Visualizzazione post con etichetta Bonifiche. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Bonifiche. Mostra tutti i post

sabato 8 marzo 2014

Sardegna, un letto di veleni: "Destinazione Italia"

La morale all’inverso cui siamo abituati da decenni quando constatiamo quali decisioni vengono prese dallo Stato Italiano a danno della Sardegna e della salute del nostro popolo ci indigna fortemente non solo per l’apparente illogicità che anima certe scelte ma anche per le conseguenze che queste produrranno nel tempo.

Ci sono infatti specifiche norme, come quella contenuta al punto quattro nel decreto “Destinazione Italia”, che non lasciano dubbi riguardo l’intento. Il decreto prevede che “Se i fatti che hanno causato l’inquinamento sono antecedenti al 30 aprile 2007”, viene meno l’obbligo del risanamento ambientale. Nettamente in contrasto al diritto comunitario che afferma invece il principio secondo il quale “chi inquina paga”.

Una norma che prevede di fatto una sanatoria per le grandi aziende multinazionali che hanno seminato veleni negli ultimi cinquant’anni. In sintesi, non ci sarà nessun risarcimento per siti altamente inquinati come Sarroch, Porto Torres, Portovesme, Ottana e i poligoni militari. Ma non è tutto. A questi grandi gruppi viene addirittura riconosciuta la possibilità di ricevere dei finanziamenti a patto che s’impegnino a reindustrializzare le aree avvelenate, presentando un progetto di rilancio, gli inquinatori beneficeranno infatti di un credito d’imposta di 70 milioni di euro.

A pagare saranno come al solito i sardi che si troveranno anche a sostenere i nuovi investimenti delle grandi aziende, in virtù di logiche di sfruttamento ambientale indiscriminato e di chiaro stampo coloniale che hanno già abbondantemente compromesso la sorte del nostro territorio e della nostra gente in cambio dell’illusione di un posto di lavoro. Il futuro che abbiamo davanti ha il sapore di nuovi veleni, come quelli che verranno sparsi dalla mega centrale a biomasse che l’Eni vuole realizzare a Porto Torres con la complicità della classe politica locale, prona ad accettare passivamente qualsiasi decisione venga imposta alla nostra terra.

In particolare la vicenda di Porto Torres, che ha visto il proscioglimento dei dirigenti dell’Eni accusati di disastro ambientale, rivela come una azione combinata della magistratura e della politica italiana permetta a chi inquina e avvelena il territorio di non andare incontro ad alcuna conseguenza consistente, né sul piano economico né su quello penale.

Le indagini erano partite nel 2003, quando una forte mobilitazione di indipendentisti aveva portato alla luce lo stato di inquinamento della collina di Minciaredda. Le indagini avviate avevano accertato che la responsabilità di tale avvelenamento era da attribuire all’Eni, la quale aveva inoltre scaricato nella rete fognaria dell’impianto diverse sostanze tossiche come cadmio, mercurio, policlorobifenile, benzene, rame, zinco e cianuri la cui presenza è stata poi riscontata nelle acque del golfo di Porto Torres.

Nonostante la certezza dei responsabili, le lungaggini della giustizia italiana e i repentini cambi di stato d’accusa (da disastro doloso a colposo) hanno evitato che il processo potesse arrivare in tribunale. Non c’è quindi, per lo Stato italiano e le sue leggi, nessun responsabile, grazie all’intervenuta prescrizione. E intanto il golfo di Porto Torres resta un letto di veleni.

Sarà dunque compito degli indipendentisti tenere alto il livello di attenzione sulle tematiche ambientali e impedire che nuovi piani di depauperamento delle nostre risorse procurino l’ennesimo scempio del territorio. Prospettando una totale inversione di rotta rispetto agli attuali progetti di sottosviluppo imposti dallo Stato italiano al nostro Paese e dando inizio ad una nuova stagione di lotte sociali per il risanamento ambientale, il risarcimento dei danni subiti dalle popolazioni locali e la riconversione industriale verso modelli economici ecosostenibili. Rivolgiamo pertanto un appello a tutte le forze indipendentiste affinché esercitino una forte pressione sul nuovo governo della Sardegna, e la tutela del territorio venga posta al centro del dibattito politico.

Assòtziu Zirichiltaggia
Tàtari 07/03/2014

Foto di: Daniela Piras



lunedì 11 novembre 2013

La Maddalena: parte dal territorio la campagna elettorale del Fronte Indipendentista Unidu

di Giovanni Fara

Il Fronte Indipendentista Unidu ha scelto di cominciare la sua campagna elettorale dall’isola de La Maddalena, di fronte all’Hotel Porto Arsenale, luogo simbolo della devastazione ambientale perpetrata da decenni ai danni della Sardegna. Abbiamo deciso di partire da qui per denunciare lo sperpero dei denari dei sardi attuato da una classe politica che ha dato prova di non volersi minimamente curare del benessere e degli interessi del territorio. Abbiamo deciso di cominciare dai problemi che ci riguardano più da vicino: quello dell'occupazione militare, delle mancate bonifiche, della strafottenza di una classe politica moralmente indegna e non adeguata a rappresentare gli interessi dei Sardi. La vicinanza al territorio e il confronto diretto con le persone e i loro problemi sarà ciò che caratterizzerà tutta campagna elettorale del Fronte Indipendentista.
Quella di ieri è stata l’occasione per esprimere tutta la nostra indignazione per i termini dell’accordo siglati tra lo Stato Italiano, la Regione e il Comune de La Maddalena del 29 ottobre. Consideriamo sconcertante che il governatore Cappellacci dopo 4 anni di totale disinteresse sul problema delle mancate bonifiche gridi vittoria per aver siglato un accordo che prevede che la Regione debba spenda ben 5.400mila euro. È sconcertante vedere come il governatore Cappellacci usi toni trionfalistici e provi a farsi la campagna elettorale sulle spalle dei sardi. Abbiamo voluto denunciare il silenzio complice della Regione in una vicenda di appalti truccati a danno dell’arcipelago maddalenino. Abbiamo voluto denunciare una volta ancora il rifiuto della Regione di costituirsi parte civile per le mancate bonifiche del G8. Abbiamo voluto denunciare il silenzio del governatore Cappellacci per il mancato versamento nelle casse della Regione dei 31milioni di euro che la Mita Resort del Gruppo di Emma Marcegaglia avrebbe dovuto versare dopo essersi aggiudicata l’appalto per la riqualificazione turistica dell’hotel porto arsenale. Riteniamo sconcertante la totale mancanza di senso di responsabilità della classe politica sarda che, dopo aver procurato un danno di immagine e un danno economico non solo all’isola de La Maddalena ma a tutta la Sardegna, ora gioca a scarica barile mettendo nelle mani dell’amministrazione comunale l’attuazione delle bonifiche incompiute che dovrebbero essere realizzate in 30 mesi. Sappiamo che non saranno sufficienti gli undicimilioni di euro che lo stato dovrà spendere a metà con la Regione Sardegna per portare a termine la bonifica su un area che si estende per oltre 20mila metri quadri marini e riteniamo a maggior ragione che, l’accordo siglato, si rivelerà essere l’ennesima beffa ai danni del popolo sardo.
Il Fronte sarà in ogni caso vigile e presente, anche dopo le elezioni e per tutto il tempo che sarà necessario affinché le bonifiche vengano realmente portate a termine. Chiameremo sempre in causa chi ha attuato e di chi ha reso possibile il disastro ecologico dell’arcipelago maddalenino. Vigileremo affinché non si giochi più con il futuro di questo territorio e del suo sviluppo. Non ci siamo dimenticati delle cinquemila tonnellate di rifiuti speciali tra cui amianto, idrocarburi, metalli pesanti e perfino materiale radioattivo che sono stati sparsi in mezza Sardegna, dalla discarica de "s'ispiritu santu" di Olbia alle migliaia di metri di profondità della miniera di Canaglia nella Nurra. Non ci siamo dimenticati delle responsabilità della cricca del G8, di quelle della protezione civile e di Bertolaso. Non ci siamo dimenticati delle responsabilità della capitaneria di porto di Porto Torres, del sindaco di Porto Torres e di quello di Sassari nei cui territori e sulle cui strade sono transitati, nel silenzio di tutti, questo genere di materiali pericolosi e incompatibili con la vita dell’uomo e dell’ambiente.
Per risolvere questa politica fallimentare il Fronte ha individuato delle soluzioni che saranno presenti nel suo programma, tra cui:
1) una legge che preveda in caso di bonifica di un territorio, il diritto di prelazione per le imprese specializzate nelle bonifiche con sede legale in Sardegna da almeno tre anni;
2) il varo di una legge che renda obbligatorio che la RAS si costituisca parte civile in caso di disastro ambientale;
3) Obbligo per le ditte che vogliono installare nuovi impianti industriali impattanti, di versare alla Regione una cauzione pari la costo dello smantellamento degli impianti stessi e della bonifica del territorio.
Il Fronte si batterà affinché questo territorio ricco di bellezze e di risorse naturali possa essere riqualificato e valorizzato, perché siamo stanchi di sentirci dire che la Sardegna è una terra povera e che quindi non esiste altro modello di sviluppo se non quello dato dall’occupazione militare, dalla svendita del territorio e da modelli economici che nulla hanno a che fare con la naturale vocazione del nostro habitat. La povertà è solo nella testa di chi fin’ora ci ha governato, di chi non è stato capace di mettere in piedi un solo valido  progetto di sviluppo, di prosperità economica e di tutela ambientale.
Abbiamo aperto la nostra campagna elettorale a la Maddalena per disegnare un futuro diverso per uno degli angoli più belli e suggestivi della nostra Isola e per l’intera Sardegna. Riparte da qui, riparte dal Fonte Indipendentista Unidu, la lotta per l’emancipazione e l’indipendenza del nostro Paese.