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martedì 13 settembre 2016

A si mòere est unu deretu, no unu lussu!

“Muoversi è un diritto, non un lusso!” questo il principio ribadito nel corso della manifestazione organizzata questa mattina dagli indipendentisti del Fronte Indipendentista Unidu, Sardigna Natzione Indipendentzia e dalla Confederazione Sindacale Sarda per protestare contro la decisione della Regione Sardegna e dell’Arst di aumentare in maniera sproporzionata, ingiustificabile e irresponsabile i prezzi dei biglietti del trasporto pubblico extraurbano.


Decisione motivata dal fatto che le tariffe fossero ferme da dieci anni e con una non ben chiara “semplificazione ed armonizzazione” del sistema trasporti. Affermazioni che sulla bocca di politici e dirigenti di azienda suonano come un vero e proprio sberleffo nei confronti di quelle famiglie per i quali dal primo settembre spostarsi comporta un aggravio di spesa non indifferente rispetto al passato. Questi aumenti, infatti, risuonano come del tutto ingiustificati a fronte dei disservizi a cui l’ARST ci ha da tempo abituato. Basti pensare ai numerosi mezzi di trasporto vecchi e spesso pericolosi, al numero di tratte assolutamente insufficienti, alle fermate chiuse, all’assenza in moltissimi paesi di “Stazioni degli autobus” degne di questo nome. Il pensiero qui non può che volare immediatamente alla Stazione di Sassari, provvisoria in via Padre Ziranu dal 2008 e abbandonata ad uno stato di degrado impietoso sia dall’ARST che dall’amministrazione comunale che, dal 2008 ad oggi, non è riuscita ad individuare un luogo più adatto nel quale accogliere i viaggiatori che ogni giorno si spostano da e per Sassari.


Ma tornando ai rincari della rivoluzione dei trasporti marcata Pigliaru, ciò che suscita sgomento e preoccupazione è l’aumento sconsiderato degli abbonamenti e l’abolizione delle agevolazioni per le famiglie meno agiate. Una famiglia che ha più di uno studente a carico si trova ora a dover sostenere dei costi altissimi per mandare a studiare i propri figli. La giunta Pigliaru sta di fatto adottando una politica scellerata che mette sullo stesso piano gli studenti più svantaggiati con quelli più ricchi. Una decisione quindi assunta contro ogni logica, contro il buon senso e contro ogni forma di giustizia sociale. 


È chiaro che ci troviamo di fronte ad un vero e proprio attacco al diritto allo studio, ma c’è dell’altro: In Sardegna esiste un problema oggettivo nella gestione dei trasporti. La classe politica si riempie spesso la bocca di termini quali “diritto allo studio”, “diritto alla mobilità” o  “mobilità sostenibile” ma nei fatti attua misure tendenti a danneggiare le famiglie, i lavoratori, gli studenti che si devono spostare da una zona all’altra dell’Isola. Se in Sardegna non si possiede un’automobile non si ha la possibilità di muoversi agevolmente per l’insufficienza dei mezzi di trasporto pubblico e per l’insufficienza delle tratte. Ogni famiglia è quindi costretta a mantenere anche due o tre autovetture con tutte le conseguenze negative che questo comporta anche in termini di inquinamento ambientale. 

La Giunta Pigliaru, l’assessore ai trasporti Deiana, hanno dimostrato ampiamente di non avere alcun interesse – oltre che nessuna capacità – di dare seguito ad un piano di trasporti funzionale ed efficiente per la Sardegna. Sia in termini di trasporto interno all’Isola  che verso l’esterno. Lo hanno dimostrato con i treni superveloci e supercostosi che si fermano continuamente a causa di guasti e imprevisti, mostrando l’inefficienza imbarazzante del sistema di trasporto su rotaie. Lo hanno dimostrato con l’isolamento degli aeroporti sardi dalle grandi capitali europee e oggi lo dimostrano con un aumento inammissibile dei prezzi di trasporto di treni e autobus.

È evidente come quella attuata dalla Giunta Pigliaru sia una politica di disincentivo dell’utilizzo dei mezzi pubblici e che pertanto i primi che dovrebbero sostenere la protesta contro il caro trasporti siano proprio i dipendenti dell’ARST, che in futuro saranno i primi a pagare le conseguenze di un progressivo ed inesorabile ridimensionamento del trasporto pubblico extraurbano.

Per questo nel corso della manifestazione sono state ribadite le ragioni della protesta ed è stato chiesto a gran voce un passo indietro rispetto alla decisione presa; il ripristino del vecchio piano tariffario e l’immediata reintroduzione delle agevolazioni per anziani, famiglie e studenti meno abbienti.

Indispensabile è l’avvio nell’Isola un piano di investimenti per l’implemento del trasporto pubblico. Misure imprescindibili per impedire l’isolamento e lo spopolamento dei nostri paesi.

La protesta di questa mattina si unisce a quella degli studenti e a quella degli amministratori che già si sono espressi contro l’aumento delle tariffe dell’Arst. Protesta che, se vorrà ottenere dei risultati, dovrà essere portata avanti con determinazione  fintanto che non saranno ripristinati criteri di equità e di giustizia sociale.

Sàssari, 13/09/2016
Giovanni Fara



lunedì 29 agosto 2016

La sfida del PD sardo

Una domenica mattina di fine agosto accendo il computer e mi imbatto in uno dei tantissimi post del sindaco di Sassari Nicola Sanna che ci ripropone una sua riflessione di due anni fa, visto che nella città da lui amministrata va tutto bene e c’è spazio per occuparsi anche di questioni ben più ampie, al limite della filosofia, riguardante la sfida del PD sardo.
***
Testo:
La storia non si ripete.... quasi.
Due anni fa questa riflessione:
La sfida del PD sardo.
Alla distanza di sessanta giorni dalle primarie del 26 ottobre per scegliere un nuovo segretario regionale del PD, il quale sia autentico interprete della domanda di cambiamento che ci rivolge, ad ogni occasione, l'elettorato democratico sardo, penso che occorra dare un contributo ad una discussione congressuale che mi appare ancora troppo dimessa rispetto alle responsabilita' cui e' coinvolto un complessivo gruppo dirigente impegnato nel governo della regione, delle principali citta' e nella maggioranza dei centri minori dell'Isola.
Sono trascorsi dieci anni dall'alba di una esperienza di governo della regione, originale e densa di speranza e grandi aspettative, in parte non deluse, per una Sardegna nuova che pur basandosi sulle radici identitarie di un popolo, sulla inviolabilita' del suo patrimonio ambientale, e' riuscita a declinare -per la prima volta-, un essere isolani ma non isolati dal resto della nazione e dell Europa.
Ad un Partito nuovo e moderno, quale il PD ambisce essere, e' richiesta una progettualita', una visione, una definizione di prospettive ultradecennali non banali e comunque non limitate al successo nella prossima scadenza elettorale. Attorno a questo complesso di idee e programmi occorrono quadri dirigenti ampi e collettivi, rappresentativi di una societa' nella quale sono sempre meno apparenti le differenze e le discriminazioni di classe, ormai derubricate a semplici mancanze di pari opportunita', ma sono invece evidenti i segni dell impoverimento dei piu', che soffrono materialmente l'assenza di lavoro.
Le istituzioni e i partiti, l'Europa, con la quale si sono sviluppate negli ultimi settanta anni la pace, la democrazia e lo sviluppo economico mai conosciuti prima, appaiono incapaci a delineare il futuro di un area che, per la nostra Isola, e' di elezione primaria: il Mediterraneo. Nel rapporto con questa area geografica l'autonomia ed il federalismo sardi, assumono una dimensione che non possono solo misurare soltanto l’efficienza della pubblica amministrazione regionale ma devono rappresentare la piena consapevolezza dei cittadini sardi di poter svolgere un ruolo attivo e determinante nel panorama economico e sociale in quest'area geografica, che possa rispondere efficacemente al collasso del sistema industriale isolano, proponendo un nuovo modello di sviluppo che nel rapporto con la costa settentrionale dell Africa e dei paesi euro-mediterranei ritrovi i fondamentali economici e sociali per una nuova rinascita dell'Isola, ormai allo stremo.
In questo stretto rapporto, non possiamo lasciare che il destino della nostra Isola sia inesorabilmente segnato dal calo demografico e dal primato dei centenari, dalla nuova emigrazione dei nostri giovani e non solo; si offrirebbe cosi al Mondo un Isola vecchia e senza speranze.
La Sardegna puo' avere un destino diverso, ha potenzialità inespresse e risorse nuove a partire da quelle etiche e morali, culturali, professionali che sono fondamentali per una rinascita. La scelta di costruire una forza politica autonoma, riformista, federalista, democratica in Sardegna che sappia allargare quei confini tradizionali tipici dei partiti del novecento ad altri valori e radici di liberta' e indipendenza, e' essenziale per superare le ingiustizie che generano le piccole sovranità della quotidianità della politica locale, delle vecchie correnti di pensiero - ormai trasformate in tribu', in pacchetti di tessere o di elettorato -.
Tutto cio' genera ingiustizia, genera e lucra sul precariato di giovani che non vedono piu' l ascensore sociale generato dalla preparazione scolastica ed universitaria, dei meno giovani, spesso laureati disoccupati, di chi ha moglie e figli e a 50 anni e' espulso dal lavoro industriale o dei servizi. Dobbiamo saper reagire a questo declino, ma con le nostre forze e con le nostre prossime generazioni affinche' riacquistino, in Europa e in Italia, la dignita' di un popolo di un'Isola che non si isola, sapendo che dobbiamo costruire alleanze, senza facili concessioni, nelle istituzioni dove le decisioni che ci riguardano siano assunte con noi e non sopra di noi.
Ecco perche' serve un vero progetto di cambiamento per la Sardegna, serve un Partito Democratico Sardo che lo animi che si confonti con la nostra gente, serve un uomo o una donna che ne sia autentico interprete e protagonista insieme a tutti i sardi.

Nicola Sanna
Sindaco di SassarI
***
Parole come cambiamento, democrazia e responsabilità riferite al gruppo dirigente del PD impegnato nel governo della Regione, risuonano, mai come oggi, dense di ipocrisia e totalmente staccate dalla realtà. In particolare, risulta grottesco il riferimento al riconoscimento delle radici identitarie del Popolo sardo da parte di chi nega l’esistenza della Nazione Sarda. Alla luce di quanto fatto dal PD sardo coinvolto nel governo dell’isola per la tutela e la valorizzazione del nostro patrimonio ambientale (?), possiamo fare la conta dei danni procurati dagli incendi, con oltre quattromila ettari andati in fumo solo quest’anno per la totale assenza di opere di prevenzione e salvaguardia del territorio da parte di una giunta regionale completamente assente. Questo giusto per fare un esempio.
L’abusata dicotomia isolani/isolati rispetto alla questione Ryanair rende perfettamente l’idea di una mancata cognizione della realtà da parte del gruppo dirigente del PD, incapace di tutelare il diritto alla mobilità dei sardi e di creare un’alternativa di trasporti tale da non renderci isolati dal resto dell’Europa. Ciò che il PD ambisce ad essere e di cui parla Sanna è del tutto ridimensionato alla luce dei fatti: quello che vediamo è proprio una mancanza di progettualità, di visioni e delle prospettive che non siano banali e che non siano improntate solo ad un raggiungimento di un risultato elettorale. Nessuna prospettiva infatti di superare i modelli di sviluppo industriali e altamente inquinanti che, in tutta l’isola, hanno compromesso ben 45mila ettari di territorio.
Nel sassarese la presenza dell’industria chimica, divenuta uno dei perni dello scambio di interessi economici e clientelari, procura un incidenza tumorale del 50% più alta rispetto a quella di tutto il resto dell’isola. Ma il PD, che Sanna rappresenta, non ha mai cercato di mettere in discussione tale modello di sviluppo, pensando di pianificare una riconversione basata sulle bonifiche, la valorizzazione e il rilancio in termini economici degli oltre 20km di costa del litorale sassarese, le cui spiagge, ancora oggi, nel 2016, ospitano i residui della lavorazione industriale accanto a sdraio e ombrelloni.
Sanna afferma che: “una societa' nella quale sono sempre meno apparenti le differenze e le discriminazioni di classe, ormai derubricate a semplici mancanze di pari opportunita', ma sono invece evidenti i segni dell impoverimento dei piu', che soffrono materialmente l'assenza di lavoro.” La complessità di questa frase ci fa quasi perdere il senso del discorso, si capisce che il sindaco ha colto il problema dell’assenza di lavoro. E dire che poco tempo fa vedeva nell’emigrazione dei giovani sassaresi, addirittura delle “opportunità in più” per chi restava. Segno evidente di una grande e complessa capacità di analisi e di prospettiva che, in qualche modo, lo metteva al riparo dal fare qualcosa di concreto per chi il lavoro non ce l’ha. D'altronde è risaputo che città spopolate offrano grandi opportunità…
Parole come pace, democrazia e sviluppo economico stridono con gli oltre 35mila ettari di territorio sardo occupato da basi militari (circa il 70% dell’intero apparato militare italiano), sulle quali si addestrano gli eserciti di mezzo mondo e si sperimentano ordigni di distruzione di massa poi impiegati nei conflitti internazionali. Stridono con la ormai nota presenza della fabbrica tedesca di armi alle porte di Domusnovas, la quale vanta un giro di affari che solo nel 2015 ha raggiunto i 40milioni di euro. È evidente come il fallimento delle istituzioni autonomistiche abbia in questi ultimi settanta anni determinato la funzione strategica della Sardegna nell’ambito militare. Il richiamo di Sanna ad un ruolo “consapevole e attivo dei cittadini sardi” nello sviluppo dei rapporti economici e sociali del Mediterraneo, risuona quindi come un goffo tentativo di nascondere e scaricare sul popolo sardo i gravi fallimenti di un’amministrazione pubblica rappresentata da una classe dirigente subalterna, arrivista e totalmente incapace di progettualità e slanci ideali. 
Pensando alle clamorose vicende che hanno scosso il PD negli ultimi anni, ogni singola frase di Nicola Sanna risuona come uno slogan privo di reale significato. Voglio ricordare la rinuncia della candidatura alla carica di Governatrice della Sardegna di Francesca Barracciu quando è venuta fuori la notizia dei fondi dei rimborsi destinati ai gruppi politici utilizzati per finalità personali. Prima i 33mila euro che sarebbero stati spesi per pagarsi la benzina tra il 2006 e il 2009 – giustificazione al limite del surreale – poi gli ulteriori 81mila euro per cui è stata accusata di peculato. Accuse che per il PD devono essere sembrate di poco conto dato che alla rinuncia alla corsa per la Regione è corrisposta la nomina a Sottosegretario di Sato del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo. Voglio ricordare la condanna di Renato Soru a 3 anni per evasione fiscale che ha portato alle sue dimissioni da segretario regionale del PD e alla sospensione dal gruppo europarlamentare dei socialisti e democratici, chiaramente per non mettere in imbarazzo il partito, visto che se n’è guardato bene dal rinunciare al seggio. È ovvio che il prestigio economico derivante dal ruolo assunto nelle istituzioni, per queste persone rappresenta un valore ben più alto di qualsiasi etica e morale, nonché di qualsiasi responsabilità nei confronti della comunità.
Nicola Sanna conclude la sua riflessione con parole che hanno davvero del paradossale. Incita i sardi, o forse lo stesso PD, a reagire al declino a cui la Sardegna va incontro a causa delle politiche attuate dai partiti tradizionali, dalle consorterie che gestiscono “pacchetti di tessere o di elettorato”, quasi che il Partito Democratico possa in qualche modo tirarsi fuori da ogni responsabilità riguardo l’imbarbarimento della politica regionale. Ma è proprio di fronte a questa palese mancanza di senso della realtà e all’utilizzo continuo e inopportuno di toni da campagna elettorale permanente che i sardi dovrebbero aprire gli occhi e chiedere conto di quel che i partiti e certe personalità di spicco al governo stanno facendo per noi e per la nostra terra. Evitare di fare autocritica, rispetto al proprio operato come a quello del proprio partito, equivale nello specifico ad una accettazione dei reali rapporti di forza e di subalternità che impediscono al nostro Popolo di sfuggire ad un futuro senza speranza. Nell’intenzione di mascherare le responsabilità del PD, Nicola Sanna non aggiunge un bel niente al dibattito politico, consapevole di rappresentare, a livello cittadino, un partito la cui esistenza è funzionale solo ad interessi particolari, per di più estrani e contrastanti a quelli dei sardi.
Sàssari 28/08/2016
Giovanni Fara


sabato 7 giugno 2014

10 anni di criminalizzazione delle lotte sociali per l’indipendenza della Nazione Sarda

Foto: Genova, G8 2001
La posizione dell’Assòtziu Zirichiltaggia, rispetto al processo imbastito dallo Stato italiano contro militanti della sinistra indipendentista e dell’antagonismo sardo a distanza di dieci anni dall’operazione Arcadia e dal teorema Piasanu, è che sia solo una farsa politica, l’epilogo di un processo di criminalizzazione delle lotte sociali dei primi anni duemila (tra cui la lotta alle cave, l’opposizione alle politiche neo-liberiste del G8 e il forte  risveglio culturale e politico a difesa della lingua sarda e dei diritti collettivi del nostro popolo) nonché un attacco frontale dello Stato nei confronti dell’indipendentismo sardo.

L’inconsistenza delle accuse e la natura politica del processo, dimostrati da anni di intercettazioni, pedinamenti, carcerazioni preventive e altrettante scarcerazioni e assoluzioni (in particolare la vicenda  dell’indipendentista Bruno Bellomonte, assolto dopo due anni di carcere preventivo per “insussistenza dei reati contestati”) che in questi anni hanno demolito ogni assurda accusa, dimostrano la sconfitta dello Stato sul piano oggettivo. Pensiamo che questo sia sufficiente a considerare del tutto assurdo anche il solo voler sprecare ulteriore denaro pubblico per celebrare quello che a tutti gli effetti si presenta come un processo farsa.

Foto: Occupazione della Cava di Muros (Manifesto 2002)
In quanto all’indipendentismo crediamo si sia persa l’ennesima occasione per tracciare senza esitazione un solco tra la persecuzione e la criminalizzazione delle lotte che riguardano tutti i sardi e uno Stato sempre più prepotente e contrapposto ai bisogni del nostro popolo e ad ogni sua ambizione di libertà e di indipendenza.

Assòtziu Zirichiltaggia 
Tàtari, 07/06/2014

 


lunedì 24 marzo 2014

Tesi programmatica (Deliberazioni 2° assemblea nazionale)

Tesi programmatica 
(Deliberazioni 2° assemblea nazionale)

L’attuale situazione politica
Il movimento indipendentista sta crescendo, le battaglie portate avanti in quest’ultimo decennio hanno fatto emergere nella società sarda una rinnovata voglia di riscatto e di opposizione a un’idea di Sardegna oggetto di sfruttamento energetico e militare, immensa servitù o bacino elettorale ad uso e consumo dei partiti italiani asserviti agli interessi d’oltremare. Tuttavia il movimento indipendentista non è riuscito ad interpretare la voglia di riscatto e di cambiamento popolare, presentandosi alle ultime elezioni agli occhi dei sardi in formazioni fra loro disunite e contrapposte ed evidentemente non capaci di rappresentare un’alternativa credibile al sistema politico centralista. Risulta essere questo il principale limite che l’indipendentismo deve superare. La scarsa volontà di dialogo, i personalismi esasperati e una competizione sterile per l’egemonia hanno infatti fin’ora reso di difficile attuazione qualsiasi percorso unitario ed allontanano entusiasmi e risorse preziose dalle stesse organizzazioni indipendentiste.
Tuttavia il quadro politico che viene fuori dalle scorse elezioni regionali offre uno scenario nel quale sono presenti due formazioni alternative ai partiti unionisti, Sardegna Possibile (con forte trazione indipendentista) e Fronte Indipendentista Unidu che hanno raccolto rispettivamente quasi 76.000 e 8000 voti, a riconferma della presenza in Sardegna di una solida base sulla quale costruire un futuro progetto di governo in grado di scalzare i soggetti centralisti. Tenuto inoltre presente dei tantissimi indipendentisti che non sentendosi rappresentati e considerando andata in fumo l’occasione storica di presentare una lista unitaria, non sono andati a votare e quelli che, la loro preferenza, l’hanno data alla lista Zona Franca o ad uno dei movimenti o partiti che, pur avendo genesi in Sardegna e richiamandosi in qualche modo all’indipendentismo, hanno corso all’interno degli schieramenti italiani o, ancora, alla lista del camaleontico Mauro Pili. 

Un nuovo impulso politico per una strategia unitaria
Superare il limiti dovuti alla frammentazione del movimento indipendentista resta la sola cosa da fare in vista del duro lavoro che ci attende sui territori e della necessità di influire significativamente sul dibattito politico sardo attraverso le nostre tematiche e le nostre lotte. Si avverte chiaramente la necessità in ambito indipendentista di dare vita ad un confronto post-elettorale pubblico e inclusivo, quale nuova fase costituente di un percorso unitario. Per questo crediamo sia necessario avviare oggi e non a pochi mesi dalle prossime consultazioni regionali, un percorso di dialogo che non può che attuarsi se non con la convocazione degli stati generali dell’indipendentismo, ossia di una assemblea generale capace di dare nuovo impulso alla lotta per l’indipendenza rendendo tutti, indipendentisti organizzati o no, protagonisti del processo di riunificazione strategica del movimento nazionale sardo.

Non ci sono più alibi o scuse per sottovalutare l’importanza di un percorso di questo tipo specialmente in virtù di un esito elettorale che ha inesorabilmente fatto emergere i limiti di un frazionismo sterile e controproducente.

Sardigna Indipendèntzia 2.0

Le basi per un Movimento di Unione Nazionale 
Oggi più che mai è necessario riflettere sul percorso compiuto dall’indipendentismo nell’ultimo decennio; un indipendentismo che si è contraddistinto per aver spinto la società sarda a reagire davanti allo sfruttamento indiscriminato del nostro territorio, trasformato in discarica, depredato delle sue risorse e reso povero da politiche economiche di sottosviluppo e di omologazione culturale sempre più pressanti e presenti nel nostro tessuto sociale. Una riflessione che ci porta inevitabilmente a considerare che pochi sono stati i traguardi raggiunti sul piano elettorale nonostante le tematiche indipendentiste abbiano fatto breccia tra molti sardi e soprattutto tra le nuove generazioni, che non considerano più l’indipendentismo un sogno romantico o velleitario ma un progetto politico per cui battersi e attraverso cui creare le condizioni di una vita migliore. Un progetto politico che sia espressione delle aspettative della nostra gente e che sappia disegnare i contorni di un futuro ordinamento istituzionale sulla base del quale si vuole costruire l’indipendenza della Nazione Sarda.

È su queste consapevolezze che dobbiamo avere il coraggio di promuovere nell’ambito di un ampio dibattito pubblico le basi per una nuova fase costituente dell’indipendentismo, che sia capace di dar vita ad un movimento di “unione nazionale”, plurale, democratico e costituito su base federale, in modo tale da consentire alle attuali organizzazioni di mantenere la propria autonomia elaborativa e organizzativa sui territori ma in sintonia con una politica nazionale omogenea e in grado di influire sull’esito di ogni futura consultazione elettorale. Un movimento che sappia raccogliere l’enorme patrimonio politico accumulato in anni di lotta da un mondo indipendentista oggi frammentato in mille rivoli ed evidentemente incapace di incidere compiutamente sulla vita politica dell’Isola. Un movimento che sia capace di assumere una veste propositiva per dare risposte concrete e credibili alle problematiche sociali ed economiche della nostra terra, attraverso il suo radicamento nel tessuto sociale sardo, l’elaborazione politica e la lotta popolare, democratica e non violenta; contribuendo quindi alla costruzione di una vera all’alternativa politica indipendentista ai blocchi unionisti.

Riteniamo che questa sia l’unica prospettiva sulla quale valga la pena lavorare ed è ciò per cui intendiamo adoperarci in futuro.

Non stiamo chiedendo in questa fase di sciogliere le organizzazioni esistenti e di formarne una nuova. Stiamo chiedendo di avviare un dibattito pubblico ampio e inclusivo nel quale dar vita ad un vero e proprio spazio di confronto, di elaborazione e di lotta comune e condiviso.

Sardigna Indipendèntzia 2.0 è lo slogan con il quale abbiamo voluto presentare questa proposta, dando un segnale di avvio di una nuova fase di organizzazione e sviluppo del movimento indipendentista sardo, una fase che sappia coinvolgere compiutamente individui, gruppi, associazioni, circoli, comitati ecc. sulla base della condivisione dei valori e dei principi che da sempre contraddistinguono le nostre lotte.

Una proposta:  
Una lista elettorale per il comune di Sassari 
Tra i terreni di confronto che possono contribuire ad un radicamento dell’indipendentismo sul territorio e che meglio si prestano ad una azione unitaria, vi è quello dei rinnovi delle amministrazioni comunali. L’elezione della nuova giunta elettorale di Sassari, la seconda città della Sardegna,  è fissata per il 25 maggio, in concomitanza con il rinnovo del parlamento europeo.

Riteniamo sia doveroso da parte degli indipendentisti prendere parte a questa consultazione elettorale e ci rendiamo disponibili a sostenere e a partecipare all’elaborazione di una proposta che ponga come imprescindibile ai processi di democratizzazione e di ricomposizione strategica dell’indipendentismo quello di una scelta del candidato sindaco attraverso elezioni primarie, unico mezzo in grado di rendere la base partecipe alla costruzione di una alternativa credibile ai partiti italiani.

Nonostante i tempi ristretti nei quali ci troviamo ad avanzare tale ipotesi di lavoro, siamo persuasi dal ritenere possibile la sua attuazione in virtù del fatto che ad oggi non è stata ancora definita alcuna proposta elettorale da parte di nessuna organizzazione indipendentista e ritenendo più che sufficienti i due mesi che ci separano dal voto per procedere in una scelta condivisa e collegiale del candidato sindaco.  

Conclusioni:
Un possibile percorso 
Il presente documento vuole dare l’impulso per l’apertura di un confronto inedito fra indipendentisti e tracciare in senso compiuto una strada di lavoro per tutti coloro che hanno aderito all’Associazione Zirichiltaggia o che vorrebbero farlo in prospettiva di quanto realizzato nel corso degli anni e di ciò che intendiamo realizzare e proporre in futuro.
In tal senso ci adopereremo per l’attuazione di tre punti:
1) La nascita di uno spazio di dibattito indipendentista;
2) L’avvio di una fase di confronto con le organizzazioni indipendentiste sensibili alle nostre tematiche.
3) La conseguente ridefinizione del ruolo politico-culturale dell’Associazione Zirichiltaggia.

Deliberazione 2° Asssemblea Nazionale
Assòtziu politicu-culturale Zirichiltaggia 
Tàtari, 23/03/2014
 


sabato 8 marzo 2014

Sardegna 2014: strozzinaggio, sfratti e sfacelo

Da sempre siamo abituati a relazionarci con lo stato centrale attraverso un groviglio di documenti e carte: la burocrazia, dietro cui pare evidente ormai celarsi l’intento di creare un macchinoso sistema a danno dei lavoratori e delle imprese.

Accade così che la famigerata legge della vergogna, la n°44/88, quella per cui il governatore uscente Ugo Cappellacci, si vantava di aver trovato una soluzione, produca tutt’ora effetti disastrosi per decine di aziende sarde, messe in difficoltà da un sistema di prestiti che ha generato interessi lievitati enormemente nel tempo e diventati spesso inestinguibili oltre che da una crisi economica senza precedenti. Problematiche, queste, a fronte delle quali la politica unionista ha sempre risposto con vuote promesse di propaganda, ignorando il grido d’allarme e di disperazione lanciato dall’intero comparto agrario, stremato economicamente da un sistema fiscale indecente e dall’usura legalizzata perpetrata da Equitalia a discapito delle aziende sarde.

Quello a danno della Famiglia Spanu, è uno sfratto che ha dell’incredibile. Vent’anni fa ha contratto un debito di appena 16milioni di lire tramite una cambiale agraria, debito tra l’altro onorato, e oggi la loro azienda di sei ettari, del valore di oltre 600mila euro, viene venduta all’asta per appena 130mila euro. Il rischio è quello di lasciare l’intera famiglia per strada, essendo l’azienda anche la casa degli Spanu: dieci persone, tra le quali anche dei bambini. Una vicenda che dovrebbe essere risolvibile attraverso un accordo tra gli Spanu e l’acquirente. Nel caso si presentassero i carabinieri con a seguito l’ufficiale giudiziario la famiglia potrà comunque contare sulla solidarietà e sul sostengo di tantissimi indipendentisti che stanno presidiando l’azienda giorno e notte per impedire una simile vergogna.

L’Assòtziu Zirichiltaggia esprime solidarietà alla Famiglia Spanu di Arborea e invita tutti i sardi a intervenire a Sa Die de sa Bardiania convocata per domani, domenica 9 marzo, per ribadire la vicinanza e il sostegno a chi si vede vittima di una evidente ingiustizia e dell’indifferenza di una politica che pare essere interessata più alla spartizione di cariche di potere che ad incentrare la propria attenzione su quelle che risultano essere le situazioni più drammatiche e urgenti da risolvere in Sardigna. Anche per questo ci appelliamo all’unità delle forze indipendentiste, affinché sappiano porsi come interlocutori con le parti sociali più deboli, e imprimere nel dibattito politico la necessità di interventi urgenti a salvaguardia della dignità delle famiglie e dei lavoratori schiacciati dalla macchina dell’usura legalizzata dello Stato. Tra queste individuiamo il blocco immediato degli sfratti e l’istituzione di un fondo per l’accesso al credito agevolato alle aziende in difficoltà.

Assòtziu Zirichiltaggia
Tàtari, 08/03/2014
  

lunedì 3 marzo 2014

Elezioni per il rinnovo del Consiglio Regionale: analisi del voto

A circa due settimane dal voto, alcune considerazioni che avevamo esposto alcuni mesi prima si sono rivelate esatte; il movimento indipendentista non è stato infatti in grado di presentare all’elettorato sardo una proposta unitaria alternativa agli schieramenti italiani, partecipando alla competizione elettorale in formazioni fra loro disunite e contrapposte che hanno inesorabilmente impresso in gran parte dell’elettorato sardo – in particolare in una buona fetta di quel 48% di astenuti – l’idea di un indipendentismo non coeso e incapace di rappresentare un’alternativa credibile al sistema politico centralista. Considerazioni queste sulle quali crediamo valga la pena di riflettere a freddo, allontanando gli isterismi post-elettorali di chi, evitando di assumersi qualsiasi responsabilità politica, vorrebbe far ricadere la colpa di un fallimento evidente dell’indipendentismo sardo interamente su quel popolo che si gradirebbe al proprio fianco e al quale però non si riesce a comunicare in maniera soddisfacente il proprio progetto politico-elettorale. Così se da una parte l’indipendentismo mostra segni di grande vitalità, influenzando palesemente i programmi di tutti gli schieramenti politici e il dibattito istituzionale tanto da indurre destra e sinistra italiana a far proprie alcune sue battaglie storiche quali quelle sulla lingua sarda o sull’istituzione di una agenzia sarda delle entrate, dall’altra assistiamo ad una totale incapacità di dar seguito ad una strategia omogenea a causa di dirigenze personaliste e inconcludenti e disegni egemonici che puntualmente non fanno che spegnere entusiasmi ed allontanare risorse preziose dalle organizzazioni stesse.

A fronte di una sconfitta elettorale dell’indipendentismo non resta ora che considerare le opportunità che lo scenario politico attuale ci offre da qui ai prossimi cinque anni, consapevoli del fatto che le due formazioni alternative ai partiti unionisti, Sardegna Possibile (con forte trazione indipendentista) e Fronte Indipendentista Unidu, hanno raccolto rispettivamente quasi 76.000 e 8000 voti, a riconferma della presenza in Sardegna di una solida base sulla quale costruire un futuro progetto di governo in grado di scalzare i soggetti centralisti. Tenuto inoltre presente dei tantissimi indipendentisti che non sentendosi rappresentati e considerando andata in fumo l’occasione storica di presentare una lista unitaria, non sono andati a votare e quelli che, la loro preferenza, l’hanno data alla lista Zona Franca o ad uno dei movimenti o partiti che, pur avendo genesi in Sardegna e richiamandosi in qualche modo all’indipendentismo, hanno corso all’interno degli schieramenti italiani o, ancora, alla lista del camaleontico Mauro Pili. 

Il quadro che viene fuori da queste elezioni pensiamo sia però solo in apparenza di un indipendentismo ulteriormente frammentato, in quanto pare evidente che la centralità politica conquistata nell’ambito di questa esperienza da Sardegna Possibile e dal Fronte sia destinata a caratterizzare ogni decisione o iniziativa che si vorrà prendere nei prossimi tempi in ambito indipendentista. D’altronde non si può non considerare che solo l’assenza di una strategia condivisa e l’applicazione di una legge elettorale iniqua e sottovalutata non hanno consentito l’elezione di rappresentanti in Consiglio Regionale. Di fatti una lista indipendentista unitaria avrebbe permesso il superamento della soglia di sbarramento del 5% ma si è preferito invece seguire ben altre logiche politiche, all’insegna dell’opportunismo e della mancanza di umiltà e pragmatismo.

Progres e aMpI, che hanno rispettivamente stimolato la nascita di SP e del FIU, hanno oggi la grossa responsabilità di salvaguardare i risultati ottenuti da questi due importanti processi aggreganti, che hanno avuto in particolare il merito e la capacità di coinvolgere tanta gente nella stesura di programmi politici cuciti sulle reali necessità dei sardi e della Sardegna, affrontando concretamente le criticità che maggiormente colpiscono la nostra società.

Il vero limite di questa esperienza elettorale va ancora una volta rilevato nella mancata condivisione del metodo di scelta del candidato governatore, che ha poi inesorabilmente creato lo scenario confuso e contradditorio di cui sopra.

Non esistono alibi che possano giustificare l’assenza di una strategia unitaria che sottoponesse alla volontà della base indipendentista di tutte le organizzazioni, di tutto il movimento nazionale, la scelta del candidato governatore, per superare le difficoltà e le acredini fra soggetti perennemente in competizione e in contrasto fra loro per pure ragioni di spicciolo opportunismo politico. 

Non andrebbe ora sprecata l’occasione di estendere la centralità conquistata a tutto il dibattito politico sardo, approfittando – qualora lo si considerasse opportuno – delle sponde politiche presenti all’interno del Consiglio Regionale per interferire e pesare energicamente nell’ambito del dibattito istituzionale. In tal senso non sarebbe sensato chiudere aprioristicamente ad ogni forma di dialogo con Gavino Sale – neoeletto consigliere regionale – che ha manifestato apertamente la sua disponibilità a rappresentare le istanze indipendentiste all’interno del palazzo. D’altra parte, a fronte di un risultato elettorale insoddisfacente, gli indipendentisti hanno l’obbligo di sottrarsi a qualsiasi forma di marginalizzazione politica e di adoperarsi per trarre il massimo profitto da un dibattito pubblico il più ampio e inclusivo possibile. L’alleanza elettorale di iRS con lo schieramento unionista di centro-sinistra ha portato questo movimento inequivocabilmente fuori dall’indipendentismo, ma sarebbe fin troppo semplice, scontato e superficiale emanare sentenze di condanna inamovibili nei confronti di questa organizzazione senza invece assumersi l’onere di tracciare la strada verso un percorso di unificazione del movimento nazionale sardo, riconducendo su posizioni indipendentiste organizzazioni che alla luce dei fatti hanno assunto posizioni contrastanti con la lotta di liberazione nazionale ma con le quali riteniamo sia doveroso mantenere un livello di confronto basato sul rispetto. Al fine di veicolare le proposte indipendentiste anche laddove gli indipendentisti non hanno ancora rappresentanza e di conseguenza la possibilità di spostare gli equilibri di forza tra Stato Italiano e Nazione Sarda ma dove è possibile far emergere le contraddizioni interne alla classe politica unionista.

Di questi temi centrali e di altre importanti proposte si dovrebbe discutere nell’ambito di un dibattito post-elettorale pubblico e inclusivo, di cui si sente in maniera urgente e pressante la necessità, quale nuova fase costituente di un percorso unitario dell’indipendentismo. Unica prospettiva sulla quale riteniamo valga la pena lavorare è infatti la formazione di un soggetto politico plurale, democratico e costituito su base federale, in modo tale da consentire alle attuali organizzazioni di mantenere la propria autonomia elaborativa e organizzativa sui territori ma in sintonia con una politica nazionale omogenea e in grado di influire sull’esito di ogni futura consultazione elettorale.

Tra gli altri terreni di confronto che possono contribuire ad un radicamento dell’indipendentismo sul territorio e che meglio si prestano ad una azione unitaria, vi è quello dei rinnovi delle amministrazioni comunali. Con l’elezione a Consigliere Regionale di Gianfranco Ganau, attuale sindaco di Sassari, si prospetta nell’immediato futuro – essendo le due cariche incompatibili per legge – l’apertura di una competizione elettorale a ridosso della quale gli indipendentisti hanno il dovere di confrontarsi per portare una propria lista a concorrere alla guida della seconda città dell’Isola. Da parte nostra non verrà a mancare l’appoggio a qualsiasi proposta che ponga come imprescindibile ai processi di democratizzazione e di ricomposizione strategica dell’indipendentismo quello di una scelta del candidato sindaco attraverso le primarie, unico mezzo in grado di rendere la base partecipe alla costruzione di una alternativa credibile ai partiti italiani. 

Assòtziu Zirichiltaggia
Tàtari, 01/03/2014 

 


giovedì 20 febbraio 2014

Lo spoglio in diretta

Foto: affissioni elettorali abusive a Sassari, Via Gavino Pinna
Per quanto inusuale, affidiamo ad uno scritto di Daniela Piras non una classica riflessione politica sulle elezioni appena concluse ma un punto di vista, una prospettiva narrata con gli occhi di chi, dall’altra parte di uno schermo televisivo, ha assistito alla riconferma di un sistema consolidato di potere; il quale celebra se stesso con la retorica politica di chi ha la consapevolezza che da domani nulla sarà cambiato.
Assòtziu Zirichiltaggia
19.02.2014


Lo spoglio in diretta
di Daniela Piras

Lo spoglio delle schede elettorali era quasi concluso. Il risultato era già certo e nella rete televisiva sarda era in corso una trasmissione in diretta in cui politici, giornalisti e opinionisti si scambiavano le prime impressioni.
A vederli attraverso lo schermo della televisione si intravedeva la noncuranza con cui stavano adagiati sulle poltrone dello studio.
Attraverso il segnale digitale arrivava quasi il coro dei sospiri di sollievo degli eletti.
Quelle poltrone erano il preludio di ben altre poltrone, quelle del consiglio regionale.
La mancata candidata del centro sinistra, sostituita a poche settimane dal voto perché inquisita, sorrideva con un ghigno, sistemandosi il bavero della giacca blu del suo tailleur. Pensava che sarebbe riuscita nel suo obiettivo, quello di restare all’interno del palazzo di viale Trento, in un modo o nell’altro. Era questione di strategie e di mettere a frutto anni di esperienza, forse non avrebbe avuto l’accesso dal portone principale ma nulla le vietava di intrufolarsi dalla finestra.  
Affianco a lei gli altri impiegati della politica, ugualmente comodi nei loro abiti di alta sartoria. 
Il giornalista al centro dello studio alternava domande a considerazioni, disquisiva delle percentuali raggiunte, di strategie politiche, di coalizioni di convenienza e di un fatidico “ritorno alla politica seria”.
Tra le facce degli ospiti, però, non sembravano esserci differenze evidenti.
Politici al loro ultimo giorno di potere e rampanti parlamentari freschi di mandato avevano la stessa espressione, stupita e soddisfatta insieme.
Trasudavano freddezza. Lontani anni luce da quello che era il pubblico dall’altra parte dello schermo.
Lo spazio dato ai movimenti indipendentisti non era tanto, sull’argomento regnava il caos, uno dei neo-eletti, evidentemente poco informato, parlava del progetto indipendentista come una “moda del momento”, altalenando concetti confusi a frasi fatte che non riuscivano a catturare l’attenzione degli ospiti ormai stanchi dalle lunghe ore della diretta Tv. 


Foto: affissioni elettorali a Sassari
Tra i rieletti spuntavano nomi di indagati compiacenti al sistema assodato del voto di scambio. Indagati, sì, ma pur sempre grandi affabulatori e potenti erogatori di promesse di favori/lavori/collocazioni/spinte varie.
Privi di argomenti di reale interesse, la discussione si spostava sul numero dei seggi assegnati agli uomini e su quanti aggiudicati alle donne.
Capigliature sfatte, mascara che appesantivano gli occhi. Camice sudate sotto le giacche impagliate dei politici facevano mostra all’interno dello studio dalle luci basse.
La diretta stava per concludersi. Gli ospiti continuavano a rivolgersi ai sardi, all’elettorato sardo, azzardando congetture su quello o quell’altro motivo che aveva portato la popolazione a segnare la croce su un simbolo anziché su un altro.
Il presidente neo-eletto, alla fine dei calcoli, risultava scelto da una percentuale che si assestava a meno del 22% degli elettori sardi.
Una consistente parte degli aventi diritto, la metà, aveva preferito non recarsi ai seggi.
Il governatore non interpretava certamente la maggioranza dei suoi cittadini.
Dal giornalista e dai vari opinionisti che analizzavano i risultati, gli astensionisti venivano classificati velocemente come pigri/inermi/rassegnati/disinteressati.
Davanti allo schermo, tantissimi cittadini seguivano la trasmissione cercando di capire cosa sarebbe successo dal giorno seguente.
Tra loro anche tantissimi non votanti che avevano scelto di tenersi lontano dai seggi.
Lontani, però, lo erano stati solo fisicamente e non certo per disinteresse.
Più verosimilmente avevano scelto di non esercitare il sofferto diritto perché non avevano individuato, tra i tanti faccioni sorridenti appesi in ogni angolo, coloro ai quali sentivano di poter delegare la loro parte di potere decisionale, non li trovavano né presentabili, né tanto meno candidabili.
Il giornalista chiuse la diretta visibilmente esausto dalle ore di lavoro.
I politici salutarono i telespettatori con il loro sorriso migliore, ringraziando del nuovo potere acquisito.
Negli occhi lucidi s’intravedeva la stanchezza, erano davvero sfiniti dalla campagna elettorale.

 
 

domenica 15 dicembre 2013

A conclusione della nostra partecipazione al processo di costruzione del Fronte

Foto: Ghilarza, Assemblea Generale, 8 settembre 2013
Pubblichiamo oggi 15/12/2013 il documento datato 2 dicembre 2013 riguardante le motivazioni della nostra fuoriuscita dal Fronte Indipendentista Unidu:

Tra i primi sostenitori del percorso di costituzione del Fronte Indipendentista Unidu, l’Assòtziu politicu-culturale Zirichiltaggia prende oggi atto, in base alle decisioni adottate dall’Assemblea Nazionale dei Delegati circa la modalità di scelta del candidato governatore e il suo esito predeterminato, che sono sfumati i presupposti politici essenziali per i quali i suoi attivisti hanno dato la loro adesione:

1. l’apertura di un percorso di collaborazione e di convergenza che non si esaurisse all’indomani del voto ma che favorisse la nascita di uno spazio di condivisione paritario fra le varie componenti indipendentiste in funzione di un processo di unificazione del movimento nazionale sardo;
2. la realizzazione di una alternativa elettorale ai partiti italiani che richiamasse l’unità degli indipendentisti attorno alle lotte e ai valori che li accomunano e li contraddistinguono;
3. il coinvolgimento diretto nell’ambito del dibattito politico e del percorso di costruzione del Fronte della base indipendentista in un ottica di confronto paritario e democratico;
4. la realizzazione di un progetto elettorale in cui prima si desse spazio ai contenuti e al programma e poi ai candidati.

È per noi evidente come nessuno di questi punti sia stato perseguito fino in fondo:

1. il Fronte Indipendentista Unidu si configura essere sempre più un progetto a soli fini elettoralistici poiché non ha fin’ora creato i presupposti di trasparenza e collegialità necessari affinché le varie componenti indipendentiste (organizzazioni e singoli) possano aderirvi e attribuendo nella sostanza all’assemblea nazionale dei delegati le funzioni tipiche di una direzione partitica;
2. la scelta di un dirigente nazionale di a Manca pro s’indipendentzia come candidato governatore compromette di fatto l’intero percorso di costruzione di un Fronte indipendentista unitario, creando una evidente sovrapposizione del partito rispetto al progetto stesso;
3. l’accentramento di tutto il potere decisionale nelle mani dell'assemblea dei delegati ha portato inevitabilmente ad uno scollamento con la base e i territori, all’esclusione da gran parte del dibattito politico del resto degli aderenti al Fronte, i quali non hanno potuto partecipare in maniera attiva alle principali fasi decisionali che hanno portato alla scelta del candidato governatore;
4. ad oggi non è stato diffuso tra agli aderenti il programma politico attorno al quale sarebbe dovuta avvenire, in maniera collegiale, democratica e inclusiva (vista la natura del progetto) la scelta del candidato governatore e la composizione delle liste del Fronte.

Foto: Cagliari, Conferenza Stampa, 5 ottobre 2013 
Rimarchiamo come la poca volontà di misurarsi con l’esigenza di coinvolgimento della base nelle decisioni da prendere abbia finito per incidere profondamente sui rapporti interni al Fronte. A nulla è servito il tentativo di mediazione posto in essere con la presentazione di una mozione con la quale si chiedeva espressamente di rimettere nelle mani dell’assemblea generale, ossia di tutti gli aderenti al Fronte, la possibilità di scelta del candidato presidente. A nulla è servito il richiamo al senso di responsabilità verso il percorso intrapreso e l’invito a individuare il candidato governatore tra chi non ricoprisse nessun ruolo di responsabilità all’interno di una qualsiasi organizzazione (associazione, movimento o partito politico); tra chi avesse tutte le qualità per rappresentare una reale sintesi delle varie esperienze e sensibilità indipendentiste, garantendone la coesione e pertanto l’avvicinamento al Fronte.

Prediamo atto del fatto che i tempi non sono ancora maturi per la costituzione di un fronte indipendentista capace di rispondere alla necessità di inclusione della base nelle fasi decisionali, progetto che richiede in primo luogo affidabilità e coerenza soprattutto da chi per primo si è fatto interprete del bisogno di dialogo, di confronto e di democrazia. Per tutte queste ragioni non possiamo che ritirare la nostra adesione al Fronte.

Da parte nostra vanno in ogni caso i più sinceri auguri di buon lavoro al candidato del Fronte votato in data 24.11.13, il cui nome sarà reso pubblico nei prossimi giorni. L’auspicio è che sappia interpretare al meglio il programma politico alle cui linee generali e alla stesura di una prima bozza abbiamo dato il nostro contributo in termini di idee e proposte e per la realizzazione del quale riconosciamo esserci stato un coinvolgimento dei territori.

Il nostro sostengo, anche senza un coinvolgimento diretto, andrà a chi con coerenza si muoverà al di la della linea di demarcazione che separa l’indipendentismo dall’opportunismo e dalla svendita delle nostre lotte, a chi manterrà l’equidistanza dai partiti italiani e dai diretti responsabili dello sfacelo politico, economico e sociale in cui versa la Nazione Sarda per costruire con coerenza un futuro dignitoso e in grado di spezzare le catene della subalternità culturale e politica del nostro popolo.

Tissi 02/12/2013
Assòtziu Zirichiltaggia



lunedì 11 novembre 2013

La Maddalena: parte dal territorio la campagna elettorale del Fronte Indipendentista Unidu

di Giovanni Fara

Il Fronte Indipendentista Unidu ha scelto di cominciare la sua campagna elettorale dall’isola de La Maddalena, di fronte all’Hotel Porto Arsenale, luogo simbolo della devastazione ambientale perpetrata da decenni ai danni della Sardegna. Abbiamo deciso di partire da qui per denunciare lo sperpero dei denari dei sardi attuato da una classe politica che ha dato prova di non volersi minimamente curare del benessere e degli interessi del territorio. Abbiamo deciso di cominciare dai problemi che ci riguardano più da vicino: quello dell'occupazione militare, delle mancate bonifiche, della strafottenza di una classe politica moralmente indegna e non adeguata a rappresentare gli interessi dei Sardi. La vicinanza al territorio e il confronto diretto con le persone e i loro problemi sarà ciò che caratterizzerà tutta campagna elettorale del Fronte Indipendentista.
Quella di ieri è stata l’occasione per esprimere tutta la nostra indignazione per i termini dell’accordo siglati tra lo Stato Italiano, la Regione e il Comune de La Maddalena del 29 ottobre. Consideriamo sconcertante che il governatore Cappellacci dopo 4 anni di totale disinteresse sul problema delle mancate bonifiche gridi vittoria per aver siglato un accordo che prevede che la Regione debba spenda ben 5.400mila euro. È sconcertante vedere come il governatore Cappellacci usi toni trionfalistici e provi a farsi la campagna elettorale sulle spalle dei sardi. Abbiamo voluto denunciare il silenzio complice della Regione in una vicenda di appalti truccati a danno dell’arcipelago maddalenino. Abbiamo voluto denunciare una volta ancora il rifiuto della Regione di costituirsi parte civile per le mancate bonifiche del G8. Abbiamo voluto denunciare il silenzio del governatore Cappellacci per il mancato versamento nelle casse della Regione dei 31milioni di euro che la Mita Resort del Gruppo di Emma Marcegaglia avrebbe dovuto versare dopo essersi aggiudicata l’appalto per la riqualificazione turistica dell’hotel porto arsenale. Riteniamo sconcertante la totale mancanza di senso di responsabilità della classe politica sarda che, dopo aver procurato un danno di immagine e un danno economico non solo all’isola de La Maddalena ma a tutta la Sardegna, ora gioca a scarica barile mettendo nelle mani dell’amministrazione comunale l’attuazione delle bonifiche incompiute che dovrebbero essere realizzate in 30 mesi. Sappiamo che non saranno sufficienti gli undicimilioni di euro che lo stato dovrà spendere a metà con la Regione Sardegna per portare a termine la bonifica su un area che si estende per oltre 20mila metri quadri marini e riteniamo a maggior ragione che, l’accordo siglato, si rivelerà essere l’ennesima beffa ai danni del popolo sardo.
Il Fronte sarà in ogni caso vigile e presente, anche dopo le elezioni e per tutto il tempo che sarà necessario affinché le bonifiche vengano realmente portate a termine. Chiameremo sempre in causa chi ha attuato e di chi ha reso possibile il disastro ecologico dell’arcipelago maddalenino. Vigileremo affinché non si giochi più con il futuro di questo territorio e del suo sviluppo. Non ci siamo dimenticati delle cinquemila tonnellate di rifiuti speciali tra cui amianto, idrocarburi, metalli pesanti e perfino materiale radioattivo che sono stati sparsi in mezza Sardegna, dalla discarica de "s'ispiritu santu" di Olbia alle migliaia di metri di profondità della miniera di Canaglia nella Nurra. Non ci siamo dimenticati delle responsabilità della cricca del G8, di quelle della protezione civile e di Bertolaso. Non ci siamo dimenticati delle responsabilità della capitaneria di porto di Porto Torres, del sindaco di Porto Torres e di quello di Sassari nei cui territori e sulle cui strade sono transitati, nel silenzio di tutti, questo genere di materiali pericolosi e incompatibili con la vita dell’uomo e dell’ambiente.
Per risolvere questa politica fallimentare il Fronte ha individuato delle soluzioni che saranno presenti nel suo programma, tra cui:
1) una legge che preveda in caso di bonifica di un territorio, il diritto di prelazione per le imprese specializzate nelle bonifiche con sede legale in Sardegna da almeno tre anni;
2) il varo di una legge che renda obbligatorio che la RAS si costituisca parte civile in caso di disastro ambientale;
3) Obbligo per le ditte che vogliono installare nuovi impianti industriali impattanti, di versare alla Regione una cauzione pari la costo dello smantellamento degli impianti stessi e della bonifica del territorio.
Il Fronte si batterà affinché questo territorio ricco di bellezze e di risorse naturali possa essere riqualificato e valorizzato, perché siamo stanchi di sentirci dire che la Sardegna è una terra povera e che quindi non esiste altro modello di sviluppo se non quello dato dall’occupazione militare, dalla svendita del territorio e da modelli economici che nulla hanno a che fare con la naturale vocazione del nostro habitat. La povertà è solo nella testa di chi fin’ora ci ha governato, di chi non è stato capace di mettere in piedi un solo valido  progetto di sviluppo, di prosperità economica e di tutela ambientale.
Abbiamo aperto la nostra campagna elettorale a la Maddalena per disegnare un futuro diverso per uno degli angoli più belli e suggestivi della nostra Isola e per l’intera Sardegna. Riparte da qui, riparte dal Fonte Indipendentista Unidu, la lotta per l’emancipazione e l’indipendenza del nostro Paese.