Speculazione edilizia,
semplici piromani, disattenzioni di troppo? È chiaro che individuarne le cause
non è affatto semplice, ma la questione degli incendi è un problema che
attanaglia da sempre la Sardegna e gli sforzi sin’ora fatti si sono mostrati
fallimentari. Eludere il problema senza mai risolverlo alla radice ha
comportato uno sperpero di risorse ed una perdita sempre maggiore del manto
forestale, compromettendo una potenziale ricchezza come il turismo ambientale. È
uno scenario desolante per noi Sardi e per chiunque venga da fuori osservare
ettari di terreno coperti da un manto corvino. L’intero paesaggio della
Sardegna mette a nudo la bellezza e la selvaggia natura dell’isola: un’enorme
ricchezza costruita nei secoli che non può essere preda delle fiamme. Questo
però non sembra sfiorare minimamente gli interessi di Roma, perché mentre la
Sardegna brucia, lo Stato italiano come un assuefatto giocatore di Risiko,
dilapida le risorse nell’acquisto di F-35 e, piuttosto che affidare alla
Regione Sardegna un numero sufficiente di Canadair per fronteggiare l’emergenza,
non solo li dimezza ma preferisce destinare le risorse altrove e l’assurdità di
questo circolo vizioso non può essere giustificata dalle mentite spoglie di una
missione di pace.
Oggi la
Sardegna non è in grado di fronteggiare calamità di questa portata. Per tanto,
se lo Stato che gioca ancora
all’imperialismo non è capace di garantire la copertura necessaria, è opportuno
che la Sardegna prenda il pieno controllo dei propri servizi, per questo è
importante sviluppare un Programma Sardo di Prevenzione e Tutela Ambientale, ma
non solo. È molto importante, ad esempio, incentivare lo sviluppo di una
coscienza ambientale dei sardi e dei visitatori dell’isola specialmente nei
mesi estivi nei quali l’emergenza incendi si fa sentire maggiormente.
Una adeguata
coscienza ambientale dovrebbe essere favorita già durante l’infanzia. Per tanto
la scuola sarda è chiamata a ricoprire un ruolo cruciale nell’educazione dei
giovani. È indispensabile che maturino nel corso della loro formazione una
coscienza di tutela del patrimonio ambientale anche perché al di fuori della sfera
famigliare si sentano partecipi della gestione di un bene imprescindibile. Oggi
giorno è necessario plasmare le responsabilità individuali di ogni cittadino
attraverso un percorso formativo in modo tale che l’etica del comportamento e
le azioni quotidiane siano integrate tra loro. Solo così è possibile una
rivoluzione Copernicana capace di scardinare quella concezione antropocentrica
che da sempre ha accompagnato l’essere umano, per fare spazio ad una più ampia
prospettiva globale e collettiva.
Nell’evitare
in futuro calamità del genere occorre sviluppare un programma che garantisca la
pulizia da stoppie e da residui vegetali dai cigli delle strade, i principali
punti nevralgici di un potenziale incendio e per una migliore rete di soccorso può
divenire utile incentivare l’esodo verso le campagne, magari attraverso la
realizzazione di una rete di Cooperative Agricole Ecosostenibili che sappiano
sfruttare il normale ciclo della natura attraverso l’impiego di nuove tecniche
agronomiche e pastorali. In questo modo sarà possibile evitare il degrado e il
depauperamento delle campagne. E’ importante evitare che la campagna venga
lasciata a se stessa anche perché, promuovendo e incentivando attività come il
rimboschimento, non solo è possibile depotenziare il dissesto idrogeologico, ma
si può creare la base di tante attività economiche, sociali e culturali.
La
salvaguardia e la valorizzazione degli spazi verdi dell’entroterra in modo
particolare, possono rappresentare una grossa fetta dell’economia isolana. Il
cercare di ridurre al minimo i focolai può portare grossi benefici anche in
termini di biodiversità. È risaputo ormai che l’incendio è una delle tante
cause della frammentazione degli habitat, un fenomeno soprattutto antropico che
negli ultimi anni è cresciuto notevolmente; questo compromette l’esistenza di
molte specie, e in modo particolare la parcellizzazione dell’habitat in tante
patches incrementa la vulnerabilità di tutte quelle piccole forme endemiche che
caratterizzano la biodiversità insulare.
Nùgoro 30/06/13
Edoardo Cossu
Assòtziu Zirichiltaggia