare nuovi impianti industriali impattanti, di versare alla Regione una cauzione pari la costo dello smantellamento degli impianti stessi e della bonifica del territorio.
Il Fronte si batterà affinché questo territorio ricco di bellezze e di risorse naturali possa essere riqualificato e valorizzato, perché siamo stanchi di sentirci dire che la Sardegna è una terra povera e che quindi non esiste altro modello di sviluppo se non quello dato dall’occupazione militare, dalla svendita del territorio e da modelli economici che nulla hanno a che fare con la naturale vocazione del nostro habitat. La povertà è solo nella testa di chi fin’ora ci ha governato, di chi non è stato capace di mettere in piedi un solo valido  progetto di sviluppo, di prosperità economica e di tutela ambientale.
Abbiamo aperto la nostra campagna elettorale a la Maddalena per disegnare un futuro diverso per uno degli angoli più belli e suggestivi della nostra Isola e per l’intera Sardegna. Riparte da qui, riparte dal Fonte Indipendentista Unidu, la lotta per l’emancipazione e l’indipendenza del nostro Paese.



sabato 14 settembre 2013

Considerazioni sull’Assemblea Generale Indipendentista di Ghilarza del 08/09/2013

Siamo certi che con l’esperienza dell’Assemblea svoltasi a Ghilarza domenica 8 settembre 2013 si sia aperta una nuova fase politica attraverso una modalità di dibattito che raramente si è vista prima nell’ambito del confronto interno al movimento indipendentista. La possibilità di prendere parte in maniera paritaria alla costruzione di un progetto politico frutto degli entusiasmi e del contributo di tutti è stato reso possibile anche grazie alla capacità organizzativa di aMpI che ha presieduto l’incontro rendendo davvero tutti protagonisti del dibattito che si è concluso con la votazione di due documenti approvati a larghissima maggioranza attraverso i quali si è deciso di dare vita ad un fronte indipendentista per le elezioni del 2014 come passaggio fondamentale per la realizzazione di un progetto di liberazione nazionale e sociale della nostra terra organizzando nei territori, in maniera democratica e partecipativa, dei comitati provinciali per realizzare tutti assieme un programma pensato per i bisogni reali del popolo sardo. 
 
L’Associazione Zirichiltaggia ha preso parte all’incontro sulla base di una riflessione che da sempre ci spinge ad operare per stimolare e favorire una collaborazione fra le diverse anime dell’indipendentismo. Pensiamo che quella di domenica sia stata una tappa importante di un lungo e difficile percorso di unificazione del movimento nazionale sardo, di un percorso di unificazione del movimento indipendentista sardo. Crediamo sia possibile dar vita ad una reale alternativa politica ed elettorale ai partiti italiani e allo stesso tempo favorire la nascita di uno spazio importante di condivisione politica e di lotta comune dove ognuno possa dare il proprio contributo di idee in maniera davvero egualitaria e partecipata.
 
Fino ad oggi il confronto fra indipendentisti è stato reso difficile dai rapporti fra le varie dirigenze che non sono mai riuscite a trovare una linea di condotta comune. Lontano da noi in questo momento il desiderio di attribuire responsabilità politiche o quello di puntare il dito contro qualcuno in particolare, ci interessa piuttosto che si creino finalmente e in maniera concreta le condizioni affinché dalla necessità di dialogo, di dibattito e di confronto ormai avvertita a tutti i livelli nell’indipendentismo sardo, scaturiscano delle proposte politiche che abbiano un lungo corso, che sappiano guardare anche ad una fase successiva a quella delle elezioni del 2014. Questo è quello che ci aspettiamo succeda anche grazie all’input venuto fuori a conclusione dei lavori dell’Assemblea di Ghilarza.
 
Queste considerazioni ci spingono chiaramente verso un ragionamento più complesso rispetto alla prossima scadenza elettorale: pensiamo non sia più sufficiente sperare di entrare all’interno del Consiglio Regionale senza avere il peso politico necessario per influire attivamente sulle decisioni politiche che riguardano questa terra. Gli indipendentisti devono poter entrare in Regione come forza in grado di spostare gli equilibri di potere, come forza capace di incidere fortemente sulle decisioni che riguardano il nostro futuro ma non possiamo sperare di farlo attraverso giochi di potere, inciuci dell’ultima ora e alleanze furbe con i partiti italiani. L’indipendenza è una cosa seria; non esistono scorciatoie e non esistono vie di mezzo: o si sta dalla parte dei sardi e della Sardegna o si sta dalla parte dello Stato Italiano e delle sue politiche coloniali.
 
Per questa ragione riteniamo giusto escludere una qualsiasi forma di collaborazione o di alleanza con i partiti italiani da parte del fronte indipendentista di cui si sono gettate le basi a Ghilarza. Non ci si può alleare con chi non riconosce il concetto di Nazione Sarda e di conseguenza il nostro diritto all’autodeterminazione e all’indipendenza; progetto che non lascia spazio a troppe interpretazioni, il cui significato si può sintetizzare nel pieno riconoscimento della soggettività politica della Nazione Sarda in campo internazionale, pieno diritto di formare un proprio Stato, una propria Repubblica libera da condizionamenti esterni, sia sotto il profilo socio-culturale che su quello politico ed economico. Una visione tanto diversa quanto distante dagli artifici politici attraverso cui si maschera l’opportunismo di chi vuole sfruttare l’ondata di simpatia dei sardi verso le politiche indipendentiste per ricondurre il malcontento generale e le aspettative di cambiamento nell’alveo dell’ormai logoro autonomismo. Si cerca quindi di far passare il concetto di indipendenza come affine all’idea dello “Stato dentro lo Stato”, del federalismo o di qualche altra bizzarria che mal si cela sotto la lunga coperta del “sovranismo” di cui ormai in Sardegna tutti si ammantano, da destra a sinistra.
 
Pensiamo che questo debba essere elemento di riflessione, specialmente per l’area sardista, da tempo imprigionata dentro logiche di potere legate a doppio nodo con gli interessi dei partiti italiani. Occorre quindi fare chiarezza ma precisando che non si tratta di distribuire patenti di indipendentismo bensì di porre le condizioni affinché il movimento indipendentista possa farsi finalmente interprete della voglia di cambiamento popolare attraverso un processo di emancipazione nazionale in grado di coinvolgere tutta la società sarda e di influire compiutamente sulle scelte che ricadranno sul futuro del nostro Paese.
 
L’obiettivo della creazione di una classe dirigente consapevole non è tanto distante nel tempo. A Ghilarza si è aperta una pagina nuova e importante nel percorso di elaborazione politica che mira alla creazione di un indipendentismo di governo, un indipendentismo capace di esprimersi attraverso forme di organizzazione democratiche e inclusive, capace di garantire il pieno riconoscimento e la massima espressione di ciascuna delle componenti del movimento nazionale sardo. Non è ancora troppo tardi per lavorare alla realizzazione di un blocco nazionale sulla base della condivisione di un programma comune e di valori condivisi. Non si tratta di chiedere un passo indietro a qualcuno ma di fare tutti un passo avanti verso la creazione di una valida, coerente e credibile alternativa indipendentista ai partiti italiani. Si tratta di fatto di favorire l’avanzata dell’indipendentismo nella società sarda e di rispondere alle aspettative e alla forte richiesta di unità che arriva dalle basi di tutte le organizzazioni indipendentiste. Queste sono le condizioni politiche che auspichiamo vengano a crearsi a partire dall’assemblea di Ghilarza in poi, con uno sguardo rivolto ad un possibile incontro tra “Sardegna Possibile” – progetto che vede Michela Murgia candidata alla carica di governatore su proposta di Progres – e il fronte unitario nato dall’Assemblea Generale Indipendentista, le cui porte sono chiaramente aperte alla partecipazione di quelle organizzazioni che a Ghilarza hanno scelto di non esserci e che non hanno ora alcun motivo di dubitare della validità di un percorso realmente unitario e democratico. 
 
La necessità di una assemblea permanente si prospetta quanto più necessaria e utile in una fase successiva a quella elettorale, nella quale sarà indispensabile garantire, oltreché la presenza di un lavoro che nasce dal basso per opera delle indicazioni dei comitati territoriali quale espressione di democrazia e di partecipazione inedita per l’indipendentismo, anche il pieno riconoscimento delle anime che hanno sposato con entusiasmo l’iniziativa di aMpI. L’assemblea permanente potrà contribuire al compimento di quel percorso di convergenza nazionale da tempo auspicato e che dovrebbe porre le organizzazioni indipendentiste nella condizione di operare in base alla condivisione di tematiche comuni per dare risposte unitarie alle criticità sociali che riguardano la nostra terra e la sua gente.
 
Tàtari 14/09/2013
Giovanni Fara
pro s’Assòtziu Zirichiltaggia


giovedì 12 settembre 2013

Documentu votadu in Bilarzi dae s’Assemblea generale Indipendentista.

Votatzione 1 S’Assemblea de s’8 de cabudanni de Bilartzi pensat chi siat pretzisu de fraigare unu fronte indipendentista pro sas eletziones sardas de su 2014, comente passàgiu fundamentale pro sa fraigadura de unu progetu de liberatzione natzionale e sotziale in sa Terra nostra, abertu a totu cussas fortzas polìticas, sotziales, intelletuales e econòmicas chi cumpartzint unu programma de indipendèntzia cumprida.


Votatzione 2 S’Assemblea Generale Indipendentista s’at a organizare in sos territòrios in manera democràtica e partetzipativa, formende comitados provintziales, pro fraigare totu paris su programma, chi at a èssere pensadu pro sos bisòngios reales de su pòpulu sardu. Sighende su matessi critèriu partetzipativu e democràticu ant a èssere iscritas sas listas eletorales e seberadu su candidadu Guvernadore. Sos comitados territoriales sunt abertos a totu sos chi assegurant de leare parte abberu a sas fainas polìticas, chi sunt de acordu cun sos iscopos generales de custa Assemblea e chi pagant una cuota mìnima pro agiudare a chitare sos gastos de sa campagna eletorale. Sos comitados, a segunda de sa mannària issoro, ant a elègere sos delegados pro su Comitadu Natzionale, chi s’at a addobiare periodicamente. Sos delegados ant a pòdere èssere cambiados semper dae sos Comitados Provintziales, si no ant a fàghere su dovere issoro. Su Comitadu Natzionale, sighende sos inditos de sos comitados provintziales, at a arresonare in custu òrdine, de custas chistiones:


1) Programma eletorale;
2) Eletzione de s’Esecutivu Natzionale (formadu dae sos delegados chi ant a faeddare in pùblicu e cun sos mèdia;
3) Candidadu Guvernadore.


lunedì 26 agosto 2013

Adesione all’Assemblea Generale Indipendentista

L’Assòtziu politicu-culturale Zirichiltaggia comunica la propria adesione all’Assemblea Generale Indipendentista convocata da aMpI per domenica 8 settembre alle ore 10:00 a Ghilarza, presso la Torre Aragonese.
 
Saremo presenti per dare il nostro sostegno e contributo alla creazione di una alternativa seria e credibile ai partiti italiani, per ribadire la nostra non disponibilità a consegnare i contenuti delle lotte indipendentiste nelle fauci degli schieramenti unionisti, da sempre nemici dell’indipendentismo e ostili a qualsiasi forma di emancipazione nazionale del Popolo Sardo.
 
Saremo presenti con tutto l’entusiasmo che da sempre accompagna il nostro impegno politico per contribuire assieme alle organizzazioni indipendentiste, alle realtà culturali e sociali della nostra terra, alle individualità libere e a chiunque si riconosca nella voglia di riscatto della Sardigna e nel suo diritto all’autogoverno e all’autodeterminazione, a tracciare una tappa importante nella direzione dell’unificazione del movimento nazionale sardo e di conseguenza verso la creazione di una forza politica plurale, democratica e inequivocabilmente indipendentista.
 
Per la prima volta negli ultimi cinque anni abbiamo la possibilità di metterci a confronto in maniera paritaria con chi davvero crede sia possibile unire i sardi e gli indipendentisti sulla base della condivisione di valori, tematiche e programmi comuni. Per la prima volta dopo vari tentativi andati a vuoto soprattutto per l’indisponibilità delle segreterie dei partiti e movimenti indipendentisti, tutte le sensibilità che compongono il movimento nazionale avranno la possibilità di essere protagonisti nell’ambito di un dibattito aperto al contributo di idee e progetti da mettere in condivisione gli uni con gli altri.
 
Questo modo di procedere riteniamo faccia parte della nostra cultura politica e del nostro bagaglio di esperienze, maturate nel corso delle assemblee del 25 settembre e del 30 ottobre del 2011, svoltesi rispettivamente a Ghilarza - quando per la prima volta fu presentata la proposta di convocazione dell’AGI (Assemblea Generale Indipendentista) - e a S. Cristina di Paulilatino. Esperienze che hanno segnato il percorso che abbiamo fatto fino ad oggi nel tentativo di stimolare il dibattito attorno al tema dell’unità indipendentista e suggerendo a più riprese che l’unico metodo realmente funzionale a questo scopo sarebbe stato quello di dare vita ad un dibattito pubblico e inclusivo di tutte le anime della galassia indipendentista. In questo senso non ha alcuna importanza stabilire meriti su chi abbia convocato la prima Assemblea Generale Indipendentista ma piuttosto stabilire le modalità di partecipazione ad un percorso che non dovrà esaurirsi con questa prima convocazione e tantomeno all’indomani delle elezioni, se davvero vorrà rappresentare la via di svolta di un indipendentismo moderno e capace di costruire la propria alternativa al sistema dei partiti italiani senza piegarsi a logiche opportunistiche che pongono le alleanze con i partiti unionisti come unico vettore in grado di portare una manciata di indipendentisti all’interno del Consiglio Regionale. Una manciata di indipendentisti che difficilmente saranno poi in grado di spostare gli equilibri di potere che da sempre rendono gli interessi della Sardigna e del suo Popolo subalterni a quelli italiani. Il percorso di convergenza delle forze indipendentiste dovrà quindi, a nostro avviso, portare alla costruzione di un blocco elettorale influente e capace di porsi come alternativa di governo dell’isola e pure se non sarà possibile raggiungere questo risultato oggi, con l’AGI dell’8 settembre avremo la possibilità di gettare le basi per un progetto ambizioso di costruzione dell’alternativa sarda al modello di declino economico, sociale e culturale impostoci da decenni dal colonialismo italiano, dalle logiche della dipendenza e della rassegnazione a cui ci hanno finora assoggettato. 

Non è più tempo di condurre in maniera isolata battaglie di sola testimonianza, non è più tempo di puerili disaccordi originati dal culto del leader né di sterili contrapposizioni dovute all’uso di differenti terminologie e bandiere. È ora di guardarci in faccia con rispetto e di costruire assieme un fronte patriottico ancorato a valori ben saldi e condivisi. Pertanto l’Assòtziu Zirichiltaggia invita tutti gli indipendentisti a partecipare l’8 settembre 2013 alla prima Assemblea Generale Indipendentista e a portare un contributo reale alla lotta di liberazione nazionale della Sardigna.

Tàtari 26/08/2013
Assòtziu Zirichiltaggia