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mercoledì 5 aprile 2017

Lettera aperta ai miei concittadini sull’imminente appuntamento elettorale



di Daniela Piras

Mancano un paio di mesi all’appuntamento elettorale che vedrà i cittadini di Tissi chiamati ad esprimersi per rinnovare il consiglio comunale. A così breve distanza non si assiste, però, ad un dibattito costruttivo sui progetti da realizzare nei prossimi cinque anni.
Mettendo da parte elenchi sterili su ciò che è stato fatto e su ciò che non è stato fatto dalle ultime giunte che si sono susseguite alla guida del paese, quello di cui si avverte l’assenza è una discussione sui temi, sulle idee e sulle proposte attraverso i quali ci si dovrebbe rivolgere ai cittadini.

Il volto di Tissi, negli ultimi tempi, si è molto modificato, da paese di poco più di 1300 abitanti è diventato un centro che ha visto incrementare il numero dei residenti di oltre mille persone. Un fatto in controtendenza con quello che, purtroppo, vediamo accadere nei piccoli centri che hanno una maggiore distanza da Sassari, i quali assistono a un progressivo spopolamento.

Questo incremento di abitanti del paese, però, è quasi impercettibile. Interi complessi residenziali sono abitati da persone che, trasferitesi principalmente dalla città di Sassari, invogliati dai prezzi delle abitazioni più accessibili, non frequentano minimamente il paese, limitandosi a dormirci, fenomeno che sta progressivamente trasformando Tissi in una periferia della città di Sassari. Il paese, parallelamente, appare svuotato e smorto: le vie del centro sempre meno vissute, il senso di comunità che va sparendo.

Considerando quindi il cambiamento avvenuto alla composizione della nostra comunità, bisognerebbe far fronte a due questioni fondamentali: la prima è rilevare che le esigenze del paese sono diverse da quelle del passato, la seconda è domandarsi se gli amministratori degli ultimi anni siano riusciti a conciliare i bisogni di tutti i cittadini (vecchi e nuovi) e di gestire al meglio questa nuova situazione.

Partendo dal presupposto che la crescita demografica è comunque una risorsa economica e che la vicinanza a Sassari è, di per sé, un punto di forza, ciò che bisogna scongiurare è che Tissi diventi un quartiere dormitorio di Sassari. Io sono convinta che questo non sia già avvenuto e che, se si agisce in maniera drastica su alcune criticità, il peggio possa ancora scongiurarsi.

I miei ricordi di Tissi, risalenti alla metà degli anni ’80, mi rimandano l’immagine di un paese pieno di vita. Le domeniche mattina la gente passeggiava al centro, andava a fare colazione nei bar che, in occasione della giornata di festa, si rifornivano di cornetti e pasticcini. Dopo la messa di metà mattina, giovani e meno giovani si sedevano nello storico “muraglione” a ridosso del belvedere a chiacchierare. Le sere d’estate le persone riempivano le vie del centro sino ad arrivare all’allora poco illuminata fine di via Brigata Sassari, quella che portava all’uscita del paese e alla zona che veniva chiamata “delle ville”, ovvero le prime singole costruzioni al di fuori del centro.

Un altro ricordo appartiene al lunedì mattina e riguarda il bellissimo mercatino che vedeva la presenza di bancarelle di ogni sorta, il quale si estendeva dalla piazza Municipale fino alla parte alta della stessa via. Può darsi si vendessero anche patacche, ma quello che lo rendeva “bellissimo” era la presenza della gente, le chiacchiere, gli incontri, in poche parole la socialità che ci stava dietro. Un altro bel ricordo è quello che riguarda l’aria che respiravo quando, per qualche motivo, la mattina non mi trovavo a scuola: via Roma era un viavai di persone, le attività apparivano fiorenti, il negozio principale, quello di “Zia Angelica” era un punto cruciale, si respirava un’aria di casa, oggi definirei quella sensazione un “collante sociale”. Sicuramente la vita non era perfetta e facile nemmeno allora, anche se la crisi economica era qualcosa di distante; era chiaro che chi voleva fare qualcosa la faceva, chi voleva restare in paese lo faceva e, a partire alla ricerca di qualcos’altro, erano per lo più ragazzi giovani che volevano fare esperienze fuori dalla Sardegna, e si trattava di una scelta.

Le cose cambiano ovunque e questo è normale però ancora oggi, come ieri, sappiamo che la forza di Tissi è sempre stata quella di saper mantenere le peculiarità della piccola comunità, unendole al vantaggio di avere la grande città a fianco, a uno schiocco di chilometri; in questo è stata una vera opera rivoluzionaria la costruzione della “strada nuova” e del ponte che ci ha permesso di accorciare in maniera drastica il tempo di percorrenza della tratta Tissi-Sassari, rendendo la vecchia strada che attraversava la frazione di Caniga, con le sue curve e il suo passaggio a livello, in breve tempo, solo un ricordo.

Vorrei offrire, con queste poche righe, degli spunti di riflessione che trovano sbocco in alcune proposte che mi piacerebbe vedere fra quelle dei candidati al consiglio comunale del paese:

Partirei dalla rivitalizzazione del tessuto commerciale del centro con l’introduzione di incentivi che favoriscano l’apertura di nuove attività

Ritengo essenziale che ci si preoccupi di rispettare i luoghi che appartengono a tutti, e per rispetto intendo la salvaguardia e la valorizzazione dello scopo per il quale sono nati, come ad esempio la sala del museo etnografico inserita nel complesso dell’ex mattatoio. Allo stesso modo sarebbe auspicabile assistere alla riqualificazione di locali che hanno avuto un’importanza strategica nel passato e che oggi meriterebbero di essere riutilizzati in un’ottica di affermazione culturale e di sviluppo socio economico del paese.

Tra i monumenti da valorizzare non può essere escluso il lavatoio storico, risalente al 1905, il quale si presta ad essere un luogo ideale in cui organizzare eventi culturali di alto spessore qualitativo e dibattiti di vario genere. I luoghi storici vivono e continuano ad esistere se vengono messi al centro delle persone, e non relegati negli angoli.

Per quel che concerne la struttura urbanistica, penso sia essenziale per il decoro del paese che le vecchie case, che oggi appaiono completamente abbandonate, nelle vie parallele a via Roma (la via principale) vadano risistemate o messe in vendita con bando pubblico a prezzi competitivi, cercando di trovare le risorse affinché si proceda ad una reale riqualificazione del tessuto urbano.

Considerando l’importanza del territorio sul quale è nato Tissi, credo sia imprescindibile agire in modo tale da riconoscere il valore del suo patrimonio archeologico e storico. L’ipogeo de “Sas Puntas”, uno dei più importanti ipogei di Età Nuragica della Sardegna, è attualmente abbandonato, nascosto da erbacce, al punto tale che, ancora oggi, molti cittadini di Tissi ne ignorano l’esistenza. Il sito andrebbe pulito e reso facilmente accessibile. L’ideale sarebbe seguire gli esempi di quei comuni che, scegliendo di puntare sul loro patrimonio storico, hanno costituito cooperative che si occupano di gestire e curare i siti archeologici, dotandoli di percorsi storici, cartellonistica e guide turistiche. Questo rappresenterebbe un’importante opportunità di lavoro, in una prospettiva di sviluppo economico legata all’archeologia, alla storia e alle identità del paese che, di fatto, è un piccolo museo a cielo aperto grazie anche alla presenza delle due chiese di età medievale, la Chiesa di Santa Anastasia e quella di Santa Vittoria, le quali risalgono al XII secolo. Grazie a questi monumenti, in passato, Tissi è stato scelto dal grande regista Mario Monicelli che, nel 1954, ha deciso di ambientare in paese il suo film “Proibito”, tratto dal romanzo “La Madre” di Grazia Deledda, che vantava nel cast la presenza di attori del calibro di Amedeo Nazzari, Lea Massari, Henry Vilbert, Paolo Ferrara e Mel Ferrer.  Le due chiese dovrebbero essere accessibili e visitabili, e bisognerebbe riuscire a sfruttare anche i punti che si prestano per realizzare riprese fotografiche e pittoriche.

Tornando al presente, se non si può certo negare che negli ultimi anni Tissi si sia distinto dal punto di vista culturale, è pur vero che non si può non notare la mancanza di una adeguata programmazione. Ad esempio, abbiamo una efficiente biblioteca, che andrebbe sicuramente messa nelle condizioni di disporre di maggiori risorse. Credo che in paese manchi una visione di insieme della cultura che partendo dalle sagre, passando per la promozione di eventi culturali, arrivi a rilanciare le iniziative della Proloco (al momento inattiva) in coordinamento con le altre associazioni presenti, come quella della consulta giovanile. Il tutto finalizzato alla realizzazione di idee che aiutino a riscoprire i nostri costumi e a valorizzare le nostre peculiarità.

Il fatto che Tissi non sia un quartiere dormitorio di Sassari è evidente anche da piccole constatazioni, per esempio vedere dei giovani giocare a “sa murra” nelle piazze o parlare in sardo non è così raro. A questi ragazzi si dovrebbero offrire dei punti di riferimento che gli permettano di acquisire maggiore consapevolezza della propria identità. A tal fine ritengo essenziale ripristinare lo sportello linguistico, attivo nel 2008, la cui esperienza è finita troppo presto nel dimenticatoio. Il nostro paese non è estraneo a quello che è il grande dibattito sulla lingua sarda. Di pari passo si dovrebbe cercare di promuovere i nostri artisti, i nostri poeti, i nostri pittori, in un’ottica di rilancio economico del paese, perché la cultura va a braccetto con la ricchezza, non solo intellettuale.

In virtù di quanto esposto, credo che Tissi possa ambire ad affermarsi come uno dei paesi guida del sistema Coros Figulinas, pianificando lo sviluppo del territorio insieme a paesi che distano pochi chilometri fra loro.

In conclusione, in un paese di 2300 abitanti, bisognerebbe cercare di rendere tutti partecipi di una idea di comunità affinché il paese venga vissuto in pieno e sentito come “proprio”. La programmazione dei prossimi cinque anni dovrebbe essere costruita sui reali bisogni della popolazione, ascoltando con attenzione quelli che sono i problemi dei suoi abitanti.

L’auspicio, per me che ho deciso di guardare queste elezioni dall’esterno e di provare comunque a dare un mio contributo attraverso queste poche righe, è quello di non assistere ad una campagna elettorale che abbia come tema la capacità dei candidati di riuscire a racimolare voti o di avere come unica motivazione quella di portare avanti una protesta fine a se stessa, senza aver ben chiaro un progetto alternativo.

La raccolta di questi suggerimenti implica, in automatico, non di fare un copia e incolla tra le pagine di un programma elettorale, ma che si riesca a dar vita ad un confronto in un dibattito da mettere in piedi con i cittadini, cosa imprescindibile anche in campagna elettorale. Tutti dovrebbero avere la possibilità di esprimere, durante un confronto, qual è la loro idea di paese, perché le idee non devono avere paura di essere espresse. Le idee non costituiscono che un punto di partenza, e hanno senso solo se accompagnate dalla capacità di realizzarle.

Tissi, 3 aprile 2017


venerdì 10 giugno 2016

L’arte di raccontare storie e di renderle credibili.

di Daniela Piras

Questo il concetto all’origine del Fàula Festival che, giocando sul gioco di parole: fabula, fàula, fàvola, ha dato origine ad un Festival che si è svolto a Tissi il quattro giugno e della cui organizzazione ho fatto parte.

L’idea era quella di raccontare storie e di mettere alla prova gli studenti della scuola elementare e della scuola media di Tissi, chiedendo di realizzare uno scritto che avesse come tema centrale la bugia. Abbiamo cercato di condensare, in una giornata, un insieme di spettacoli che avessero come matrice comune quella di raccontare storie.

Dei tissesi si dice che siano bugiardi, è un detto che si tramanda da anni e di cui si sono perse le origini.

L’intuizione di partire da questo e di imbastirci un’intera manifestazione attorno parte da Antonio Locci, tissese con la passione per la musica e per l’arte in genere.

Non solo i tissesi hanno un “timbro”: degli abitanti di Usini, per esempio, si dice (più o meno scherzosamente) che siano ubriaconi e degli abitanti di Ossi che siano “giogalzu”, cioè abili cercatori di lumache. Le origini di questi ultimi due detti sono abbastanza chiare: a Usini c’è una forte cultura del vino e in paese sono presenti note aziende vinicole; a Ossi, invece, il ricavato ottenuto dalla vendita delle lumache è stato, per tanto tempo, un aiuto prezioso e una valida integrazione economica.

A Tissi il detto è, se vogliamo, più poetico. È risaputo che il paese vanta una grande tradizione poetica, nomi come Bartolomeo Serra, Andrea Mulas, Pietro Cherchi ma anche scrittrici come Mena Branca, per fare qualche esempio. La tradizione non si è persa nel corso degli anni e anche oggi ci sono diversi compositori in paese: Gigi Sancis, Rosalia Beccu (nota Lia), Egidio Cassanu, Pietro Nieddu, Anselmo Serra e Pietro Manconi.

Nel corso delle interviste che abbiamo fatto in giro per il paese per realizzare un documentario- testimonianza siamo venuti a sapere delle cose molto interessanti. Una di queste mi ha particolarmente colpito: ci hanno raccontato che i tissesi in tempi passati venivano bonariamente canzonati perché, pur non vivendo in mezzo al lusso, si atteggiavano in maniera tale da apparire ricchi, arrivando a noleggiare degli abiti in occasioni speciali e ovviamente omettendo di svelare la loro provenienza. Questa trasformazione della realtà, anche se solo esterna, svela una creatività e una capacità di reazione non comune. Ed è questa la base delle leggendarie bugie del paese, la voglia di abbellire, di esaltare, di amplificare un semplice fatto e di renderlo poetico, interessante, degno di nota.

Il concorso di scrittura creativa che ha visto come protagonisti gli studenti delle scuole, denominato “Malafaula” ha portato alla luce dei testi davvero belli, originali e ironici. Non ci aspettavamo tanto, credo. I racconti erano scritti davvero bene, ben articolati e con una grande attinenza al tema proposto. Le letture dei testi sono state abbinate, in diversi casi, a una piccola rappresentazione teatrale in cui i bambini hanno interpretato i personaggi delle loro storie. 

La qualità delle storie partecipanti al concorso era alta. Alcune storie avevano titoli in lingua sarda, così come diversi dialoghi. Un chiaro segnale di quanto l’importanza della nostra lingua e la riscoperta della nostra identità culturale passi soprattutto nel suo effettivo utilizzo. Sentire bambini di dieci, dodici anni che parlavano così bene il sardo mi ha reso molto ottimista per quel che riguarda la conservazione e la vitalità della nostra lingua.

La giornata è continuata dopo la premiazione dei racconti vincenti (sono contenta di non essere stata parte della giuria perché il loro compito è stato davvero difficile!) con la proiezione del documentario e poi con la presentazione del libro “Uno sputo di cielo”, una raccolta curata da Carlo Deffenu che vede la presenza di ventisette racconti e conseguenti illustrazioni fotografiche/artistiche. Un progetto molto interessante che vede il ricavato delle vendite del libro finire in beneficienza, per aiutare i bambini di un orfanotrofio di Betlemme.

La compagnia teatrale Lampos e tronos ha poi messo in scena una serie di simpatici mini sketch con lo spettacolo “Raccontar Fole”, storie simil vere alcune tratte da testimonianze reali degli anziani del paese su episodi realmente successi. Anche i bambini hanno avuto il loro spazio all’interno del teatro portando in scena un “Processo a Pinocchio” molto singolare e simpatico.

Era presente anche un angolo dedicato ai bambini curato dalla compagnia Theatre en vol.

Uno spazio particolare è stato dedicato alla bellissima poesia in lingua sarda composta da uno dei nostri compaesani, Stefano Chessa, poeta da sempre e grande conoscitore della lingua sarda. Stefano ha ironizzato sul detto riservato ai tissesi con la sua “Sas fàulas in Tissi”:

In Tissi b’ant pessones mannas meda
chi, a sa crisi, agiuant a resistire:
dae su chi bendet pische, si as moneda
un’ira ‘e cosas as a poder pedire!
T’acollit cun sa farda arva ‘e seda.
Serenu as a andare a drommire
ca isetat a dae segus de sos bancos…
S’ambidda bendet, oe, a 10 francos!

No est beru, fintz’issara fia incue,
pro a mie custa cosa est inventada:
fia in pischeteria, suta sas nue(s)
ma apo ‘idu chi oe fit tancada!
Mi tocat de chircare in aterue…
ca paret fàula bene assentada.
Devo leare ‘inari dae giancheta.
Como ando a comporare paga peta!

Intende custu e tènelu in memòria:
b’est frade meu ch’at mira abberu ‘ona:
est in atividade venatòria…
si no isparas nessi, tue, perdona!
Issu si ch’at a andare cun sa glòria,
si bides su ch’at giutu…t’assucona(s).
Isculta, tando! Ti paret bastante?
Catzende…at leadu un’elefante!
Gianteris a un’amiga mia ispetziale
l’est capitada una cosa istrana
e fintzas tropu, in su su tempus atuale.
Pro cosas gai de rier no apo gana!
A l’ider no est pro nudda naturale
e non mi paret mancu meda sana:
s’iscur’a issa, arratza ‘e alligria…
est nàschida cun una titta ebbia.
Bi creo, caru cumpareddu meu!
Ti naro custa cosa: l’apo iscrita:
incue ses faeddende, totu’intreu…
non t’ischis mancu ponner sa berritta.
Su ch’est sutzessu a mie est prus feu:
apo àpidu una fiza cun tres titta(s)!
A l’ischis ite ti naro, oh cumpare?
In custu puru est mezus abundare!
In Tissi non b’at solu veridade,
sa fantasia dat ditza a sas vidas.
S’inventas cun coràgiu e abilidade
no as a agatare mai difidas
e b’as a balanzare in libertade
si suta custu chelu ti nd’ischidas.
Betamus a su mundu custa ‘oghe:
sas fàulas ant leadu domo inoghe.
Il Festival aveva come idea quella di raccontare storie non solo con la scrittura. A conclusione della serata, perciò, c’è stato spazio per la “Favola” di Elisa Lamberti, “un’acrobata con la passione dei bambini”, come lei stessa si definisce, che racconta favole con il proprio corpo, in una performance composta da acrobazie su sfondo di cartoni animati, immagini in retroproiezione che seguono l’artista e si sovrappongono. Sicuramente uno spettacolo originale, così come quello proposto dal suo partner Fabrizio Fanizzi che ha effettuato delle evoluzioni funambolesche con la ruota di Rohn.

L’evento è stato organizzato da un gruppo di Tissi formato da Antonio Locci, Claudia Solinas, Alfonso Nuvoli, Francesca Capitta, Stefania Budroni, Sara Scarpa e da me.

Quest’anno la manifestazione può dirsi sicuramente riuscita. L’impegno che noi tutti abbiamo messo, ognuno compatibilmente con i propri impegni, ha fatto sì che l’evento sia stato all’altezza delle nostre aspettative; la soddisfazione nel ricevere i complimenti dei partecipanti e nel vedere la gente che si divertiva e che ha passato tutta l’intera giornata con noi, è stata la risposta migliore che potessimo ottenere.

Ringrazio chi mi ha coinvolto nell’organizzazione e mi auguro che gli anni a venire vedano una costante crescita del Festival.
I miei ringraziamenti vanno anche a chi ha creduto e sostenuto il progetto sin da subito; l’assessorato alla Cultura del Comune Di Tissi, l’associazione Teatrale Amatoriale Lampos e Tronos, le maestre della Scuola Primaria e della Scuola Secondaria di Primo grado, i responsabili del Sistema Bibliotecario Coros Figulinas, l’associazione Pop: Progetto Ottobre in Poesia.
In sintesi, il Fàula Festival si può descrivere come un incontro tra cultura, scrittura e arte: arte dell'affabulare, capacità di raccontare storie vere o totalmente inverosimili e di creare spunti di riflessione per condividere le realtà che ci circondano.
L’appuntamento è per l’anno prossimo!






sabato 25 aprile 2015

CELLA N°21 - Il lungo cammino verso la dignità (Tissi, 23 Aprile 2015)

Recentemente sono stato invitato a partecipare ad una delle presentazioni del libro di Bainzu Piliu, “Cella n°21 - Il lungo cammino verso la dignità”, opera in parte autobiografica e in parte documentale attraverso la quale ci racconta le sue principali esperienze personali e politiche. Nello specifico, sono stato invitato a conversare con Bainzu Piliu a Tissi il 23 aprile 2015, una data importante almeno sotto due aspetti: il primo è che il comune inaugurava la riapertura della Biblioteca Comunale dopo la sua ristrutturazione, quindi un evento importante per il paese che si è così riappropriato di uno spazio fondamentale, restituito ai suoi cittadini dopo circa un anno e mezzo; il secondo aspetto è che questa iniziativa è coincisa con la giornata mondiale del libro, un momento importante di festa e di condivisione al quale sono stato davvero contento di prendere parte. 

Il mio ringraziamento non può quindi che andare a Claudia Solinas, vice sindaco di Tissi, per avermi chiesto di partecipare all’iniziativa, così pure come a tutto lo staff della biblioteca e naturalmente a tutto il Consiglio Comunale che ha reso possibile l’evento. 

Non è la prima volta che partecipo ad una delle innumerevoli iniziative organizzate dal Comune di Tissi che, indubbiamente, si rivela essere uno dei centri del sassarese più vivaci sotto il profilo culturale e politico. La mia presenza a questo evento si carica però di un significato profondo in quanto, per me, è stato un onore poter dialogare con Bainzu Piliu, un uomo che si è speso una vita intera per la difesa degli interessi del nostro popolo e che continua a farlo ancora oggi diffondendo le sue idee e raccontando gli aspetti più significativi della propria storia politica e personale; storia che lo ha visto coinvolto nel processo per cospirazione contro lo Stato italiano e che lo ha portato alla condanna e ad una detenzione di oltre 4 anni. 

“Cella n°21, Il lungo cammino verso la dignità” è un libro che ha lo scopo di raccontare qualcosa che va ben oltre la vicenda personale e politica di Piliu, giacché questa si intreccia con un momento storico delicato per la Sardegna degli anni 70 e degli anni 80, animata da lotte politiche importanti e vive nel tessuto sociale dei sardi. 

Lotte come quella contro la militarizzazione, l’impegno per un reale riscatto e sviluppo economico dell’Isola, ieri come oggi sotto il giogo di politiche coloniali che calpestano gli interessi dei sardi a vantaggio di quelli dello stato italiano. La necessità di uno sviluppo culturale e l’isolazionismo creato dalla carenza di trasporti e collegamenti con l’esterno sono solo alcuni degli aspetti che animavano la vita politica di quegli anni e che, osservati oggi, appaiono incredibilmente attuali. Un libro che nella sostanza non può che arricchire chiunque desideri approfondire il proprio bagaglio di conoscenze per comprendere meglio e più a fondo le ragioni storiche dell’indipendentismo sardo.
Un libro che non può che suscitare interesse, dibattito e far sorgere interrogativi, fondamentale non solo per chi oggi si dichiara indipendentista, considerato che ciò di cui parla ci riguarda tutti e che la vicenda politica e giudiziaria di Bainzu Piliu è una parte della storia di un intero popolo, di una nazione per l’appunto “in cammino verso la dignità”. Un libro che, per la mole di informazioni e articoli di quotidiani dell’epoca, potrebbe e dovrebbe essere diffuso nelle scuole, nelle biblioteche, nell’ambito di iniziative culturali e messo così a disposizione di tutti ed in particolare dei giovani affinché si possa conquistare una maggiore consapevolezza della nostra storia collettiva e di quanto sia difficile affermare il valore delle proprie idee dinanzi alla sopraffazione e agli interessi politici dominanti. 

Gli interrogativi che possono nascere attorno alla figura dell’autore trovano risposte che rendono il libro di grandissima attualità ed interesse. 

Tàtari 25 de abrile 2015 
Giovanni Fara